CATALOGNA VERSO L’INDIPENDENZA
(9 novembre 2015).

BARCELLONA. Questa mattina, il nuovo Parlamento catalano uscito dalle elezioni del 27 settembre scorso ha approvato con 72 voti contro 63 la risoluzione che dovrebbe portare alla nascita della Repubblica di Catalogna.

La decisione cade ad un anno esatto dalla consultazione elettorale autogestita con la quale il governo catalano chiese agli elettori se eran favorevoli o meno alla secessione.

Allora si pronunciaron per il “sì” circa l’80% dei votanti, ma votò solo un terzo del corpo elettorale iscritto nei registri; questa volta la risoluzione è stata approvata da una maggioranza parlamentare secessionista uscita vincitrice dalle elezioni legislative regionali.
Ad esse partecipò il 75% del corpo elettorale, ma i secessionisti, come abbiamo già avuto occasione di sottolineare qui, non ottennero la maggioranza assoluta dei voti.

Le prime reazioni sono quelle che ci si poteva attendere: sia il Presidente del Governo Mariano Rajoy che il segretario generale del PSOE Pedro Sánchez hanno dichiarato che la decisione presa oggi dal legislativo catalano è illegale.

Da Parte sua, il leader dell’UGT (uno dei principali sindacati spagnoli vicino al PSOE) Cándido Méndez ha dichiarato che è venuto il momento di riesaminare la costituzione spagnola per passare da un regime autonomistico ad uno federalistico.

La Spagna è uno dei primi stati nazionali d’Europa: nacque nel XV secolo dall’unione di diversi regni “regionali”, in particolare l’Aragona e la Castiglia. è un Paese multilingue dove accanto al castigliano (spagnolo) si parlano catalano, galiziano e, soprattutto, basco.
Se una volta il cemento dell’unità nazionale era la religione cattolica e la monarchia, oggi si deve trovare una strada che permetta al Paese di non andare in pezzi.

La risposta legalitaria data fin qui dal governo del PP appare sempre meno sufficiente. e’ indispensabile che all’immobilismo del governo Rajoy subentri un’iniziativa politica che risolva i problemi della Spagna di oggi ed isoli i più faziosi tra i separatisti creando le condizioni per un nuovo patto nazionale.

Non mancano esempi in tal senso e nulla è definitivo: la stessa Spagna ha superato con successo il separatismo basco concedendo ad Euskadi ampia autonomia.

La stessa Europa farà bene ad osservare gli sviluppi della vicenda catalana per favorire una ricomposizione del conflitto ed evitare che altre regioni (ad esempio, Scozia, fiandre, Corsica) seguendo il percorso catalano giungano a proclamare le loro rispettive indipendenze.

Sarebbe un ulteriore segnale di fallimento dell’Europa che, secondo i suoi fondatori doveva unire i popoli e non atomizzarli in tanti piccoli Stati.

PIERLUIGI GIACOMONI