LA SVIZZERA FESTEGGIA IL SUO COMPLEANNO
(1° agosto 2015)

BERNA. Oggi 1° agosto, la Svizzera celebra la sua festa nazionale.

«La Svizzera – scrive Wikipedia – è suddivisa in tre regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, a cui vanno aggiunte le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio. Il tedesco, il francese, l’italiano sono lingue ufficiali e nazionali. Il romancio è lingua nazionale dal 1938 ed è parzialmente lingua ufficiale dal 1996.»

Alla diversità linguistica, si aggiunge quella religiosa: a causa della cospicua presenza di stranieri si può dire che nel Paese siano più o meno rappresentate tutte le confessioni religiose presenti sul Pianeta.

Gli Svizzeri, quindi, non sono parte d’uno Stato nazionale, come gl’Italiani, i Francesi o i Tedeschi,
Il loro forte senso d’appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismo, democrazia diretta, neutralità), sulla geografia e in parte sull’orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa”.

Le origini. Gli Asburgo, che nel 1291 dominano gran parte della Svizzera centrale, sono intenzionati a rendere più efficiente la loro amministrazione, trasformando i propri feudatari in semplici funzionari (landamani). Le comunità di contadini che abitano le vallate alpine desiderano, al contrario, conservare le loro antiche prerogative e premono per ottenere la dipendenza diretta dall’Impero (su modello delle libere città imperiali), ridimensionando il potere dei feudatari.

A questo scopo, le comunità rurali stringono numerosi trattati di alleanza e di mutua assistenza. Tra questi il Patto eterno confederale, stipulato a Grütli intorno ai primi giorni d’agosto del 1291 (per convenzione il 1º agosto), che costituisce il primo documento noto della Confederazione elvetica. In esso, le comunità di Uri, Schwytz ed Unterwalden si giurano reciproco aiuto in caso di conflitto, formando il primo nucleo della Confederazione. Nel 1313 i contadini di Svitto attaccano l’abbazia di Einsiedeln e, quando, due anni dopo, intervengono i cavalieri degli Asburgo, i Confederati li affrontano uniti e li sconfiggono a Morgarten (1315). Negli anni successivi, alla Confederazione aderiscono Lucerna (1332), Zurigo (1351), Berna (1353) e Zugo (1365).

Nel XV secolo altri territori della regione alpina entrano nella confederazione, perciò è formata la dieta Federale: I tredici Cantoni sovrani inviano più volte all’anno i propri rappresentanti alle sue riunioni.
Essa è l’unico organo sovracantonale accettato da tutti.
Le sue decisioni devono, poi, esser sottoposte
alla popolazione dei singoli cantoni per la ratifica.

L’evoluzione successiva. Il movimento religioso suscitato in Germania da Martin Lutero (1483-1546) si estende anche ai cantoni svizzeri. Nel 1525 il Consiglio della città di Zurigo approva le idee riformatrici in ambito religioso di Ulrych Zwingli (1484-1530), perciò le proprietà fondiarie dei conventi e della Chiesa cattolica passano nelle mani del municipio. La Riforma di Zwingli si estende a Sciaffusa, Basilea, Berna e nelle campagne di San Gallo e dei Grigioni.

Negli stessi anni, anche a Ginevra, per opera di Giovanni Calvino (1509-1564) s’afferma un forte movimento riformatore che cambia l’assetto istituzionale della città sul Lemano: nasce così la repubblica teocratica che tenta d’applicare alla vita di tutti i giorni il credo calvinista.

Questi eventi determinano un lungo conflitto tra cantoni protestanti e cattolici che viene superato dopo molto tempo e sanguinosi conflitti.

L’età delle rivoluzioni. La Svizzera è coinvolta nello sconvolgimento del quadro europeo determinatosi dopo la Rivoluzione francese. Napoleone, in particolare, tenta, senza successo, di trasformare il Paese in una repubblica unitaria.
Il congresso di Vienna (1815), però, riunitosi dopo Waterloo, ristabilisce la situazione preesistente, restaurando l’antica confederazione di cantoni sovrani.
Negli anni successivi, però, si perpetua il contrasto tra federalisti ed unitaristi.
Nel 1845 i cantoni federalisti, scontenti per il crescente centralismo, costituiscono una propria lega, il Sonderbund. Ne scaturisce un conflitto armato interno: nel 1847 l’esercito federale sconfigge i cantoni ribelli, gettando le basi per un nuovo accordo nazionale.
L’anno successivo, 1848, è redatta la nuova costituzione federale
che trasforma l’antica Confederazione di cantoni sovrani in uno Stato federale.

L’assetto federale. La costituzione del 1848, più volte riveduta e corretta,
crea un regime maggiormente centralizzato, rispetto al passato, anche se riconosce ai cantoni ampia autonomia.
Ai cittadini è riconosciuto il diritto di sottoporre a referendum (1874) le deliberazioni del Parlamento e del governo ed il diritto di proporre, mediante raccolta di firme, iniziative popolari, anche volte a modifficare la stessa Costituzione (1891).

Nella seconda metà dell’Ottocento le diverse correnti politiche si organizzano in partiti: nascono il Partito Popolare democratico, forte nei cantoni cattolici, il Partito socialista ed il Partito Liberale-radicale, appoggiato dagl’industriali e dalle banche.
Queste formazioni politiche nel 1959 si suddividono i seggi nel governo di Berna (consiglio federale): due per ciascuno dei tre partiti più forti ed uno per l’Unione Democratica di Centro (UDC), partito che rappresenta soprattutto i contadini e gli artigiani. Quest’assetto politico è stato messo in discussione negli ultimi dieci anni a causa della forte crescita elettorale dell’UDC e dall’indebolimento sia dei liberal-radicali che dei popolari democratici.
L’UDC, inoltre, da schieramento moderato e pragmatico si è trasformato in partito nazionalista, populista, isolazionista ed ha promosso iniziative popolari contro l’immigrazione, la libera circolazione degli stranieri e si batte contro la società multietnica e multiculturale, nonché l’integrazione europea.

Qualche mese fa la rivista on line lavoce.info proponeva di guardare alla Svizzera come un modello di convivenza tra popoli diversi e di gestione dell’economia. La dirompente crescita dell’UDC coi suoi slogan contro gli stranieri, l’Islam e la multiculturalità mettono in discussione questo modello e mostrano che anche questo Paese è affetto da tensioni simili a quelle che si registrano nell’UE.

PIERLUIGI GIACOMONI