EDITORIALE

RANUCCI COME CARUANA GALIZIA

(19 Ottobre 2025)

L’attentato dinamitardo che per poco non costava la vita a Sigfrido Ranucci è avvenuto ad otto anni di distanza dall’esplosione che avvenne a Malta e che provocò la morte di Daphne Caruana Galizia.

La giornalista maltese pagò per le sue inchieste sui legami tra politica ed affari nella piccola repubblica mediterranea.

I maltesi leggevan voracemente i post che pubblicava su Running Contemporary: l’ultimo fu scritto alle 14,53 del 16 Ottobre 2017.

Poco dopo, la sua auto saltò per aria con lei dentro.

La giustizia maltese, con molta lentezza, ha condannato gli esecutori materiali del crimine: ha anche inseguito e catturato i mandanti che però son tornati liberi.

Son caduti in disgrazia, invece, i politici contro cui si scagliava Daphne: l’ambizioso Joseph Muscat, primo ministro laburista (2013 – 2020), il suo capo di gabinetto, Keith Schembri, l’ex Ministro per l’energia, Konrad Mizzi, e il già titolare dell’Economia, Chris Cardona.

Non so se l’immagine di Malta ai giorni nostri sia migliorata: so che a fine 2019 le vie di Valletta furon percorse da gente che protestava per il malaffare invocando l’uscita di scena dei politici più compromessi.

E noi come siamo messi? Piuttosto male, si direbbe: certo il lavoro del giornalista d’inchiesta è un mestiere pericoloso che l’espone alle ritorsioni di chi sente toccati i propri interessi dalle indagini volte proprio a scoprire cosa c’è dietro o sotto a certe decisioni. Non di rado i politici, ma anche il mondo degli affari prova fastidio di fronte a chi fa domande e non s’accontenta dei comunicati ufficiali.

Ranucci è uno che lavora ad un programma TV scomodo che da molti anni conduce indagini che suscitano spesso reazioni scomposte: ha subìto molte querele ed è sotto scorta dal 2014.

Come lui anche altri: cito a titolo d’esempio Roberto Saviano e Paolo Berizzi.

Proprio di recente, Saviano ha ottenuto la condanna di Francesco Bidognetti, bos del clan dei casalesi, che l’aveva minacciato di morte quando uscì Gomorra, il suo libro più famoso.

E’ proprio vero, il giornalismo d’inchiesta è un mestiere pericoloso, soprattutto in un Paese dove ancora le mafie han un grande potere,dispongon di molto denaro e ovviamente non vogliono che siano svelati gl’intrecci che esistono con la politica e l’economia.

Ranucci ha rischiato di far la stessa fine di Daphne Caruana Galizia lo stesso giorno ad otto anni di distanza: sarà stata una coincidenza di data?

PIER LUIGI GIACOMONI