LA TANZANIA CAMBIA CAPITALE
(2 Ottobre 2016).

DAR EL SALAAM. La Tanzania vuol cambiar capitale: lo ha annunciato in questi giorni il Presidente della Repubbica
John Magufuli nel discorso pronunciato per la festa dell’indipendenza nazionale.

La maggior parte degli Stati africani nati dopo la decolonizzazione hanno mantenuto inalterata la conformazione del
territorio nazionale, stabilita, al tempo delle colonie.

Anche le capitali sono rimaste le stesse dell’era del dominio europeo in Africa: in generale esse si collocano
lungo le coste, perché una volta gli europei preferivano vivere vicino ai porti, in modo da facilitare i contatti
con i Paesi d’origine.

Spostamenti. Alcuni Stati, però, hanno poi deciso di spostare le loro capitali in modo da situarle in posizionepiù
centrale rispetto al territorio nazionale.

E’ stato, ad esempio, il caso della Nigeria che ha trasferito la sede del governo federale ad Abuja, lasciando a
Lagos il ruolo di capitale economica.

La Tanzania, nata nel 1964 dall’unione di Tanganika e Zanzibar aveva stabilito nel 1973 di spostare la propria
capitale amministrativa da Dar el Salaam, situata sull’Oceano Indiano, a dodoma.

Però, questa decisione non era mai stata messa in atto, per cui, di fatto non era cambiato nulla.

Ora, come detto, il nuovo Presidente John Magufuli ha fatto sapere che intende tenere fede alle promesse fatte
durante l’ultima campagna elettorale. Perciò ha ufficialmente avviato il lungo processo amministrativo, stabilendo
che entro la fine del suo attuale mandato, il 2020, Dodoma diverrà la capitale della repubblica e Dar El Salaam, la
capitale economica.

Vantaggi e svantaggi. «Lo spostamento del centro direzionale in una città situata nel centro geografico del paese –
sottolinea il governo – avrà immediate ripercussioni positive per la popolazione tanzaniana quali il miglioramento
della gestione amministrativa delle zone più remote, il decongestionamento di Dar El Salam, sia in termini di
inquinamento, che di flussi migratori diretti dalle campagne alla città, un forte incentivo agli investimenti verso
l’interno del Paese, costretto fino ad oggi a vivere di luce riflessa delle ricchezze riversate nella zona costiera
della Tanzania dai flussi commerciali e turistici.»

La volontà politica, però, per realizzare concretamente questo progetto da sola non basta: per trasferire il
governo e tutte le altre infrastrutture necessarie da Dar el Salaam a Dodoma, occorrono dei fondi che al momento la
Tanzania non ha. L’Autorità dello Sviluppo della Capitale (CAD) ha stimato uno sforzo economico-finanziario pari a
582,9 milioni di dollari nei prossimi tre anni, che rischia di appesantire le casse del paese. Una cifra
impegnativa che, oltre alla creazione di edifici pubblici istituzionali (sia nazionali che internazionali), prevede
anche la creazione delle essenziali infrastrutture trasportistiche e logistiche indispensabili per fare di Dodoma
una capitale.

La Cina è pronta a venire in soccorso di Dar el Salaam: già da diverso tempo imprese cinesi sono impegnate nella
costruzione dei primi edifici governativi nella nuova capitale.

Oltre alla Cina, sono coinvolte anche imprese indiane

E’ questa un’Ennesima dimostrazione di come la diplomazia economica di Pechino giochi un ruolo centrale nel
rafforzare l’egemonia cinese sul continente africano.

Il primo passo. Il primo passo simbolico in questa direzione è stato compiuto lo scorso 30 settembre con il
trasferimento degli uffici del primo ministro Kassim Majaliwa nella nuova capitale, a cui seguiranno nel corso del
2017 tutti gli altri dicasteri.

Secondo alcuni commentatori, questa mossa politica del Presidente Magufuli, già noto per le sue campagne contro la
corruzione, gli assicurano un solido consenso in vista delle elezioni del 2020, tarpando le ali ai gruppi di
opposizione che speravano di poter guadagnare consensi giocando la carta del mancato rispetto delle promesse fatte
nella campagna elettorale del 2015.

PIER LUIGI GIACOMONI