IL BRASILE, UN PAESE SENZA LEGGE
(4 settembre 2016)

BRASILIA. Il Brasile è diventato una «terra senza legge, dove tutto è permesso».
A denunciarlo,  in un comunicato, è la Commissione per la pastorale
della Terra della Conferenza episcopale brasiliana (Cpt).

Secondo l’organismo dei vescovi, la flessibilizzazione del lavoro ed il progressivo smantellamento in atto nel
Paese delle reti di protezione sociale e delle misure a tutela dell’ambiente sono altrettanti passi indietro «che
ricordano il periodo della
dittatura militare (1964-1985).»

«I grandi proprietari, i fazendeiros e l’agrobusiness  continuano la loro avanzata nella foresta amazzonica con
un’intensità mai vista», afferma il comunicato
diffuso in questi giorni.

I dati rilevati dall’Istituto dell’uomo e dell’ambiente dell’Amazzonia (Imazon) indicano infatti che la quantità di
terra sottratta alle foreste nel 2016 è aumentata del 97% rispetto al 2015.

Un altro fenomeno preoccupante legato a questo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, è l’aumento
delle violenze contro le popolazioni rurali,
in particolare i quilombolas (i discendenti degli schiavi africani) e le popolazioni indigene.  Se nel 2015 si sono
registrati 50 omicidi legati ai
conflitti per la terra, i dati parziali di quest’anno indicano un trend ancora peggiore. Ad agosto si è già
arrivati a quota 40, mentre i tentativi di
omicidio sono cresciuti del 58% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Nel comunicato i responsabili della Cpt chiamano in causa anche le responsabilità delle autorità giudiziarie, a
loro avviso colluse coi latifondisti e con l’agrobusiness.
Inoltre denunciano l’accresciuta repressione e criminalizzazione dei movimenti per i diritti dei contadini da parte
delle forze dell’ordine. Secondo la Cpt questa escalation di violenze e prevaricazioni è connesso col clima
d’instabilità che sta investendo il Paese latinoamericano.

La Commissione per la Pastorale della Terra, attualmente guidata da mons. Enemésio Ângelo Lazzaris, vescovo di
Balsas, è nata nel 1975 per sostenere
i contadini oppressi dai grandi latifondisti, dai loro uomini armati e dall’esercito. L’opera dei sacerdoti,
religiosi e laici coinvolti nella pastorale della terra si svolge in una realtà dura e spietata, fatta di
precarietà, soprusi, rivendicazioni. C’è anche chi ha pagato con la vita la missione di stare
vicino ai più poveri e oppressi, come è accaduto 11 anni fa a suor Dorothy Stang, la religiosa statunitense della
Congregazione di Notre Dame uccisa a bruciapelo con sei colpi di pistola il 12 febbraio 2005 nello Stato del Parà.

Nello stesso giorno in cui veniva pubblicato il comunicato sopracitato, Dilma Rousseff è stata destituita dalla
carica di Presidente della Repubblica Federativa del Brasile.

Il Senato federale, nella seduta del 31 agosto, presieduta da Ricardo Lewandowski, Capo della Corte Suprema, ha
infatti votato con 61 voti favorevoli e 20 contrari la rimozione immediata del Capo dello Stato, ritenendolo,
quindi, colpevole d’aver truccato i conti dello Stato con l’obiettivo di dare un’immagine positiva dell’andamento
economico del Brasile nell’imminenza delle elezioni presidenziali in cui era in corsa come candidata del Partito
dei Lavoratori (PT).

Il procedimento di impeachment ha preso il via dopo che lo stesso Senato, con 59 voti a 21 aveva aperto la pratica
lo scorso 11 agosto.

In precedenza, la camera alta, il 12 maggio, aveva sospeso Rousseff dalle funzioni presidenziali con
55 voti a 21.

Il Senato, peraltro, non ha disposto l’interdizione di Roussef dai pubblici uffici per otto anni, com’era stato
richiesto: i favorevoli all’interdetto sono stati solo 42, contro 36, ben al di sotto del quorum dei due terzi dei
membri dell’assemblea richiesti per rendere valida la delibera.

La decisione è avvenuta al termine d’una maratona oratoria di diversi giorni durante la quale si sono scontrati con
durezza avversari e sostenitori del governo del PT: Rousseff stessa ha dovuto il 29 agosto sottoporsi ad una seduta
d’interrogatorio davanti al Senato durata oltre 13 ore, dimostrando nella circostanza conoscenza degli argomenti,
pacatezza e determinazione.

All’indomani della deliberazione senatoriale ha annunciato che farà ricorso dinanzi al Tribunale supremo per far
invalidare il verdetto di condanna ed ha annunciato che l’opposizione alla nuova maggioranza costituitasi in
Parlamento sarà dura.

Il Parlamento brasiliano, peraltro, non è un esempio di onestà: il 30 per cento dei suoi membri è inquisito,
mentre il 10 per cento ha subito condanne ed è cosa nota a tutta l’opinione pubblica che la corruzione connota
fortemente la vita pubblica a tutti i livelli.

Ora tocca a Michel Temer assumere la presidenza del paese: il leader del Pmdb, era alleato di Rousseff fino agli
inizi di quest’anno, ma poi ha ritirato il suo partito dalla maggioranza; anche lui è indagato per l’affaire
Petrobras e per altre vicende, inoltre è in combutta col Presidente della Camera dei Deputati Eduardo Cunha, anche
lui inquisito per scandali di corruzione.

Le prime mosse della nuova amministrazione lasciano intendere che Brasilia voglia cancellare la maggior parte dei
provvedimenti adottati dai governi Lula e Rousseff e promuovere iniziative gradite all’oligarchia benestante ed ai
latifondisti.
PIER LUIGI GIACOMONI