TERREMOTO ED ANSIA DA SCOOP
(25 agosto 2016)

AMATRICE. Uno degli effetti collaterali del terremoto che ha colpito alcuni comuni dell’Italia centrale è l’ansia
da scoop.

Fin dalle prime ore di ieri mattina tutti i media nazionali ed internazionali si son tuffati nella notizia cercando
e frugando nei guai altrui, nel timore d’arrivare dopo, di dover rimasticare ciò che altri avevano acchiappato per
primi.

Per ore le reti televisive, radiofoniche, i giornali hanno fatto delle dirette interminabili, intervistando
chiunque capitasse a tiro.

E’ l’ansia da scoop che colpisce il giornalista e gli fa perdere il senno, per cui il dovere di cronaca diviene
voyeurismo nel momento in cui le persone, cioè le vittime del sisma, sono più scoperte, più esposte e più fragili.

L’informazione 24 ore su 24, segmentata solo dalle pause pubblicitarie, dalle previsioni del tempo e dalle onde
verdi, fa perdere la differenza tra la notizia che effettivamente va data ed il pettegolezzo di cui potremmo fare a
meno.

L’ansia da scoop fa primeggiare la visione in diretta di una casa che crolla rispetto al dramma che quel crollo si
porta dietro.

Il tutto, ovviamente, è condito da un chiacchiericcio di fondo, dall’emergere di presunti esperti che, magari, da
un teleradiosalotto, discettano sul perché e sul percome si sono svolti certi fatti, mettono in correlazione cose
che non lo sono, sollevano polemiche al momento non necessarie, tanto più che, fino a ieri mattina, la maggior
parte di noi non sapeva che esistessero in qualche parte del mondo, Pescara del Tronto o Accumoli.

So bene che non è possibile tornare all’epoca in cui i telegiornali venivano trasmessi alle 20 sul primo canale ed
alle 21 sul secondo, so bene che ormai ci sono reti all news 24 ore al giorno.
Mi chiedo, tuttavia, se è proprio così impossibile per il mondo dell’informazione dare le notizie con sobrietà,
tutelando la vita privata dei superstiti, lasciando lavorare i soccorritori ed i volontari, senza trasformare il
tutto nella tv del dolore, dell’orrore o del prurigginoso?
E’ possibile per il giornalismo di oggi rispettare la morte ed il dolore dei parenti che hanno perso una persona
cara?
E’ possibile per i media non essere malati dell’ansia da scoop?

PIER LUIGI GIACOMONI