COSTA RICA

PER LAURA FERNÁNDEZ, BUONA LA PRIMA
(3 Febbraio 2026)

SAN JOSé. Laura Fernández Delgado, 39 anni, è la nuova Presidente eletta del Costa Rica: secondo il conteggio preliminare condotto dal Supremo Tribunale Elettorale (TSE) ha ottenuto il 48% dei voti, mentre Álvaro Ramos, suo principale avversario, s’è fermato al 33%.

Il Partito del Popolo sovrano, che sostiene Fernández, ha in mano anche il Parlamento: nella nuova Assemblea legislativa disporrà di 30 seggi su 57, mentre Liberación Nacional ne avrà 18 e il Frente Amplio, 7.

Il nuovo governo entrerà in carica l’8 Maggio per un mandato di 4 Anni non immediatamente replicabili, salvo modifiche alla Costituzione.

Fernández è la seconda donna a giunger alla presidenza: nel 2006 fu eletta Laura Chincilla, candidata del PLN.

***

CHAVISMO COSTARRICENSE

L’eletta è stata fin da subito la candidata preferita del Presidente Rodrigo Chaves: sua ministra per la pianificazione e poi per la Presidenza, rinunciò per potersi candidare.

Durante la campagna elettorale ha promesso che proseguirà nella politica del suo mentore e predecessore che potrebbe far parte anche del team di governo.

Perciò, mano dura contro il crimine, realizzazione d’un supercarcere per rinchiudervi i malavitosi e dichiarazione dello stato d’emergenza per far fronte all’insicurezza.

Rispetto al recente passato del Costa Rica queste elezioni segnano un profondo cambiamento perché il Paese cessa d’esser la Svizzera dell’America Centrale per diventare molto simile ai suoi vicini: nel 2025 vi son stati 900 omicidi, in Italia se ne verifican circa 300 ogni anno, perciò il tasso è salito al 16 per centomila abitanti, secondo statistiche dell’ONU.

Tra le opposizioni serpeggia, però, il timore d’una prossima svolta autoritaria perché son in cantiere riforme della costituzione che permetterebbero se approvate di eleggere un presidente per più d’un mandato consecutivo.

Inoltre, Chaves vorrebbe modificare l’assetto della corte suprema in modo da renderla più docile ai voleri dell’esecutivo.

Il “chavismo costarricense” poi se la prende spesso con la stampa, accusata d’esser ipercritica col governo: la stessa Fernández nel suo primo discorso postelettorale ha attaccato i media.

***

SVOLTA A DESTRA

I risultati delle elezioni costarricensi confermano l’ondata di destra che sembra investire l’America Latina: lo stato d’insicurezza in cui si sente la popolazione la spinge ad invocare governi forti: molti osservano con interesse ciò che è accaduto in El Salvador, dove Nayib bukele, che tra l’altro è stato a San Josè nella fase finale della campagna pre voto, sembra aver sconfitto le pandillas che seminavan morte e terrore nel Paese.

Il problema è che tutto l’istmo è l’epicentro dell’attività dei cartelli messicani della droga che usano, ad esempio, i porti costarricensi per esportar cocaina verso USA ed europa.

***

COSTA RICA

GEOGRAFIA

La República de Costa Rica, situata nell’America Centrale occupa una superficie di 51.100 kmq.: confina con Nicaragua (nord) e Panamá (sud est).

***

IL TERRITORIO

OROGRAFIA

Il paese è attraversato da nord-ovest a sud-est da una serie di catene montuose (Cordigliere) che formano la sua spina dorsale. Sono presenti numerosi vulcani sia attivi che spenti: nella Meseta central, un altopiano fertile, vive la maggioranza della popolazione e sorge la capitale San José.

***

IDROGRAFIA

Paese ricco d’acqua, è percorso da diversi fiumi. Alcuni sfociano nel mar dei Caraibi, altri nel Pacifico, i due mari che lo bagnano.

Vi sono anche numerosi laghi: l’Arenal, il maggiore, è però artificiale ed alimenta la produzione d’energia idroelettrica.

***

CLIMA

Essendo vicino all’equatore, il clima è tropicale tutto l’anno, ma varia in base all’altitudine: sulle coste prevale il caldo umido, nella Meseta central, un clima temperato.

Non vi sono vere e proprie stagioni.

***

BIODIVRSITA’

Più del 25% del territorio è protetto da parchi e riserve naturali: si passa dalla foresta pluviale tropicale alla foresta nebulosa in alta quota, fino alle mangrovie presso le coste.

***

POPOLAZIONE

I Costarricensi sono 5,2 milioni: l’85% vive in aree urbane, in particolare, San José, Alajuela, Cartago ed Heredia, situate nella Meseta central.

La maggioranza è di derivazione europea (86%), con minoranze di afrodiscendenti (7%): e nativi, 3%.

Circa 300.000 nicaraguensi han trovato ospitalità sfuggendo all’oppressione imposta da Daniel Ortega e rosario Murillo a Managua e dintorni.

***

LINGUE E RELIGIONI

La lingua prevalente è lo spagnolo, ereditato dalla colonizzazione, i nativi usano lingue ancestrali, mentre gli afrocostarricensi, discendenti di lavoratori giamaicani richiamati qui per costruire una linea ferroviaria e residenti nella provincia di Puerto Limón, parlano un creolo inglese.

La religione prevalente è il cattolicesimo, ma cresce l’influenza delle correnti evangeliche provenienti dal Nord America.

***

STORIA

La storia del Costa Rica è un caso isolato in America Latina. Mentre molti Paesi vicini sono stati segnati da dittature sanguinose e croniche guerre fratricide, qui si è cercato di costruire una democrazia stabile dove efficiente istruzione e protezione dell’ambiente sono state la priorità dei governi.

***

L’EPOCA PRECOLOMBIANA E L’ARRIVO DEGLI SPAGNOLI

Prima del 1502, il territorio era abitato da diverse culture indigene (come i Diquis, famosi per le loro misteriose sfere di pietra).

Cristoforo Colombo arrivò durante il suo quarto viaggio e, vedendo gli ornamenti d’oro degl’indigeni, chiamò la terra “Costa Rica”.

In realtà, la regione si rivelò povera di metalli preziosi e di manodopera locale. Questo portò a una colonizzazione diversa: gli spagnoli dovettero lavorare la terra da soli, creando una società di piccoli proprietari terrieri più egualitaria rispetto ai grandi latifondi in Messico e Perù.

***

L’INDIPENDENZA (1821)

Il Costa Rica ottenne l’indipendenza dalla Spagna nel 1821 quasi “per posta”, quando la notizia arrivò via terra settimane dopo la dichiarazione ufficiale in Guatemala.

Dopo una breve parentesi nell’Impero Messicano e nella Federazione Centroamericana, divenne una repubblica sovrana nel 1848.

In quel periodo si sviluppò l’economia del caffè, che creò una nuova élite urbana e finanziò la costruzione di gioielli architettonici come il Teatro Nazionale a San José.

***

GUERRA CONTRO I FILIBUSTIERI (1856)

Uno dei momenti più epici della storia nazionale fu la battaglia contro William Walker, un avventuriero americano che voleva conquistare l’America Centrale per instaurarvi un regime schiavista.

L’esercito costarricense, composto in gran parte da contadini, lo sconfisse: l’eroe nazionale, Juan Santamaría, morì durante la battaglia di Rivas ed oggi l’aeroporto principale porta il suo nome.

***

ABOLIZIONE DELL’ESERCITO

Il 1948 è l’anno spartiacque. Dopo una breve ma intensa guerra intestina, causata da elezioni contestate, salì al potere José Figueres Ferrer (detto “Don Pepe”, che sciolse l’esercito nazionale, dichiarando che il paese avrebbe usato i soldi per mantenerlo, per istruzione e sanità.

Ancor oggi, il Costa Rica è una delle pochissime nazioni al mondo senza forze armate permanenti.

Negli anni ’80, mentre i paesi confinanti erano devastati da guerre interminabili, il presidente Oscar Arias Sánchez promosse un piano di pace regionale che gli valse il Premio Nobel nel 1987.

Nei ’90 si decise poi di bloccare la deforestazione massiccia per puntare sull’ecoturismo e le energie rinnovabili: quasi il 100% della sua elettricità deriva da fonti idroelettrica, geotermica ed eolica.

***

BIPARTITISMO

Per decenni la scena politica è stata caratterizzata dall’alternanza al governo dei riformisti del Partido de Liberación Nacional e i conservatori dell’Unidad Social Cristiana.

Nelle ultime elezioni il PLN è arrivato secondo, mentre l’USC forse avrà un seggio in parlamento.

Dal 2022, con l’elezione di Rodrigo Chaves, il Costa Rica sembra aver scelto un “caudillo” che aspira a concentrar nelle sue mani molto potere come avviene in altri Paesi del Centro e Sud America.

Si vedrà se la società nazionale, certo molto affezionata alle proprie istituzioni, come dimostra l’alta affluenza alle urne, il 66%, riuscirà a ridimensionare queste aspirazioni, salvando un sistema politico che molti ammirano anche da lontano.

PIER LUIGI GIACOMONI