ZAMBIA, KENNETH KAUNDA NON C’E’ PIU’
(24 Giugno 2021)

LUSAKA. Kenneth David Kaunda, 97 anni, non c’è più: il primo Presidente dello Zambia, uno degli “eroi” dell’epoca della decolonizzazione, l’ultimo ancora in vita, è morto di polmonite il 17 Giugno in un ospedale di Lusaka, la capitale della Repubblica zambiana.

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KENNETH D. KAUNDA

Kenneth D. Kaunda è Un uomo, scrive la BBC tracciandone un articolato profilo, dotato di notevole charme, che intraprende una vasta opera di modernizzazione, sebbene il suo stile di governo, piuttosto autoritario, lo conduca, in un primo momento, a rifiutare la democrazia multipartitica.

D’ideologia panafricana, inizia a costruire un nuovo Zambia, libero d’intraprendere il proprio cammino sulla scena internazionale.

Il suo tallone d’Achille è però l’economia che, a lungo andare ne causa il crollo della popolarità: quando nel 1991 gli zambiani potranno liberamente eleggere un Presidente, lo bocceranno.

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LE ORIGINI.

Kenneth David Kaunda nasce il 28 Aprile 1924 presso una missione ai confini tra la Rhodesia del Nord (possedimento britannico) ed il Congo belga.

Suo padre, un pastore della chiesa scozzese, muore mentre egli è ancora un bambino, lasciando la famiglia in gravi ristrettezze economiche.

Tuttavia, il giovane Kaunda, dimostrando ottime attitudini allo studio, viene aiutato dai missionari, consentendogli di frequentare la scuola secondaria, cosa che più tardi gli permette d’intraprendere la carriera dell’insegnamento.

Il suo lavoro, lo conduce ad incontrare i lavoratori delle miniere di rame del Copperbelt ed a viaggiare nella Rhodesia meridionale (oggi Zimbabwe) dove per la prima volta subisce gli effetti della dominazione bianca.

Una delle sue prime scelte politiche è quella di divenire vegetariano per protestare contro la separazione delle macellerie: infatti ai bianchi sono riservate le migliori, mentre per i neri ci sono le più scadenti.

Nel 1953, è Segretario del Congresso Nazionale Africano della Rhodesia settentrionale, ma l’organizzazione non riesce a mobilitare gli Africani contro la Federazione delle due Rhodesie e del Nyasaland, imposta dai britannici, dominata dai bianchi.

Due anni dopo, è arrestato e condannato ai lavori forzati per aver distribuito materiale ritenuto sovversivo dalle autorità.

Deluso dal fallimento delle proteste promosse dal suo partito, Kaunda fonda un nuovo movimento, lo Zambian African National Congress (ZANC), d’orientamento più radicale, messo rapidamente fuori legge: Kaunda è nuovamente incarcerato.

Nel 1960, diventa leader del United National Independence Party (Unip) e, dopo una visita a Martin Luther King negli Stati Uniti, abbraccia con entusiasmo la causa della piena indipendenza dello Zambia daottenersi mediante la disobbedienza civile, il blocco delle strade, l’incendio degli edifici: nel 1962 è eletto al parlamento della Federazione in coalizione con l’ANC.

Presto diviene figura di spicco del movimento indipendentista.

A fine ’63, La Federazione di Rhodesia e Nyasaland si scioglie ed a gennaio ’64 Kaunda è eletto Primo Ministro della Rhodesia settentrionale: il Paese, ribattezzato Zambia, consegue la piena indipendenza il 24 Ottobre dello stesso anno con Kaunda, primo Presidente.

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LA POLITICA ECONOMICA.

Kaunda comincia col grande vantaggio di guidare uno Stato africano con basi economiche più robuste rispetto ai suoi vicini, ma l’inesperienza e l’impreparazione di molti dei nuovi dirigenti creano presto dei disastri.

In più, la decisione di Ian Smith, Primo Ministro della Rhodesia meridionale di dichiarare unilateralmente l’indipendenza del proprio territorio (1965), mette in pericolo la strategia economica del presidente.

Infatti, le sanzioni decretate dalla Gran Bretagna contro il governo di Salisbury finiscono per danneggiare l’economia zambiana: nel 1969, poi, la decisione di nazionalizzare le miniere di rame, che costituiscono il 90% degli ingressi di valuta pregiata nel paese, provoca ulteriori sconquassi in economia.

Conseguenza, il prezzo del rame sui mercati delle materie prime crolla e precipitano le entrate nell’erario pubblico, perciò quando successivamente aumenta quello del petrolio (1973-74) per lo Zambia è il disastro.

Al momento dell’indipendenza lo Zambia è uno dei Paesi più ricchi dell’Africa sub-sahariana, nel 1991, quando Kaunda lascia il potere, ha un debito estero pari a 8 miliardi di dollari.

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AUTORITARISMO.

Per frenare l’attivismo delle opposizioni sempre più critiche nei confronti del suo regime Kenneth Kaunda nel 1972 impone, come altri leader africani, il partito unico: «Sarebbe stato disastroso – dichiara – per lo Zambia se avessimo avuto un sistema pluralistico, perché i partiti starebbero stati un ostacolo alla partecipazione del nostro Paese alla lotta per la libertà.»

Il Presidente allude all’impegno che lo vede protagonista nella lotta contro il regimi razzisti in Rhodesia e Sud Africa: in qualità di capo del gruppo dei sei paesi in prima linea si batte contro l’Apartheid,malgrado ciò ha incontri con John Vorster, P. W. Botha e F.W. de Klerk.

Lusaka diviene la città dove vivono i principali dirigenti dell’ANC sudafricano: frequenti sono gli scontri con Margaret Thatcher che è contraria alle sanzioni contro il Sud Africa: per Kaunda, l’atteggiamento della “lady di ferro” danneggia il futuro stesso del Commonwealth.

Sulla scena africana, il Presidente zambiano è considerato un moderato, favorevole alla convivenza tra popoli diversi all’interno d’uno stesso Stato e per la pacifica soluzione delle controversie. Tuttavia, sostiene Robert G. Mugabe quando intraprende la sua riforma agraria che prevede l’espropriazione dei farmers bianchi e che si conclude con un disastro per l’economia zimbabwese: «Non credo sia giusto demonizzare Robert Mugabe. Non sto dicendo che i metodi che usa sono corretti, sto sostenendo che egli è un uomo sotto pressione.»

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IL DECLINO

I primi segnali di declino della leadership di KK, il nomignolo che viene dato al presidente, si manifestano nei tardi 80. Giungono notizie di tentativi di colpo di Stato e il coprifuoco notturno è imposto: a seguito dell’introduzione della politica di austerity, caldeggiata dall’FMI come precondizione per la concessione di prestiti che permettano al Paese di pagare gli interessi maturati sul debito estero, , scoppiano disordini a Lusaka e nel Copperbelt.

Un vero bagno di sangue si verifica alla Zambia University: 20 studenti muoiono a causa del brutale intervento delle forze dell’ordine che devastano il campus ed impongono la chiusura dell’ateneo.

Kaunda ormai è con le spalle al muro: deve abolire il partito unico, permettere l’emersione delle opposizioni, indìre libere elezioni: il presidente si rende conto che non ha scelta, per cui convoca per il 31 ottobre 1991 una consultazione generale.

Appena comincia la campagna elettorale, è chiaro che le sue prospettive di rielezione sono problematiche, cosicché è il primo a non sorprendersi quando dalle urne emerge vincitore Frederick Chiluba del Movement for the multi-party democracy (MMD). Il nuovo presidente però considera Kaunda una minaccia per il suo governo: l’ex presidente è arrestato sotto l’accusa di alto tradimento (1997), ma successivamente è rimesso in libertà.

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LA PENSIONE.

Lontano dal potere, Kaunda non perde occasione per impegnarsi per altre cause come la lotta contro la diffusione dell’HIV: in seguito alla morte del figlio Masuzyo, inoltre scrive, ha pubblicato diversi libri in cui illustra la sua ideologia d’appartenenza, il socialismo africano, e compone brani musicali.
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Nel 2013, quasi novantenne, partecipa ai funerali di Nelson Mandela, con cui ha condiviso una fraterna amicizia.

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IL BILANCIO D’UNA VITA.

Certamente la lunga vita politica di Kenneth D. Kaunda è caratterizzata da luci ed ombre: da un lato egli è stato uno dei più lucidi leader africani impegnati nella lotta contro l’apartheid e tutte le forme di schiavitù e di discriminazione dei neri, dall’altro ha pesanti responsabilità nel disastro dell’economia zambiana.

Come molti dirigenti dell’èra postcoloniale ha pagato il prezzo dell’inesperienza e dell’impreparazione e di fronte alle difficoltà ha scelto il vicolo cieco della dittatura personale.

Lo Zambia rimane uno dei pochi paesi africani a non aver mai sperimentato colpi di stato e regimi militari, un Paese in cui convivono popoli diversi, una nazione potenzialmente molto ricca, ma dove la povertà è diffusa e la speranza di vita alla nascita è una delle più basse al mondo.

PIER LUIGI GIACOMONI