SOMALIA
A NATALE SI VOTA A MOGADISCIO
(27 Dicembre 2025)
MOGADISCIO. Dopo 56 anni gli abitanti di Mogadiscio e della regione sudorientale di Banadir, votano per rinnovare i poteri locali: si tratta d’un evento storico per un Paese che da quando è diventato indipendente (1 Luglio 1960) ha conosciuto lunghi momenti di guerra o feroci dittature.
Per consentir agli elettori, donne e uomini, di votar liberamente, i seggi son sorvegliati dall’esercito, onde evitare attentati dinamitardi di quanti si oppongono al ripristino della legalità nell’ex colonia italiana.
Per il Governo questo voto è la prova generale in vista delle elezioni politiche e presidenziali che dovrebbero tenersi nel 2026.
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UN UOMO, UN VOTO
La consultazione ha luogo secondo il sistema “un uomo, un voto”: in passato si eleggevan i consiglieri tenuto conto della consistenza dei diversi clan. Tanti membri, tanti seggi.
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I NUMERI
736 centri di voto distribuiti nei 16 distretti in cui è suddivisa la regione per un totale di quasi mezzo milione di elettori.
Per i 390 posti in palio corron 1605 candidati.
Le urne, apertesi alle sei, han visto formarsi lunghe code di gente in attesa paziente di votare.
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I CRITICI
Non tutti han apprezzato la decisione di convocare questa votazione:
«Figure di spicco dell’opposizione – scrive Faisal Ali[1] – hanno apertamente criticato il voto di Mogadiscio e la traiettoria generale del governo, accusandolo di escluderle dal processo elettorale.»
C’è chi se l’è presa con le procedure di registrazione degli elettori, mentre l’ex Presidente Farmajo ha detto che l’intera procedura elettorale pone problemi di sicurezza nazionale.
Gli stati federali di Puntland e Jubaland han definito la chiamata al voto prematura ed han ventilato l’ipotesi di indire elezioni in un altro momento.
Probabilmente queste critiche son funzionali all’apertura d’un negoziato in vista del varo delle norme che dovrebbero presiedere allo svolgimento delle consultazioni nazionali.
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LA GUERRA CONTINUA
Intanto, in altre parti della Somalia si continua a combattere: l’esercito nazionale sostiene d’aver riportato grossi successi contro Al Shabaab, eliminando alcuni dei suoi capi.
Sono circa due anni che Mogadiscio si sforza di sconfiggere questo movimento, legato ad Al Qaida che sogna di far di questo Paese situato tra Mar Rosso e oceano indiano un emirato islamico, contando anche sul disinteresse dell’Occidente: gli Stati Uniti, ad esempio, han fatto sapere che la Somalia non è più tra le priorità della loro politica estera mentre Donald J. Trump ha definito “rifiuti” i somali che vivon nel Minnesota.
PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTA:
[1] F. Ali, Somali capital holds first direct election in over five decades, aljazeera.com, 25 Dicembre 2025
