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COREA DEL NORD.

PECHINO RESPINGE I NORDCOREANI IN FUGA
DAL REGIME DEI KIM
(20 Dicembre 2023)

PYONGYANG. La Repubblica Popolare cinese riconsegna spesso e volentieri i nordcoreani che scappano dal loro paese per cercar fortuna all’estero: la denuncia arriva dall’organizzazione Transitional Justice Working Group (Tjwg), Ong che in Corea del Sud monitora i diritti umani in diversi Paesi con sistemi repressivi, tra cui quello guidato da Kim Jong-un.

In particolare, seicento persone espatriate clandestinamente in Cina son state riconsegnate in ottobre alle autorità di Pyongyang per poi sparire nel nulla.

Che fine han fatto? Probabilmente son finite nell’ingranaggio repressivo del regime nordcoreano che considera chi fugge all’estero un traditore. Di conseguenza, gli può capitare d’esser torturato, violentato o messo a morte.

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CRISI ALIMENTARE?

Sulla stampa internazionale Corre anche voce che dalle parti di pyongyang stia per manifestarsi un’altra crisi alimentare come quella che negli anni Novanta del XX secolo costò la vita a 2-3 milioni di persone.

Secondo la FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione ed agricoltura, almeno 10 milioni di nordcoreani sono a rischio fame ed il Paese ha bisogno d’importare cibo dalle nazioni amiche.

L’agricoltura è frequentemente danneggiata sia dalle vicissitudini climatiche, almeno una volta all’anno, verso la fine dell’estate, il territorio è interessato da violenti tifoni che distruggono i raccolti, ma anche da sanzioni economiche decise dalle Nazioni Unite.

In violazione di questi provvedimenti restrittivi, Pyongyang importa fertilizzanti e idrocarburi da Cina e Russia, i suoi due migliori amici da cui riceve anche sementi.

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CHIUSURA DI AMBASCIATE

In questo contesto, probabilmente è proprio per risparmiare denaro e concentrare le proprie attenzioni con gli amici più fidati che la Corea del Nord ha deciso di sopprimere le proprie ambasciate in Angola, Hong Kong, Nepal, Spagna, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Senegal e Guinea.

Un portavoce del ministero nordcoreano degli esteri ha dichiarato che il ridimensionamento della presenza internazionale di Pyongyang mira a
«istituire missioni diplomatiche in conformità con l’evoluzione del contesto globale e della politica estera nazionale».

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EMIGRAZIONE RISCHIOSA

In queste condizioni, si comprende che emigrare può esser per molti l’unica prospettiva per una vita migliore, ma i rischi sono molti: secondo ciò che narrano libri ed articoli apparsi negli ultimi anni, uscire dalla Nord Corea è difficile e pericoloso.

Prima di tutto si può esser intercettati dalle guardie di frontiera o dai sistemi di controllo elettronico del confine sino-nordcoreano, poi si è completamente alla mercé dei trafficanti di esseri umani che non esitano a spillare ai profughi quanto più denaro possibile.

Se alla fine tutto va bene, cioè si riesce ad arrivare sani e salvi in un paese diverso dalla Corea del Nord vi son tutte le incertezze dell’inserimento nella nuova realtà, anche se si tratta dell’altra Corea.

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KIM E GLI ALTRI

Il signor Kim è un nordcoreano che vive nei pressi della frontiera col Sud.

Nel 2022 concepisce l’idea di fuggire nell’altra Corea, per sfuggire alla repressione imposta dal regime di Pyongyang, che in seguito al dilagare della pandemia, è andato nel panico.

All’inizio, quando ne parla in casa, sia sua moglie che sua madre sono contrarie, poi però la prima scopre d’esser incinta e per non partorire in Corea del Nord si schiera a favore del marito. Anche la suocera,seppur a malincuore, accetta di scappare.

La notte della fuga è tempestosa: è febbraio, fa freddo: venti soffiano da sud, il mare è mosso.

Prima d’arrivare alla spiaggia dove è ormeggiata la barca, Kim, suo fratello e i familiari devono passare da un campo minato. C’è il rischio d’esser catturati e giustiziati sul posto.

I fuggiaschi son armati, gli uomini di spade, di veleno, le donne: se venissero intercettati almeno venderebbero cara la pelle.

In un modo o nell’altro, giungono al mare, salgono sulla loro barca, il motore parte. A causa del mare grosso la marina nordcoreana non perlustra le acque territoriali come farebbe in condizioni normali.

Quando sta per albeggiare Kim e i suoi arrivano nei pressi d’un’isola sudcoreana:qui vengon raccolti dalle guardie di frontiera di Seul.

Dopo il salvataggio, Kim e la sua famiglia vengon interrogati dai servizi segreti della Corea del Sud, per verificare che non siano spie del Nord, poi istruiti sulla vita nell’altra Corea in un centro di reinserimento.

Malgrado siano due paesi così vicini fisicamente, le due Coree sono realtà sociali profondamente diverse: Kim ammette che la moglie e la madre stanno attraversando una fase difficile di adattamento. Nel frattempo è nato il bambino e la famiglia si è trasferita in un appartamento messo a disposizione dalle autorità: le donne però rimpiangono la Corea del Nord e ci vorrà del tempo per adattarsi.

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COREA DEL NORD

La Repubblica Democratica Popolare di Corea, capitale Pyongyang, occupa una superficie di 120.538 kmq. ed è abitata da circa 23 milioni di persone.

Confina a Nordovest con la Cina, a nordest con la Russia, a sudest con la Corea del Sud.

E’ bagnata dal Mar del Giappone e dal Mar Giallo.

Il territorio è montuoso, con catene coperte di boschi ad est, sul litorale del Mar del Giappone. Nelle pianure si coltiva riso, che è il principale prodotto agricolo. Il 90% della terra è lavorato da cooperative.

È un paese ricco di risorse minerarie (carbone, ferro, zinco, rame, piombo e manganese).

Lo stato è controllato dal Partito dei Lavoratori, l’unico legalmente riconosciuto.

La sua filosofia è chiamata Zuche: si basa sui principi della fiducia nelle proprie forze, sul nazionalismo, sul controllo centralizzato dell’economia.

Kim Jong-Un, pur non essendo il Presidente del Paese, ne è di fatto il leader assoluto da quando l’ha ereditato da Kim Jong-Il che a sua volta l’aveva ricevuto dal fondatore, l'”eterno leader” Kim il-Sung.

L’economia, in regime d’autarchia,
colpita anche da sanzioni internazionali, si fonda anche sul turismo, prevalentemente cinese.

Lo Stato investe gran parte delle sue entrate sulla difesa fabbricando armamenti anche nucleari: inoltre l’élite al potere importa generi di lusso per sé.

PIER LUIGI GIACOMONI

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