CILE

KAST A VALANGA

(15 Dicembre 2025)

SANTIAGO. Col 58,1% dei voti José Antonio Kast è eletto Presidente della Repubblica del Cile: in poco più di due ore dalla chiusura dei seggi il candidato del Partito Repubblicano è proclamato vincitore
davanti a Jeannette Jara, Partito Comunista.

Il nuovo capo di Stato avrà ora tre mesi per formare il nuovo governo che s’insedierà con lui l’11 Marzo 2026 per un mandato di quattro anni: per forza sarà un esecutivo di coalizione perché al Congresso, la destra dispone della maggioranza alla Camera, ma non al Senato.

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JOSé ANTONIO KAST RIST

Avvocato, 59 anni, padre di nove figli, Kast, d’origine tedesca, è in politica da tempo: presenta la sua prima candidatura presidenziale nel 2017, ma è nel 2021 che può correre al ballottaggio contro Gabriel Boric che lo batte 56-44%.

Nel corso dell’ultimo quadriennio rafforza la propria posizione in seno alla coalizione conservatrice: mentre le altre formazioni come la UDI e RN perdon terreno, il PR, la sua, diventa sempre più forte.

E’ in prima linea nella campagna per il no al progetto di costituzione approvato dall’assemblea dei 155 e vince (34-16) le elezioni per la Convenzione, cui spetta la redazione d’una nuova magna charta.

Anche questo testo cade, ma ormai è pronto per lanciare la sua sfida per La Moneda.

Al primo turno (16 Novembre 2025) ottiene il 24%, sconfiggendo gli altri candidati del suo stesso orientamento: nessun sondaggio però pronostica il 19% raccolto dal Partito della Gente di Franco Parisi.

Questi, populista ed antisistema, eletti 14 deputati, è probabilmente decisivo per assegnar la vittoria al nuovo Presidente, malgrado ad alta voce dichiari di non stimar nessuno e di consigliar d’annullar la scheda.

Secondo i dati forniti dal ServEl i voti non validi son meno di quelli da lui raccolti al primo round.

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JEANNETTE ALEJANDRA JARA ROMÁN

La principale avversaria di Kast è un’avvocata di 51 anni, militante comunista, che a giugno vince a sorpresa le primarie in seno alla coalizione governativa.

durante la campagna elettorale prova a prender le distanze dall’amministrazione Boric, di cui ha fatto parte, comprendendo che il livello d’impopolarità raggiunto dal Presidente può danneggiarla.

A novembre, consegue quasi il 27%, batte gli altri candidati di sinistra, ma tutte le inchieste demoscopiche le pronostican la sconfitta.

Alla fine, contro i 7,2 milioni di voti raccolti da Kast, può opporre solo i 5,2 confluiti su di lei.

Ora l’ampia coalizione che sosteneva Boric dovrà riflettere a lungo sui motivi della sconfitta e prepararsi per la prossima volta.

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SICUREZZA, EMIGRAZIONE E CAROVITA

Gli argomenti che han dominato la campagna elettorale sono stati complessivamente tre:

1. la sicurezza: sebbene il tasso di omicidi in Cile sia nettamente più basso che in altri Paesi latinoamericani, la gente ritiene che l’attuale amministrazione abbia fatto poco per proteggerla contro la criminalità;

La destra propone il pugno duro, come la creazione d’un carcere di massima sicurezza nel deserto di Atacama, sul modello salvadoregno;

2. Emigrazione: Kast promette che rimpatrierà i migranti illegali che in questi anni son affluiti in Cile, perloppiù dal Venezuela.

3. carovita: entrambi i candidati han proposto misure per dar da mangiare a chi non ha abbastanza denaro per far acquisti alimentari.

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IL PENDOLO VA A DESTRA

In Cile, ormai dal 2009, ad ogni elezione il pendolo si sposta talvolta verso sinistra oppure verso destra.

Dopo i governi della Concertación, coalizione di centro-sinistra composta da socialisti e democristiani che prende le redini del Paese dopo Pinochet, ogni quattro anni cambia il colore del Governo: così, dal 2010 al ’22 si alternan Michelle Bachelet, socialista, e Sebastián Piñera, conservatore.

E’ durante la seconda amministrazione di questi che scoppia l’estallido social (Ottobre 2019): causa del moto popolare l’aumento dei prezzi.

Polizia e carabineros reagiscon alle proteste con particolare durezza, praticando la repressione con metodi in voga ai tempi della dittatura.

La sinistra radicale ritiene giunto il proprio momento: nel 2021 propone alle primarie Gabriel Boric, giovane attivista del movimento che ottiene la nomination, vincendo poi le presidenziali.

Tuttavia, come avvenuto con poche eccezioni in precedenza, anche la sua amministrazione arriva a fine mandato con un livello d’impopolarità molto alto.

Ed ora il pendolo si sposta molto a destra: si vedrà se il nuovo Presidente si comporterà con prudenza e moderazione o terrà fede alle proprie idee molto estreme.

Comunque, come notano molti, in Sud America, dopo gli anni del progressismo, stan subentrando quelli del conservatorismo, anche estremo, incarnato da soggetti come Milei o Bukele.

PIER LUIGI GIACOMONI