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UN CLOCHARD, UN VICESINDACO RAZZISTA E LA SOLIDARIETA’ DELLA GENTE COMUNE

Gennaio 7, 2019 • Pierluigi Giacomoni

(7 Gennaio 2019) TRIESTE.

UN CLOCHARD, UN VICESINDACO RAZZISTA E LA SOLIDARIETA’ DELLA GENTE COMUNE

Nei giorni scorsi, il vicesindaco di Trieste, il leghista Paolo Polidori ruba i poveri vestiti d’un clochard, li getta tra i rifiuti, va a lavarsi le mani ed infine si vanta del vile gesto su Facebook.

La notizia si diffonde ed ecco che otto persone decidono di soccorrer il senza fissa dimora, portandogli degli abiti nuovi e piantando un cartello col quale chiedono scusa a nome di tutta la città. «Cosa possiamo fare?» si son chiesti allora gli otto, semplici cittadini, normali lavoratori. Hanno portato coperte al clochard ed hanno scritto su un cartello: “Caro amico speriamo che questa notte tu soffra meno il freddo. Ti chiediamo scusa a nome della città di Trieste”. *** Francesco, Michela e gli altri. «Siamo nei giorni della befana. Così abbiamo pensato di recarci a mezzanotte in via Carducci dove dormiva il senzatetto – dice Francesco, uno dei benefattori – Lì abbiamo lasciato gli indumenti.» Durante la giornata, decine di passanti si sono fermati, hanno fotografato il cartello e molti hanno lasciato una trapunta, un golfino, un maglione, una sciarpa, un berretto, un cuscino.

«Non ha importanza chi siamo e cosa facciamo nella vita. Non vogliamo mettere un cappello a una cosa che è venuta spontanea, che non ha colore politico. Noi siamo solo amici, non andiamo a manifestazioni, non sapevamo nemmeno da che parte cominciare quando ci siamo sentiti al telefono. «Dopo un giro di telefonate ci siamo dati appuntamento al caffè. Ognuno di noi ha coinvolto vicini di casa e parenti. Così abbiamo messo a punto il nostro piano che prevedeva di chiedere scusa al clochard e raccogliere gli indumenti.», conclude Francesco. Michela, un’altra degli otto soccorritori spiega: «Qualcuno mi ha chiamato per dirmi cosa era successo. La mia indignazione è lievitata, lentamente, fino a diventare rabbia. D’istinto ho telefonato ad altri amici, per sapere cosa ne pensavano. A Trieste per fortuna ancora si parla e si discute nei caffè, di persona e non soltanto sui social.

Il gesto del vicesindaco è stato talmente volgare che non si poteva non reagire. Anche perché lo spirito di questa città non è quello che rappresenta Polidori. Non ci sono i senzatetto nelle strade, la città offre risposte, accoglienza. Conoscevo l’angolo dove dormiva il romeno, ci sono passata, niente di che, niente che potesse far pensare al degrado. Per questo noi abbiamo considerato il gesto vile. La mia è stata una reazione di pelle. Non ha un significato politico. Buttare gli stracci a un clochard a Trieste a gennaio, a meno uno di temperatura, non è umano. Non si può.» Il politico, travolto dal moto spontaneo della gente,quella cui si appella spesso per giustificare le proprie guasconate razziste, ha fatto in parte marcia indietro, sostenendo di non aver avuto l’intenzione d’offendere: frase ipocrita perché di fatto non chiede scusa per l’oltraggio compiuto.

*** La banalità del bene. Alcuni mesi fa i giornali si stupirono perché un ragazzo di 17 anni, Lorenzo, aveva salvato da morte sicura un bambino di colore precipitato sulle rotaie della metropolitana di Milano, altrove altre persone operano giorno e notte per alleviare le sofferenze di tanti emarginati che popolano le nostre città, il tutto senza clamori, senza metter manifesti. eppure in un paese incattivito soprattutto con chi non ce la fa sarebbe ora che questo silenzio venisse rotto che questi manifesti venissero esposti.

Perché accanto alle smargiassate di politici che sfruttano i sentimenti razzisti d’una parte della popolazione, sempre quella, deve emergere la banalità del bene fatto da persone che non vogliono comparire sulle prime pagine dei giornali, ma allo stesso tempo non ne possono più di questo razzismo stupido e volgare che sta avvelenando la nostra vita civile e che dilaga sui social ed in tv.

PIER LUIGI GIACOMONI

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