TROPPI FEMMINICIDI E TROPPE SCARCERAZIONI
(5 Marzo 2021)

NAPOLI. In Italia si verificano troppi femminicidi, ma anche troppe scarcerazioni.

Sono trascorsi due mesi dall’inizio del 2021 e i femminicidi sono già almeno una decina, cioè uno ogni sei giorni. la cronaca li registra con puntualità e puntigliosità, ma la giustizia, cioè l’apparato che dovrebbe proteggerci… spesso fallisce lanciando il messaggio che denunciare un partner violento ed oppressivo non serve perché poi tanto il giudice lo rimette in libertà, rimandandolo a vivere magari nello stesso quartiere da cui proviene.

Proprio nei giorni scorsi è accaduta una vicenda simile: a Napoli, il GIP ha rimandato a casa sua Vincenzo Lo Presto, 43 anni, che il 7 marzo 2019 uccise Fortuna Bellisario, 35 anni.

L’inchiesta chiarì che la donna fu picchiata a morte, dopo che per anni il marito l’aveva sottoposta ad infinite e quotidiane angherie.

L’uomo, condannato ad appena 10 anni di reclusione, ora è fuori dopo solo un biennio, ha ottenuto l’attenuazione della custodia cautelare e gli arresti domiciliari. Dove? Nell’abitazione in cui viveva con la defunta moglie. Risiederà insieme a sua madre, che in passato ha sempre negato che ci fossero violenze in casa.

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LA TRAGEDIA.

Il misfatto avviene alle 13 del 7 marzo 2019: fortuna sta apparecchiando la tavola per il pranzo quando scoppia l’ennesima lite tra i due: Vincenzo, affetto da una gelosia ossessiva, oltre che da problemi di deambulazione, “senza darle il tempo di parlare”, si avventa su di lei e con la propria gruccia ortopedica, le sferra colpi a spalle, gambe, braccia, testa e volto.

Conseguenze: trauma cranico, soffocamento e morte.

Seguono l’arresto, il processo, la condanna a dieci anni di reclusione durante i quali l’assassino ha la possibilità d’incontrarsi coi figli minorenni finché non interviene il tribunale apposito che impone un percorso di ricostruzione educativa per salvarli dal padre.

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CONFINAMENTO E VIOLENZA DOMESTICA.

Vicende simili accadono in tutta italia, anzi il clima di semiconfinamento in cui stiamo vivendo da quasi un anno a causa dell’emergenza pandemica, favorisce l’esplosione di queste tragedie.

Quando si esaminano i racconti di questi delitti si scopre spesso che la donna ha denunciato più volte il partner, ma le forze dell’ordine o la magistratura hanno chiuso più d’un occhio, eppure ogni cinque-sei giorni accade in una qualsiasi delle nostre regioni uno di questi misfatti.

Talvolta, l’uomo uccide la compagna, talaltra elimina anche i figli: spesso la coppia stava per separarsi o l’aveva già fatto. Vi sono stati anche casi di fidanzati respinti che hanno soppresso crudelmente le loro ex.

In questi giorni, a Faenza, si è verificato il caso d’un marito che ha fatto ammazzar la moglie da un sicario.

Oltre al dolore, che queste vicende arreca a famiglie e superstiti, ci si mette però anche la burocrazia, che non di rado si dimostra cieca e sorda al punto da richiedere l’alto intervento del Presidente della Repubblica.

Mesi fa, si apprese che l’INPS richiese indietro i soldi versati ai nonni che avevano adottato i figli rimasti orfani per effetto di femminicidio.

Insomma, siamo nel pieno d’un’emergenza sociale che richiede interventi solleciti della politica: da un lato occorre punire più severamente gli autori di femminicidio, evitando che possano beneficiare d’ingiusti sconti di pena, dall’altro occorre che venga varata una politica di sostegno alla famiglia che è soggetta a molto stress, sia a causa delle carenze del nostro sistema di welfare, sia per effetto delle tensioni provocate dall’emergenza pandemica.

Già nel 2020, segnala l’istat, i divorzi sono cresciuti del 60%: le continue ondate di Covid, con le loro conseguenti chiusure, licenziamenti, convivenze forzose, non fanno che accentuare i problemi familiari da Nord a sud.

Occorre, infine, che i giovani vengano educati ad un’affettività corretta, in modo che vivano le loro relazioni affettive in modo maturo e siano in grado di fronteggiare le sconfitte in amore senza ricorrere alla violenza ed alla sopraffazione del partner.

Chi deve far ciò? Le agenzie educative in Italia non mancano: la scuola, ad esempio può aver un ruolo, ma anche la famiglia stessa può preparare i ragazzi al momento dell’incontro con l’altro, insegnando loro il rispetto per l’integrità fisica e mentale del partner.

PIER LUIGI GIACOMONI