COSTA D’AVORIO-GHANA
LA “TEMPESTA PERFETTA” DEL CACAO
(28 Febbraio 2026)
ABIDJAN-ACCRA. Tonnellate di fave ferme nei porti, investitori che non comprano, produttori che non incassano ed industrie dolciarie che modifican le loro ricette, aumentando le nocciole e diminuendo la percentuale di cioccolato nei loro snack: è la “tempesta perfetta” che mette knock-out la filiera del cacao
di cui Costa d’Avorio e Ghana, Africa occidentale, son i massimi produttori mondiali.
***
PESANTI CONTRACCOLPI
Questo, a pochi mesi da quando ivoriani e ghanesi han deciso di pagar di più quanti lo coltivan: 2.800 franchi CFA (4,26 euro) al chilo in Costa d’Avorio, 58 cedi (4,49 euro) in Ghana.
Certo, Alassane Ouattara per questo è stato confermato alla presidenza ivoriana, ma per un Paese che produce il 45% del cacao mondiale, da cui dipende un quarto della popolazione impiegata nei vari passaggi della filiera produttiva, la crisi rischia d’esser il detonatore di future tensioni sociali e politiche.
Se un anno fa a New York i futures del cacao sfioravan i 13.000 $, ora si è scesi tra 4.000 e 6.000: un crollo verticale che rischia di volatilizzare i redditi di molti produttori.
***
TUTTO FERMO
Camion carichi di fave di cacao attendon nei porti,mentre il prodotto rischia d’andar a male oppure avviato al mercato nero: lo stato, per alleggerir il peso delle giacenze, ne acquista una parte dalle cooperative di produttori, ma non basta perché la gran parte è destinata all’esportazione ed è qui che il congegno si è inceppato.
I potenziali acquirenti non voglion pagare il prezzo pattuito mesi fa quando i corsi della materia prima eran alti, mentre le industrie dolciarie han ridotto gli acquisti, modificando le ricette in modo da non dover aumentar i prezzi del prodotto finito.
Peraltro, negli scaffali dei supermercati i prezzi del cioccolato son sempre gli stessi, perché i listini son definiti da tempo e non son previste modifiche a breve.
***
FRAGILITA’ PRODUTTIVA
In questo quadro, riemerge quello che è uno dei talloni d’Achille dell’Africa postcoloniale: grande produttrice di materie prime, non possiede un settore industriale capace di trasformarle in beni di consumo con valore aggiunto.
La storia del cacao è simile a quella di tanti altri prodotti che prendono la via dell’esportazione, realizzando un reddito che arriva col contagocce e comunque a prezzi troppo bassi a chi lo produce.
I coltivatori del cacao, quelli del caffè, i minatori dell’oro e del cobalto ricevon ben pochi benefici dalla vendita del prodotto grezzo, mentre altri metton a segno guadagni favolosi, anche solo scommettendo che fra qualche mese i futures di questi prodotti spunteranno prezzi ancora più alti.
E’ il libero mercato, bellezza! dirà qualcuno, ma è un sistema troppo sbilanciato a favore dei soliti noti con scarsa ricaduta sulla Costa d’Avorio o il Ghana che tra l’altro, anche a causa della diffusione delle piantagioni di cacao, hanno avuto dei contraccolpi ambientali significativi, in seguito ai mutamenti climatici che han interessato l’Africa occidentale, investita da siccità o da piogge torrenziali nei momenti sbagliati.
PIER LUIGI GIACOMONI

