L’IRLANDA AL VOTO DOPO CINQUE ANNI DI AUSTERITA’
(26 febbraio 2016).

DUBLINO. Oggi, 26 Febbraio, i cittadini della Repubblica d’Irlanda sono chiamati a rinnovare la camera bassa del Parlamento, il Dáil éireann.

L’assemblea è stata sciolta dal Presidente Michael D. Higgins il 3 febbraio scorso su proposta del Primo Ministro (Taoiseach [pr. tishock]) Enda Kenny del partito Fine Gael, a capo di una coalizione col Partito Laburista.

Al momento dell’annuncio delle elezioni il capo del Governo di Dublino ha motivato la scelta di andare anticipatamente alle urne con la necessità di rafforzare la coalizione uscente al fine di proseguire con le riforme già attuate in questo mandato.

Da quando la Repubblica d’Irlanda è uno stato indipendente (1921) sono due i partiti che si contendono ad ogni elezione il favore popolare.

Il Fianna Fáil (soldati del destino) ed il Fine Gael (la famiglia irlandese).

Il Fianna Fáil è in linea di principio nazionalista, il Fine Gael, cattolico democratico.

Tuttavia, anche a causa del complesso sistema elettorale denominato Singolo voto Trasferibile (STV) quasi mai uno dei due schieramenti maggiori ha conseguito la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.

L’attuale esecutivo, salito al potere nel 2011, in piena crisi ssocioeconomica, ha dovuto imporre al Paese durissimi sacrifici che hanno comportato una riduzione della spesa sociale ed hanno spinto molti irlandesi, soprattutto giovani, ad emigrare all’estero.

Ora la situazione socioeconomica dell’ex tigre celtica pare migliorata, tuttavia la disoccupazione nel Paese è ancora molto alta.

Per aver un’idea di chi sarà il vincitore di questa competizione occorrerà attendere alcuni giorni: prima di tutto il primo spoglio delle schede avrà inizio domattina, poi occorrerà verificare quale sarà stata la prima preferenza espressa dagli elettori. Sulla base di questo dato, verranno formulate le prime proieizioni sulla composizione del nuovo Dáil.

Tra una quindicina di giorni, poi, i nuovi deputati si riuniranno per designare il nuovo Taoseach a cui il capo dello Stato conferirà l’incarico di formare e presiedere il nuovo esecutivo.

Nel frattempo, le forze politiche inizieranno serrati contatti per raccogliere i 79 seggi su 157 necessari per eleggere il Primo Ministro e governare.

PIERLUIGI GIACOMONI