I TAILANDESI PIANGONO RE BHUMIBOL
(14 Ottobre 2016).

BANGKOK. Si è spento ieri, Bhumibol Adulyadej, Re di Thailandia col nome di Rama IX: aveva 88 anni.

Era salito al trono il 9 giugno 1946, succedendo a Ananda Mahidol, Rama VIII (1925-1946).

Durante il suo lunghissimo regno, davvero un primato mondiale, si sono verificati 15 colpi di Stato militari e son
state varate 16 leggi costituzionali.

Anche se una norma molto severa sul reato di Lesa Maestà impedisce ai Tailandesi di criticare il trono e di
discutere sulla personalità del monarca e del suo successore, il re deceduto godeva comunque d’una grande
popolarità, perché era ritenuto al di sopra delle parti.

Per alcuni era quasi un semidio.

Il lutto. Oggi – riferisce BBC News – «Il popolo è in lutto per la scomparsa del sovrano. Una folla emozionata ha
trascorso tutta la notte in veglia a Bangkok, la capitale, ed una lunga fila di persone vestite di nero è in attesa
di partecipare ai funerali che avranno luogo in serata secondo il rito buddista.»

Iersera, diverse persone, in attesa di notizie davanti al Siriraj Hospital sono svenute nell’apprendere che il
monarca si era spento.

Il governo, che ha decretato una giornata festiva, ha chiesto di vestirsi di nero ed ha disposto che le bandiere
vengano esposte a mezz’asta per trenta giorni.

Diversi leader mondiali hanno reso omaggio alla figura di Rama IX.☺»

il periodo di lutto durerà complessivamente un anno: solo allora il principe ereditario Maha Vajiralongkorn,
assumerà effettivamente il titolo di Re e si farà chiamare Rama X.

Un bilancio. In generale, si può dire che Rama IX sia stato un buon re che non ha tentato di restaurare
l’assolutismo monarchico, abolito nel 1932.

Sul piano internazionale, la Tailandia è stata sempre un fedele alleato degli stati Uniti nell’area indocinese,
sconvolta dai lunghi conflitti in Viet Nam, Cambogia e Laos.

Sul piano interno, il sovrano è stato un costante elemento unificatore per un Paese spesso sconvolto da un
confronto politico anche molto violento tra le diverse fazioni in campo.

I critici lo accusano, però, di non aver mai preso posizione contro i ripetuti interventi delle forze armate, di
non aver mai detto nulla sulle ondate repressive attuate dall’esercito con migliaia di morti per le strade e le
prigioni piene di detenuti politici.

Si dice che abbia fatto fallire i colpi di Stato del 1981 e del 1985 non riconoscendo alla giunta militare salita
al potere alcuna autorità, ma in altre occasioni è rimasto in silenzio, come durante la repressione dei moti
studenteschi del 1973 e del 1992.

La tailandia oggi. La morte di Re Rama IX avviene mentre la Tailandia è retta da un regime militare dopo l’ultimo
colpo di Stato avvenuto due anni fa.

Si trattò del secondo putsch contro la famiglia shinawatra. Nel 2006 le forze armate detronizzarono Thaksin,
magnate televisivo fondatore del partito Thai Rack Tahi (I thai amano la Tailandia), stravincitore delle elezioni
del 2001; nel 2014 fu allontanata dal potere la sorella Yingluck, eletta anch’essa Primo Ministro, accusata di
favorire il fratello, nel frattempo riparato all’estero.

Dopo gli anni del boom economico, il paese subì la crisi economica del 1997 e il crollo dell’industria turistica
verificatosi dopo il maremoto del 2004. Attualmente, è in atto nelle province meridionali una guerriglia musulmana.
L’esercito tenta di schiacciarla attuando una repressione che colpisce anche le popolazioni di fede islamica.

Quasi sconosciuto il principe ereditario Vajiralongkorn, 64 anni, che ha trascorso gran parte della sua vita
all’estero, soprattutto in Germania.

Anche fino a poco tempo fa era lontano, ma è poi rientrato per incontrare il padre un’ultima volta.

Si dice che voglia ristabilire i rapporti con la famiglia Shinawatra al fine di favorire una riconciliazione
nazionale tra i diversi partiti tailandesi.

Si tratta di vedere se il Primo Ministro Prayuth Chan-ocha, uomo forte del Paese che in agosto ha fatto approvare
un’ennesima Costituzione, che sancisce il predominio dell’esercito sulle future istituzioni parlamentari, sarà
della stessa opinione.

PIER LUIGI GIACOMONI