BENIN

FALLITO L’ENNESIMO PUTSCH

(14 Dicembre 2025)

COTONOU. A mano a mano che passan i giorni si chiariscon sempre più i contorni del fallito putsch messo in atto il 7 Dicembre da un pugno d’ufficiali dell’esercito beninese.

La sollevazione, partita nella notte, riesce ad occupar la sede di radio e TV pubblica, ma non il palazzo presidenziale: alle sei i rivoltosi dichiaran d’aver preso il controllo dei punti nevralgici e d’aver destituito il Presidente Patrice Talon.

Col passar delle ore però emerge che non è vero: le forze armate e la Guardia Nazionale si schieran perloppiù dalla parte del governo, mentre i jet nigeriani bombardan la base in cui si son asserragliati i 200 congiurati.

A fine mattinata è chiaro che il golpe è fallito, anche per il sollecito intervento di soldati forniti da Costa d’Avorio, Ghana, Sierra Leone e Nigeria, oltre che dei militari francesi di stanza a Cotonou.

Diversamente da quanto accaduto negli ultimi anni in Sahel, la Comunità economica dell’Africa occidentale (ECOWAS), ha reagito con sollecitudine per impedir ad un altro putsch d’andare a segno.

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LE CAUSE

Quali sono le cause di questa nuova insurrezione militare che colpisce uno dei Paesi più stabili in Africa occidentale?

Secondo John Joseph Chin, che studia i colpi di Stato dal 1950 ad oggi, le cause son almeno tre:

1. Il crescente autoritarismo imposto dal 2016 dal Presidente;
2. l’aumento della violenza jihadista nelle regioni settentrionali;
3. L’insoddisfazione dei militari che si rivolge verso le autorità civili e le proteste crescenti delle generazioni giovani contro le élites dirigenti.

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TALON, IL DESPOTA

Tra i motivi evocati dai golpisti per giustificare il loro colpo di forza vi è il “dispotismo sempre più accentuato di Talon“: il “re del cotone” opera contro tutti coloro che gli si oppongono col pugno di ferro.

nel 2021 si fa rielegger quasi senza avversari e crea un sistema a partito unico.

A Novembre, l’Assemblea Nazionale monopolizzata dai suoi supporter, modifica pesantemente la Costituzione allungando il mandato presidenziale da 5 a 7 anni ed istituendo un Senato di 30 membri nominati dal Capo di Stato.

Di più: al fine di spianare la strada per le prossime presidenziali al fedelissimo Ministro per le Finanze Romuald Wadagni, impone alla commissione elettorale la squalifica dei camdidati di Les Démocrats , l’unica forza politica in grado di batterlo.

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VIOLENZA JIHADISTA

Ormai, le incursioni dei jihadisti non riguardan più solo il Sahel, ma anche le regioni settentrionali dei paesi bagnati dal Golfo di Guinea, facendo crescere il senso d’insicurezza delle popolazioni che vivon in quelle aree, mettendo a nudo l’impotenza delle forze armate non in grado di proteggerle.

Son questi i motivi che han prodotto i colpi di Stato in Mali, Niger e Burkina Faso.

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EFFETTO DOMINO

Tra le forze armate dei diversi Stati africani c’è anche insoddisfazione per la gestione degli affari correnti da parte delle élites civili: così si spiega l’effetto domino determinatosi nei diversi contesti per cui ad un golpe ne segue un altro.

Da settembre in qua, i militari han preso il potere in Guinea-Bissau, bloccando lo spoglio delle presidenziali, per ricondurre il Paese all’ordine.

prima, in Ottobre, in Madagascar per togliere di mezzo un Presidente ormai impopolare è accaduta la stessa cosa.

Un Domani, forse prossimo, altri Paesi potrebbero finir nelle mani dei graduati, magari per sciogliere nodi politici intricati.

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BENIN

DALL’INSTABILITA’ CRONICA A KEREKOU (1963 – 1972)

Ottenuta dalla Francia l’indipendenza il 1 Agosto 1960 col nome di Dahomey, attraversa un lungo periodo d’instabilità dovuta ai conflitti regionali e all’inadeguatezza della classe dirigente.

La prima Costituzione assegna ampi poteri al Capo dello Stato: questi promette di mantener buoni rapporti con l’ex potenza coloniale e per alcuni anni Parigi fa affluir nel territorio consistenti aiuti economici.

Per evitar i nefasti effetti della frammentazione politica precedentemente sperimentata, il primo Presidente Hubert Maga (1916 – 2000) vara un partito unico (Parti dahoméen de l’Unité, PDU).

Quando, però, Parigi riduce gli aiuti e il Niger licenzia i funzionari dahomeesi che lavorano a Niamey, scoppian proteste popolari: centinaia di migliaia di rifugiati invadon il Paese in un quadro di forti tensioni regionali tra Nord e Sud.

La situazione rapidamente sfugge di mano: il 28 ottobre 1963 il colonnello Christophe Soglo, (1909 – 1983), attua il primo colpo di Stato.

Hubert Maga è rovesciato e posto agli arresti domiciliari: Soglo il 5 gennaio 1964, promulga una nuova Costituzione e il 19 gennaio Sourou Migan Apithy è Presidente e Justin Ahomadegbé Primo Ministro.

La tensione torna a salire quando nel Novembre 1965 Apithy rifiuta di nominare il nuovo Presidente della Corte suprema: il premier lo fa destituire e per breve tempo assume i massimi poteri.

Il Colonnello Christophe Soglo, per scongiurare una guerra fratricida, mette a segno il suo secondo putsch (22 dicembre), divenendo Capo di Stato.

Tra gli obiettivi che si pone il nuovo regime, il rilancio dell’economia ed il superamento del dissesto finanziario.

Tuttavia, le misure adottate, fan scoppiare scioperi: i militari escono dalle caserme e rovescian Soglo (17 dicembre 1967), dimostrando che anche all’interno dell’esercito vi son divisioni ideologiche e territoriali.

Il comandante Iropa Maurice Kouandété forma un “comitato rivoluzionario incaricato di supervisionare l’azione dell’esecutivo provvisorio: si stende una nuova Costituzione, approvata il 31 marzo 1968, s’instaura un regime presidenziale.

émile Derlin Henri Zinsou è eletto Capo di Stato, ma il deterioramento della situazione economica provoca un nuovo golpe: il 10 dicembre 1969 una giunta militare, presieduta da Paul-émile de Souza prende il potere.

Il 7 maggio 1970, nuova formula: viene creato un “consiglio presidenziale” formato da tre personalità politiche di spicco.

Hubert Maga, Justin Ahomadegbé (1917 – 2002) e Paul-émile de Souza (1930 circa – 1999) devon guidare insieme il Dahomey: ogni due anni uno di loro diventa Presidente.

Due anni dopo, come da intesa, Maga lascia l’incarico a Ahomadegbé che, però vien detronizzato: il 26 Ottobre, il maggiore Mathieu Kérékou prende il potere, giudicando inetto il consiglio presidenziale e molto rapidamente impone la sua dittatura.

Se negli anni 60 l’intervento dei militari si configura come mezzo per risolvere i conflitti politici, il golpe del ’72 segna una svolta nella complicata storia del Dahomey: l’epoca dell’instabilità cronica finisce qui, inizia quella d’un regime forte che dura a lungo.

Sotto l’influsso di studenti affascinati dal Maggio francese, il 30 novembre 1974, Kérékou annuncia ad una stupefatta assemblea di capi locali e politici che il Paese abbraccia la dottrina marxista-leninista. L’anno dopo, il Dahomey cambia nome per assumere quello di République Populaire du Bénin.

Vien creato un nuovo partito unico, il Parti Révolutionaire du Peuple Béninois (PRPB) ed un’assemblea nazionale rivoluzionaria che rielegge più volte Kérékou capo dello Stato.

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LA DITTATURA DI KEREKOU (1972 – 1991)

Ahmed Mathieu Kérékou ((Kouarfa, 2 settembre 1933 – Cotonou, 14 ottobre 2015), d’etnia Bariba guida il Dahomey-Benin per 19 anni consecutivamente.

Militare di carriera, studia nelle accademie di Mali e Senegal, poi è impiegato nell’esercito francese fin al 1961, quando rientra in patria. Qui diventa aiutante di campo del Presidente Maga.

Dopo il colpo di stato del 1967, realizzato da suo cugino Iropa Maurice Kouandété, è nominato alla presidenza del comitato rivoluzionario che deve gestire il Paese.

Tra il 1968 ed il ’70 frequenta la scuola militare francese, ma Hubert maga, tornato capo di Stato, lo promuove al grado di maggiore, nominandolo comandante dell’Ouidah, unità paramilitare d’élite dell’esercito.

Nel ’72, come detto, prende il potere con la forza e si proclama colonnello e presidente.

Tra i primi atti del suo governo, tenta d’incorporare tutte le componenti etniche del Paese, superando le divisioni regionali create dai predecessori, ma col passar degli anni proprio i Nordisti finiscon per occupare i posti chiave nella sua mministrazione.

Son almeno tre le fasi in cui si articola il suo ventennio:

1. un breve periodo nazionalista (1972 – 1974);
2. una fase “socialista” (1974-1982);
3. un periodo d’apertura verso l’Occidente ed il liberalismo economico (1982-1990).

Vasti programmi economici di sviluppo sociale son messi in piedi dal governo, ma i risultati son complessivamente modesti.

Nel 1974, sotto l’influsso di giovani rivoluzionari, i cosiddetti «Ligueurs», son nazionalizzati i settori strategici dell’economia, avviate riforme del sistema educativo, create cooperative agricole e nuove strutture d’amministrazione locale.

E’ intrapresa una serrata lotta contro il tribalismo e i residui di feudalesimo, ed è attuata una riforma agraria.
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Il regime impedisce l’attività delle forze d’opposizione: è imposto l’ateismo di stato, anche se personalmente Kérékou s’incontra spesso col marabù del suo villaggio d’origine.

Sfugge a diversi tentati putsch (1977, ’87 e ’88) ed evita in più occasioni d’esser assassinato.

Come per altri Stati della regione, l’incantesimo economico degli anni ’70 va in frantumi nel decennio successivo: il PIL crolla, come i prezzi dei prodotti d’esportazione e lo Stato, che ha il monopolio della produzione e del commercio, rischia la bancarotta.

Nel 1984, la Nigeria chiude improvvisamente le proprie frontiere col Benin, di conseguenza, crollano le entrate fiscali e doganali e Cotonou non è più in grado di pagare gli stipendi dei propri pubblici funzionari: nell’87, perciò, il Governo è costretto a chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale: l’FMI è disposto a concederlo, ma pone durissime condizioni.

Prima di tutto, è imposta un’addizionale del 10% sui salari; Poi è decretato un blocco delle assunzioni nella Pubblica amministrazione; Infine, son mandati in pensione dipendenti pubblici assunti in eccesso.

Nondimeno, la crisi si aggrava e nel 1989 è varato un nuovo pacchetto d’austerità: la protesta popolare dilaga e il regime ha il fiato corto.

Contemporaneamente, François Mitterrand fa pressione sui leader dell’Africa francofona affinché aboliscano il monopartitismo ed aprano al pluralismo .

Kérékou abiura al marxismo-leninismo e convoca la Conferenza Nazionale sovrana, cui partecipan movimenti della società civile e partiti politici che si riunisce sotto la presidenza di Mons. Isidore de Souza, Arcivescovo di Cotonou: in un anno di lavori ridisegna l’assetto istituzionale del Benin.

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IL MULTIPARTITISMO

La CNS abroga la Costituzione del ’77 e crea un regime transitorio: Kérékou rimane presidente, ma Nicéphore Soglo (1934) è nominato Primo Ministro.

Lo Stato è ribattezzato République du Bénin, i Presidenti saranno eletti ogni cinque anni a suffragio universale e potranno occupare la carica solo per due mandati consecutivi. Inoltre, al momento della candidatura non dovranno avere 70 anni, per evitar che alcuni politici del periodo dell’instabilità possano tornare alla ribalta.

Nel marzo ’91, Nicéphore Soglo prende democraticamente il posto di Kérékou: negli anni successivi si sa che ha abbandonato l’ateismo ed è ridiventato cristiano.

Nel 1996, si ripresenta e stavolta è eletto con oltre il 52% dei voti, ottenuti sia al Nord, sua roccaforte, che al Sud. Rieletto nel 2001 in elezioni contestate, lascia definitivamente il potere nel 2006.

Nel marzo di quello stesso anno, Thomas Yayi Boni, ex direttore della BOAD (banca di Sviluppo dell’Africa Occidentale), assume la presidenza, carica che mantiene fino al 2016.

Yayi Boni, alla fine del doppio mandato, tenta d’imporre come proprio “delfino“, il banchiere Franco-Beninese, Lionel Zinsou, ma il progetto fallisce per le numerose opposizioni, anche del partito presidenziale.

Vien eletto Patrice Talon, ricco imprenditore del cotone: il resto è cronaca di questi anni.

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UN ALTRO NARCOSTATO?

Come già le due Guinee, bissau e Conakry, anche il Benin potrebbe diventar un narcostato come altri della regione: infatti arrivan nei porti del Paese dal Sud America vascelli carichi di cocaina che da lì prendon la strada dell’Europa.

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BENIN

GEOGRAFIA

la Republique du Bénin, occupa un’area di 114.763 kmq: è abitata da quasi 14 milioni di persone: confina con Nigeria, Burkina Faso e Togo.

Capitale: Porto-Novo, ma la città principale è Cotonou.

Lingue parlate: francese, Fon, Yom, Yoruba, Gun, Baatonum, Biali, Dendi, Fulfulde
Religioni: cristianesimo, Islam, culti tradizionali tra cui il Voudou.

Principale prodotto d’esportazione: cotone.

PIER LUIGI GIACOMONI