EDITORIALE

IL BARACCONE HA CHIUSO I BATTENTI

(20 Luglio 2026)

Con la finale tra Spagna ed Argentina è terminata la XXIII edizione dei campionati mondiali di calcio maschile.

48 squadre nazionali partecipanti, 3 Paesi organizzatori, 104 partite per una durata complessiva di quasi 40 giorni, un po’ meno della Quaresima.

Il baraccone ha spento i riflettori per darsi appuntamento tra quattro anni: sarà ancora più grande perché le nazioni organizzatrici saranno cinque e le nazionali partecipanti dovranno volare in su e in giù per disputare i match.

Si dice addirittura che i partecipanti alla fase finale saranno 64.

Quindi la belva è sempre più affamata: tornei più lunghi, giocatori in eterno movimento, in lotta coi fusi orari e temperature sempre più elevate, contratti televisivi e pubblicitari sempre più onerosi.

Sembra che il mondo moderno non riesca a far a meno del calcio, soprattutto perché fa girare cifre imponenti.

Alla fine chi conta di meno sono i giocatori che per partecipare a queste manifestazioni son esposti ad allenamenti continui e faticose trasferte: certo sono professionisti ma non vuol dire che meritino d’esser spremuti come dei limoni.

Naturalmente, e non potrebbe esser diversamente, anche la politica s’inserisce in questo gioco, facendo cadere l’ultimo velo d’ipocrisia che vuole che lo sport sia un’altra cosa.

A questi livelli, con miliardi di dollari in ballo, nulla sfugge se non altro perché per organizzare una manifestazione così elefantiaca occorrono grandi risorse che spingono alcuni paesi, che desideran organizzarle, associarsi per far fronte alle spese.

Ora si tireranno le somme ma siamo certi che altri baracconi come questo son in preparazione perché la belva del football è insaziabile e fra poco avrà di nuovo appetito.

PIER LUIGI GIACOMONI