Skip to Content

UNA DOMENICA BESTIALE

Giugno 17, 2019 • Pierluigi Giacomoni

UNA DOMENICA BESTIALE
(17 Giugno 2019)

1. IL RISVEGLIO.

«Il mattino ha l’oro in bocca», dice qualcuno che non si è mai alzato prima delle otto, per me, però, stamani è amaro come il fiele. Alle cinque e mezzo, mentre dormivo come un satanasso, è squillato il telefono. Per qualche istante, nel sogno, pensavo che fosse un prodotto del mio subconscio, come quando nei film, in una scena magari già angosciante di suo, s’ode in lontananza la suoneria d’un telefono. Poi ho realizzato che non era il super-io a suonare, ma il maledetto cellulare.

Rapidamente scendo da marte e rispondo con voce cavernosa:
«che vuoi, Diego?»

«vieni alla radio!»

«Ma è domenica!»

«Sì, ma il tuo collega Matteo mi ha appena messaggiato che ha la febbre, perciò tocca a te.»

Esco dalle coperte, vado velocemente in bagno e poi, senza nemmeno bere un caffè, parto.

Laura, la mia dolce compagna, non s’è accorta di nulla.

La serata romantica di ieri, a questo punto, è poco più d’un dolce ricordo. fuori fa un freddo birichino, tira un vento che pela e schizzare in motorino fino alla sede della radio è una tortura cinese. Ma bisogna: in fin dei conti quelli mi danno da mangiare ed alla fine del mese quelle tre ore che faccio al mattino dalle sei alle nove dal lunedì al venerdì di chiacchiere, canzoni, notizie, telefonate, dediche, si fan sentire sul nostro bilancio familiare.

***

2. PRESENTAZIONE.

A proposito, son talmente fuori che non mi son neanche presentato: son Rudy, ho trent’anni faccio tre lavori, tutti precari: presento un programma alla radio, un’emittente locale qui di Bologna, non la nomino per non fare pubblicità, scrivo per un quotidiano locale e poi faccio il DJ. Perché tutto sto lavorìo? Per sbarcare il lunario: devo pagare il mutuo della casa che ho comprato, siamo in attesa d’un figlio e poi ogni tanto qualche spesuccia extra ce la vogliamo permettere. Per carità, non stiamo male laura ed io, ma c’è da faticare, almeno finché qualcuno non m’assumerà in pianta stabile.

Così, in poche battute, son uscito dal letto, ho lasciato dormire Laura e son volato alla radio: Non so come ho fatto, ma son entrato in onda che erano le sei spaccate:

Appena arrivato, Diego, sempre scorbutico, mi fa:

»Sei qua, finalmente! Temevo di dover esser io a legger le previsioni del tempo e tutte le altre cavolate che dite voi a quest’ora!». Neanche un saluto e nemmeno il caffè: Diego si chiude in regia col suo mixer e le altre diavolerie elettroniche che gli piacciono tanto e via così. Fortuna che ogni tanto mandiamo cinque brani  uno dietro l’altro o una scarica di pubblicità, così posso bermi una specie di cappuccino della macchinetta, quelli che ti vengon dati se infili una chiavetta prepagata.

Nello studietto radiofonico, su un tavolino, ci sono  una mazzetta d’appunti, una scaletta di dischi da trasmettere e poco altro: col cellulare guardo cosa scrivono i giornali locali e ne do notizia agli ascoltatori.

«Amiche e amici ascoltatori, sono io, rudy, il vostro Rudy che vi dà il buongiorno: lo so, aspettavate Matteo, soprattutto voi donne, ma Matteo non c’è e tocca a me. Non trasmetto mai di domenica, ma oggi è un’eccezione.»

Diego alza la musica e la mia voce scompare.

Per tre ore, do un po’ di notizie, leggo le previsioni del tempo per una giornata che si annuncia grigina e piovosetta, poi cominciano ad arrivare le prime telefonate che chiedono d’ascoltare questa o quella canzone.

Nella mia testa però frulla un altro pensiero: “alle nove smetto e me ne torno a casa e passo la domenica con Laura”.

***

3. LA SECONDA FREGATURA.

Il fato però ha disposto diversamente: alle otto e mezza mentre sta cantando Eros Ramazzotti, risuona la cavalcata delle Valchirie: è la suoneria che indica che stanno chiamando dal giornale e c’è un’emergenza.

Rispondo:

«Rudy, siamo nella merda fino a qui: se non ci dai una mano non sappiamo come fare!»

E’ il mio capo redattore, William, un romagnolo che quando racconta le barzellette fa scompisciar dal ridere e al quale non so dire di no.

«Che è successo?», domando.

«Nessuno oggi copre il derby Budrio-Mezzolara, una partita importantissima: il nostro corrispondente s’è ammalato e dobbiam mandare qualcuno. Ci vai tu?»

«Mah – rispondo timidamente – avevo promesso a laura che stavo con lei!…»

«Eh, potete andare a mangiare a Budrio insieme, guardate la partita alle due e mezzo, tu fai il pezzo e poi tornate a Bologna bel belli!!! Conosco un ristorantino da quelle parti che fan delle tagliatelle come quelle di una volta!»

«A lei il calcio fa schifo ed è sempre a dieta! Proverò a vedere cosa dice.» Implicitamente ho garantito a william che andrò a Budrio.

Alle nove meno dieci, Deborah, quella che avrebbe dovuto prender il mio posto per la successiva fascia di conduzione, telefona con una voce che sembra quella d’un basso del coro dell’Armata Rossa e dice:

«Ho la febbre e sto malissimo.»

Diego, sempre incavolato, mi ordina di rimanere lì fino a mezzogiorno, quando smonteremo tutti e due, sperando  che si presentino quelli del turno pomeridiano: tecnico e conduttore.

Naturalmente, a mano a mano che il fato s’accanisce contro di me,mando messaggi a Laura: ad un certo punto le scrivo, proponendole d’andare a Budrio a vedere il derby col Mezzolara e, come previsto, mi risponde, mandandomi una faccina schifata che urla di paura. In un successivo messaggio mi dice:

«Oggi esco con delle donne e parleremo male di te e di tutti i maschi!»

Tombola!

Alle dodici finalmente esco dalla radio cotto come un melone dopo aver sparato cazzate per sei ore: prendo il motorino e vado a casa a prendere il tablet per scrivere l’articolo.

Arrivato, Laura mi accoglie col muso: è assai arrabbiata con me perché l’ho lasciata sola senza una notizia per due o tre ore.

Comunque, all’una e mezza parto per Budrio con la mia macchina, vado allo stadio e alle due e mezza quando l’arbitro dà il via all’incontro son lì alla mia postazione. Inutile dire che fa freddo, che gli spettatori son quattro gatti e che la partita è abissalmente noiosa.

Dentro di me, spero addirittura che sospendano l’incontro per impraticabilità del campo o per qualche altra causa sovrannaturale, ma, naturalmente, gli dèi, che mi son avversi, fanno di tutto perché si giochino tra primo e secondo tempo 99 interminabili minuti.

Il risultato è ovviamente zero a zero e l’articolo che ne esce esprime tutta la mia delusione per aver assistito ad una partita che sarà meglio dimenticare in fretta.

Scritto il pezzo, lo mando alla redazione. William, appena lo legge mi telefona e mi fa:

«Non possiamo mica uscire con sta roba: il presidente del budrio ci toglie il saluto ed anche la sponsorizzazione. Prova a scrivere qualcosa di meglio, cerca d’indorare la pillola, fatti una grappa al bar, scaldati un po’, altrimenti domani non esci e non ti paghiamo.»

Quando vuole, il buon William sa bene dove colpire!

Riscrivo e viene fuori un pezzo che, insomma, dice e non dice e che soprattutto se la prende col Mezzolara che ha messo un pullman davanti alla porta per impedire ai valorosi attaccanti budriesi di far gol.

Stavolta, William è soddisfatto.

***

4. LA TERZA FREGATURA.

Finita la corvée a Budrio ed accontentato il caporedattore, nella mia testa si rifanno vive dolci prospettive per una serata romantica con Laura, in modo da far pace.

Ma, l’ho già detto, gli dèi oggi hanno per me programmi diversi: mentre sto tornando a Bologna, in macchina col riscaldamento a palla, per rifarmi delle tre ore di freddo patite allo stadio, squilla il cellulare,la maledizione dell’uomo moderno. Stavolta la suoneria è un brano tecno: mi chiamano dalla discoteca dove faccio il DJ.

«Rudy, siamo nella merda fino al collo! silvy ha litigato col capo, si è licenziato e abbiamo bisogno subito di uno che lo sostituisca. Se vieni, ti paghiamo il doppio.»

Ve l’ho già detto che non so dir di no e gli altri lo sanno?

Be’, naturalmente, finisce che alle dieci vado in discoteca e ci rimango fino alle tre. e meno male che è domenica sera e domani la gente va a lavorare.

***

4. IL LUNEDI’.

Ovviamente, il mio lunedì ricomincia con le tre ore di trasmissione in radio dalle sei alle nove che però, a causa della malattia di Deborah si prolungano fino a mezzogiorno. solo nel pomeriggio riesco a guardare sul giornale se il mio articolo è uscito: cerco, ma non lo trovo. Alla fine vedo un trafiletto ridicolo col risultato e poco altro.

Quel matto di William m’ha fregato un’altra volta. Ma la prossima, lo giuro!!! farò fuoco e fiamme.

E Laura, direte voi, mi ha tenuto il muso per un bel po’, ma forse stasera faremo pace e torneremo a volerci bene: dopo tutto, stiamo apsettando un bambino e forse ci sposeremo. Però, ragazzi, fare tre lavori contemporaneamente e tutti precari è veramente dura. Una fatica che, come dice qualcuno, “ci vuole un fisico bestiale!”

PIER LUIGI GIACOMONI

Categories: Italia, Racconti • Tags: , , , ,

Lascia un commento

Your email address will not be published.