COLOMBIA E FARC FANNO LA PACE
(27 agosto 2016)

L’AVANA. «Abbiamo vinto la più bella delle battaglie: la pace in Colombia». Così il negoziatore capo delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), Ivan Márquez, ha annunciato ai colombiani che seguivano in diretta tv i negoziati a L’Avana la firma dello storico accordo di pace con il governo colombiano che pone fine all’ultima grande guerriglia dell’America Latina.

Immediatamente, una piccola folla festante si è riversata nelle strade di Bogotà, la capitale della Colombia, per festeggiare la pace dopo 52 anni di spargimento di sangue, 220mila morti e 5 milioni di sfollati. «Viva la Colombia! Sì alla pace» hanno gridato i manifestanti.

Il presidente della Repubblica, Juan Manuel Santos Calderón, nel congratularsi con i negoziatori, ha anche indetto un referendum sull’accordo per il 2 ottobre prossimo. Senza il sì della popolazione la messa in atto dell’intesa non potrà iniziare. Allo stesso tempo ha chiesto al Congresso nazionale d’approvare il testo dell’intesa.

Tuttavia, sulla strada della ratifica si frappongono alcuni ostacoli: innanzitutto, l’opposizione di due ex Presidenti della repubblica, Andrés Pastrana e Álvaro Uribe che hanno già fatto sapere che si batteranno per il rigetto dell’accordo.

In più, occorre ricordarlo, le FARC non sono l’unico movimento di guerriglia operante in Colombia: vi sono anche l’Esercito di Liberazione Nazionale, (ELN), di estrema sinistra, e le forze di autodifesa (AUC) d’estrema destra che non hanno ancora fatto sapere come si comporteranno.

I sondaggi, a circa un mese dalla votazione, dimostrano che l’opinione pubblica desidera la pace, ma teme che l’accordo significhi l’impunità per chi in questi decenni ha compiuto rapimenti, sparizioni ed uccisioni in una guerra infinita, senza esclusione di colpi.

I termini dell’accordo non sono stati ancora resi noti nei dettagli, tuttavia si sa che si prevede:
1. una radicale riforma agraria,
2. l’espansione della presenza dello Stato in aree finora dimenticate
3. un cambiamento di strategia nella lotta al narcotraffico;
4. Il graduale disarmo delle FARC ed il loro inserimento nella vita politica colombiana.

Le ragioni del conflitto. Quali sono però le ragioni di questo conflitto interno durato oltre mezzo secolo?

«Quando si domanda ai colombiani quali sono le ragioni di unaguerra così lunga e sanguinosa – scrive BBC Mundo – la risposta che si riceve invariabilmente è la seguente:
le cause sono:
1. mancanza di lavoro e di opportunità;
2. disuguaglianza sociale;
3. concentrazione della ricchezza in poche mani;
4. ingiustizia sociale;
5. assenza di tolleranza delle idee politiche altrui;
6. corruzione diffusa.»

Malgrado le sue notevoli risorse naturali, la Colombia è uno dei Paesi
più disuguali del mondo: occupa il terzo posto dopo Haiti ed Honduras nel solo continente americano.

Il conflitto in Colombia è diverso da altre guerre civili: altrove, le cause sono la difficile convivenza tra diversi gruppi etnici, rivendicazioni economiche o scontri tra fedeli di religioni diverse.

Agli stessi colombiani risulta difficile darsi una spiegazione chiara ed univoca:
alcuni pensano, ad esempio, che all’origine della guerra ci sia il lucrativo commercio delle armi che si autoalimenta col narcotraffico; altri evidenziano la spirale di continue rappresaglie e le atrocità commesse in passato sia dalle forze armate, sia dagli stessi guerriglieri, anche contro la popolazione civile; altri ancora che siamo in presenza d’una guerra di classe di contadini rivoluzionari contro i latifondisti ed un sistema oligarchico corrotto.

Si può comunque dire che vi sono almeno tre possibili motivazioni per spiegare questa lunga guerra:
1. la pratica della violenza da parte del potere politico;
2. la mancata soluzione del problema della proprietà terriera,oggi concentrata nelle mani di pochi latifondisti;
3. L’assenza di protezione personale per chi si impegna in politica.

Una lunga scia di violenza. La storia della Colombia è stata fortemente connotata dalla violenza politica: subito dopo l’ottenimento dell’indipendenza nel XIX secolo, tra liberali e conservatori scoppiarono continue guerre civili.

Il conflitto bipartitista non cessò mai e raggiunse il suo culmine nel 1948
con l’assassinio di Jorge Eliécer Gaitán, leader del Partito Liberale, quasi sicuro Presidente della Repubblica.

La reazione popolare non si fece attendere: a partire da Bogotà, la capitale, i sostenitori di Gaitán, si vendicarono su esponenti conservatori e lo stesso presidente in carica Mariano Ospina, ritenuto il mandante del delitto, dovette fuggire per non esser ucciso.

Questo atroce conflitto durò per tutti gli anni Cinquanta e provocò la morte di
200.000 persone.

le FARC. All’inizio LE farc (Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia) non erano di ideologia marxista, ma di orientamento liberale e, solo successivamente, abbracciarono il credo comunista.

Si stabilirono tra le montagne e nella selva ed applicarono le conoscenze acquisite nel lavoro dei campi per colonizzare terre marginali, in modo da sottrarsi al controllo delle autorità.

Fino al 1964 questi coloni “comunisti” agirono soprattutto nella cordigliera e nel centro del Paese, a Marquetalia, (dipartimento di Tolima), dove proclamarono una specie di “repubblica indipendente”
formata da una cinquantina di uomini che avevano combattuto già durante gli anni della “Violencia”, l’epoca seguita all’assassinio di Gaitán.

Erano una delle centinaia di bande armate che rifiutarono di deporre le armi dopo la fine della guerra civile degli anni Cinquanta.

Alla testa di questo movimento era Manuel Marulanda Vélez che si era fatto un nome con le truppe liberali che avevano combattuto i conservatori.

A metà del ’64, le forze armate colombiane attaccarono Marquetalia, costringendo alla fuga i militanti delle future FARC.

Dopo esser stato sconfitto e disperso, il gruppo di Marulanda, riunitosi a Jacobo Arenas (altro leader fondatore del gruppo), creò Bloque Sur, che nel 1966 finalmente adotta il nome di FARC.

Questa è generalmente considerata l’origine del più importante movimento guerrigliero della storia della Colombia, che diede filo da torcere alle forze armate dello Stato.

Il contesto latinoamericano. Il conflitto colombiano va, però, inserito nel contesto del clima di guerra fredda che imperava allora e che vedeva in America Latina un duro confronto tra il potere dominante e diversi movimenti guerriglieri: molti di essi si ispiravano alla vittoriosa rivoluzione cubana che aveva ottenuto la fine del regime dittatoriale di Fulgencio Batista, 1959).

Quasi nello stesso periodo, ad esempio, in Colombia, sorse l’ELN, che si ispirava proprio alla rivoluzione cubana. Più oltre sarebbero nati l’Esercito di Liberazione Popolare (EPL, maoista), l’M-19, che agiva soprattutto in città e molti altri ancora.

In altri Paesi latinoamericani fu tutto un fiorire di movimenti guerriglieri di origine contadina che fecero sentire la loro presenza fin negli anni Novanta: tra gli altri citiamo i Montoneros e l’ERP in Argentina, i tupamaros in Uruguay, Sendero Luminoso in Perù, il Fronte Sandinista in Nicaragua ed il Fronte Farabundo martì in El Salvador.

Queste insurrezioni armate ottennero alcuni successi, come la rivoluzione sandinista in Nicaragua (1979), mentre altrove vennero represse nel sangue.

Gli ultimi trent’anni. Negli anni Ottanta le FARC decisero di prendere il potere,ma si dovettero presto confrontare con le forze paramilitari di estrema destra AUC che, sostenute da settori delle forze armate, da alcuni proprietari terrieri, da imprenditori e uomini politici e dai cartelli dei narcotrafficanti, presero a combattere la guerriglia colpendo soprattutto i semplici contadini ed i leader della protesta sociale.

In realtà, anche le FARC utilizzarono i cartelli della cocaina per finanziare le proprie attività guerrigliere ed si accanirono contro villaggi di contadini ritenuti fiancheggiatori delle AUC e dell’esercito.

Ne seguì che la Colombia si trasformò sempre più in un narcostato ed un luogo dove ogni tipo di violenza era permessa ed impunita.

Il Duemila. Nel 2000 col Plan Colombia gli Stati Uniti, meta finale del traffico di stupefacenti, fornirono a Bogotà assistenza per lottare contro le coltivazioni di coca e i laboratori per la produzione di cocaina: con un investimento pari a 10 miliardi di dollari in 15 anni si procedette alla modernizzazione ed all’equipaggiamento di forze armate e polizia che oggi impiegano circa mezzo milione di uomini.

Le FARC, dal canto loro, raggiunsero proprio in quel periodo l’apice della loro potenza militare, potendo contare su circa 20 mila combattenti.

Gli anni successivi, segnarono un ulteriore escalation della violenza: scontri a fuoco, rappresaglie contro la popolazione civile, rapimenti, sparizioni, assassini.

Si calcola che circa 7 milioni di colombiani, su una popolazione di oltre 40 milioni d’abitanti, siano fuggiti all’estero o siano stati sloggiati dalle loro terre.

I precedenti. Non è la prima volta che si cerca di stipulare una pace tra governo e FARC:
nel 1984, durante la Presidenza di Belisario Betancur, fu raggiunta un’intesa per cui alcuni membri delle FARC formarono un partito politico legale
l’Unión Patriótica, i cui membri furono assassinati da squadroni della morte di estrema destra.

Da allora le FARC si sono sempre opposte alla consegna delle armi per timore di fare la stessa fine.

Un altro tentativo fu portato avanti dal Presidente Andrés Pastrana (1998-2002), ma non ebbe successo.

Il Presidente Álvaro Uribe Vélez (2002-2010) lanciò, invece, una vasta offensiva contro gli accampamenti della guerriglia e tale politica fu proseguita, almeno in un primo periodo, anche dall’attuale capo di Stato Juan Manuel Santos Calderón, che d’altronde era stato ministro per la difesa di Uribe.

Oggi si stima che le FARC abbiano a loro disposizione circa 7.000 combattenti, di conseguenza alcuni sostengono che il motivo per cui è stato possibile raggiungere l’accordo dell’Avana è dovuto all’indebolimento della guerriglia, mentre altri ritengono che il governo sia giunto alla conclusione di non avere le forze sufficienti per sconfiggere militarmente le FARC.

In ogni caso, ora, si tratta di costruire la pace, tenendo conto che nel Paese vi sono altri movimenti di guerriglia, bande che praticano estorsioni, conflitti sociali accesi che dovranno esser risolti per far intraprendere alla Colombia un percorso di sviluppo cvivile, economico e realmente democratico.

PIER LUIGI GIACOMONI