disastro ecologico in KAMCHATKA

KAMCHATKA TERRITORY, RUSSIA

DISASTRO ECOLOGICO IN KAMCATKA
(12 Ottobre 2020)

PETROPABLOVSK-KAMCATSKIJ (RUSSIA). Nella penisola di Kamčatka nell’estremo oriente russo, si è verificata a settembre, ma la notizia è circolata solo la settimana scorsa, un disastro ecologico di dimensioni raccapriccianti.

Sulla spiaggia di Khalatyr, bagnata dall’oceano Pacifico, sono state ritrovate le carcasse di migliaia di pesci, ricci marini, polpi, gamberi e perfino foche, tutti morti.

Motivo di questa morìa? Un inquinamento da sostanze chimiche di dimensioni apocalittiche.

Secondo Greenpeace Russia, il 95% della fauna marittma della zona è andato perduto.

Le prime analisi delle acque segnalano livelli molto elevati di sostanze chimiche inquinanti: per esempio, è stato rinvenuto un quantitativo di fosforo dieci volte supeiore a quanto consentito dalle normative internazionali.

Il governatore della Kamčatka, Vladimir Solodov, però minimizza, sostenendo che ciclicamente le alghe marine soffocano la fauna provocando delle morìe di pesci e crostacei, gli fa eco il ministro federale per l’ambiente Dmitry Kobylkin dichiarando che in sostanza non è accaduto nulla di grave.

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GRAZIE AI SURFISTI!

Altri tuttavia non sono d’accordo: innanzitutto gli attivisti di Greenpeace Russia e i surfisti locali che per primi hanno dato l’allarme.
E’ stato grazie a loro che la vicenda è balzata alla ribalta internazionale, perché, come narra il Corriere della Sera sono stati «i primi ad accorgersi che qualcosa non andava, a fine settembre.» Dopo un po’ che cavalcavano le onde hanno iniziato a sentire bruciore agli occhi, forti mal di testa, dolori alla gola: una volta fuori dall’acqua anche febbre, nausea e vomito. «Veniamo qui da 10 anni – ha raccontato Roman Bezvershenko agli attivisti di Greenpeace Russia – e non era mai successo niente del genere.» Qualcuno ha iniziato a raccontare sulle reti sociali la sua esperienza, documentando anche fotograficamente quanto aveva osservato, altri hanno confermato: «Siamo stati male, abbiamo capito che c’era qualcosa di chimico nell’acqua, che nei giorni successivi si è riempita di schiuma gialla.»

I malesseri hanno colpito anche coloro che si erano recati in spiaggia per passeggiarvi: a quel punto le autorità hanno disposto la chiusura degli arenili, mentre otto persone sono state ricoverate in ospedale.

«Il veleno della Kamčatka – conclude il Corriere – per il momento non ha un padrone, ma la risposta forse si cela nel risiko militare. Il comitato investigativo di Mosca ha analizzato le acque del golfo: c’è una concentrazione di sostanze oleose quattro volte superiore alla norma e di due volte e mezzo di fenoli.»

Ipotesi ufficiali per ora non ce ne sono. Ma gli attivisti per l’ambiente sostengono che possa esserci stata una perdita di carburante per missili in una base militare sul fiume Nalychev, che sfocia proprio lì, forse a causa di un movimento sismico (l’area è piena di vulcani) o di un errore durante un’esercitazione. Da decenni la penisola è un centro nevralgico per l’esercito russo, che qui ospita la sua flotta di sottomarini del Pacifico.

Greenpeace Russia teme che presto il dramma ecologico possa spostarsi altrove e coinvolgere le aquile di mare di Steller: uccelli rari e protetti che si nutrono di quei pesci, ora sterminati dal veleno.

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LA KAMCATKA.

Situata nell’estremo oriente russo, bagnata dall’oceano Pacifico, la penisola, lunga 1.250 KM., è famosa per i suoi vulcani, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, su cui è possibile sciare e per il mare dove molti praticano il surf.

Con una superficie di poco inferiore a quella italiana (270.000 KMQ.) è abitata da appena 322.000 persone: di costoro, prevalentemente d’etnia russa, più della metà, 179.526 risiedono nel capoluogo Petropavlovsk-Kamčatskij.

Per secoli i Russi hanno cercato di colonizzarla, ma si sono dovuti scontrare con la natura aspra dell’ambiente e i bellicosi Coriacchi, una delle minoranze etniche tuttora sussistenti che hanno dato del filo da torcere ad esploratori e militari, interessati ad impadronirrsi per conto degli Zar d’un territorio molto vicino al continente americano.

si deve giungere alla fine del XIX secolo perché la Russia zarista riesca a trasformare la Kamčatka in una sua provincia.

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre (1917) e la Seconda guerra mondiale, l’area fu chiusa agli stranieri: per Mosca quella era una regione nevralgica, data la sua vicinanza col Giappone e gli Stati Uniti d’America. Per questo venne dichiarata zona militare e il suo accesso venne impedito ai russi fino al 1989 e agli stranieri fino al ’90.

Da allora, il territorio è ridiventato mèta di viaggi turistici, attività di surfisti e di sciatori che d’inverno sfruttano le nevi dei vulcani.

Amministrativamente la penisola è inclusa in una provincia che la comprende insieme alle isole
del Commodoro e di Karaginskij.

L’economia si fonda quasi esclusivamente sulla pesca, qualche industria ed il turismo: ora si teme che questa catastrofe possa avere gravi ripercussioni su un’area quasi dimenticata del mondo

PIER LUIGI GIACOMONI