EDITORIALE
DUE FALSI CIECHI
(18 Ottobre 2025)
Due uomini anziani, falsi ciechi, han percepito dall’INPS per anni benefici economici che non spettavan loro: uno, 150.000 euro, l’altro milioni.
Nel primo caso, dice chi ha scritto la notizia, la commissione che deve riconoscer lo stato d’invalidità dell’individuo, ha avuto il sospetto che qualcosa non andasse, ma ha preferito non indagare.
L’uomo era, per l’esattezza, ipovedente, cioè ci vedeva meno del normale. Ciò non gl’impediva di svolger attività lavorative in cui era necessario vederci.
Si vede che a un certo punto qualcuno ha indagato ed il beneficio economico accordatogli è stato revocato, anzi, ora i soldi ingiustamente percepiti dovran esser restituiti.
L’altro caso ha dell’incredibile: uno ha fatto il cieco per 50 anni, dai 20 ai 70 anni.
La commissione gli ha riconosciuto la pensione per mezzo secolo.
Osserva giustamente Massimo Gramellini sul Corriere che non dev’esser stato semplice far il cieco per così tanto tempo, soprattutto in presenza di gente che magari poteva far la spia.
Comunque alla fine è stato individuato ed ora dovrà, forse, restituir il denaro illegalmente percepito.
Questa notizia mi ha fatto venire in mente la storia di quel tizio che per 51 anni ha guidato la macchina senz’aver mai preso la patente: se ne sono solo accorti quando a 73 anni d’età ha commesso un’infrazione o è stato coinvolto in un incidente stradale: mi immagino la scena:
Carabiniere: favorisca patente e libretto!
automobilista: non li ho;
car.: li ha dimenticati a casa?
aut.: non li ho mai avuti.
car.: come mai guida lo stesso?
aut.: eh, sa com’è!
E’ ovvio che la scoperta d’un falso cieco è una sconfitta per la collettività che da un lato ha varato delle leggi che prevedon provvidenze proprio per sostenere chi soffre d’una minorazione fisica che gli permetta di vivere, dall’altro se le vede scippare da gente che non ne ha il diritto, con la complicità di commissioni compiacenti che magari fan le difficili di fronte a veri disabili, ma non han niente da dire in altre circostanze.
Tuttavia, mi sento anche di dire che questo è proprio il paese di Pirandello che sosteneva due concetti che col tempo mi son diventati sempre più cari:
1. un conto è quello che appare, un conto è ciò che sta nascosto: il primo è solo la superficie, appunto ciò che degli altri, e magari anche di noi stessi, vediamo; il secondo è ciò che si muove nel profondo di noi stessi e degli altri.
Per questo le parole, i gesti, il linguaggio del corpo posson esser molto diversi e rivelan più profondamente chi veramente siamo e quali progetti abbiam nel cuore.
2. poi c’è la nostra immagine: noi ci vediamo in un modo, ma gli altri come ci vedono? Quali maschere ci mettiamo quando entriamo in contatto col prossimo? Quali menzogne o mezze verità pronunciamo magari per renderci più accetti?
Il tizio che s’è finto cieco per mezzo secolo sicuramente aveva dei complici, ma aveva a disposizione delle belle maschere che usava ogni volta che usciva da casa sua per andar qua e là e farsi accreditare appunto come un “povero cieco”.
PIER LUIGI GIACOMONI
