SUD AFRICA. TENSIONE POLITICA SEMPRE PIU’ ALTA
(13 Febbraio 2017)

CAPE TOWN. E’ scoppiato il caos giovedì 9 febbraio a Cape Town, all’interno del parlamento del Sud Africa, durante l’annuale seduta delle due camere, convocata per l’apertura ufficiale della sessione legislativa.

Normalmente, a febbraio il Presidente della Repubblica rivolge ai legislatori ed al Paese un discorso nel quale fa il punto della situazione ed annuncia quali provvedimenti legislativi il governo proporrà alla discussione parlamentare.

Stavolta, come già nel 2015, è successo il parapiglia.
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I fatti. Il Presidente Jacob Zuma avrebbe dovuto prendere la parola intorno alle 17.00 dinanzi alle due Camere, ma prima che ciò avvenisse, i deputati dell’Economic Freedom Fighters (EFF, una formazione politica di minoranza che accusa Zuma di corruzione e malgoverno si sono scontrati coi loro colleghi dell’ANC.

Julius Malema, leader del partito, ha chiesto più volte la parola per domandare che venisse inserito all’ordine del giorno della Camera l’avvio d’una procedura d’impeachment nei confronti del Capo dello Stato: la Speaker gliel’ha negata. Lo scontro si è fatto sempre più forte ed alla fine i parlamentari dell’EFF si sono scontrati con le forze di sicurezza entrate in aula che li hanno picchiati e trascinati fuori dal palazzo.

Anche l’altro partito d’opposizione, Democratic Alliance (DA), ha abbandonato l’aula per protesta, accusando la presidente dell’Assemblea Baleka Mbete d’uso sproporzionato della forza.

Fuori dal Parlamento, la polizia ha usato granate assordanti per disperdere la folla dei dimostranti,scesi in piazza sia per sostenere che per contestare il Presidente.
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Puro teatro. «Il Presidente Zuma – scrive il corrispondente dal Sud africa della BBC Andrew Harding – sapeva cosa sarebbe successo. Ha atteso che tutte le contestazioni in aula venissero soffocate e poi ha pronunciato il suo discorso.

L’opposizione, dal canto suo, contando sul clamore determinato dalla presenza della televisione, ha tentato di dirottare la discussione, ponendo l’accento sugli scandali di corruzione che vedono coinvolto Jacob Zuma, sugli insuccessi in economia e sulle divisioni interne in seno al partito di governo. Ma questo è puro teatro perché in realtà tutti sanno benissimo che questo clamore nasconde le insanabili divisioni in seno sia all’ANC che all’opposizione.»
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Delusione popolare. A quasi trent’anni dalla liberazione di Nelson Mandela dalla prigionia e dall’avvio dei negoziati per il trasferimento del potere dalla minoranza bianca alla maggioranza nera, tra la popolazione c’è molta delusione per l’andamento della situazione socioeconomica.

Tale disincanto si è manifestato alle urne nell’agosto scorso, quando, in occasione delle elezioni amministrative, l’opposizione ha ottenuto dei successi importanti in alcune grandi città come Johannesburgh e Pretoria.

Da un lato la classe politica è malvista, perché ritenuta, spesso a ragione, molto corrotta ed incapace, dall’altro è diffusa la contestazione contro le misure adottate dal governo per fronteggiare la difficile situazione economica: ad esempio, gli studenti protestano per l’aumento delle tasse universitarie; altre categorie protestano per l’aumento dell’insicurezza determinato dalla presenza di diverse bande criminali. Intanto la disoccupazione raggiunge il livello del 24%, uno dei più alti da quando è finita l’apartheid.

Diventa sempre più stridente la diseguaglianza tra una minoranza che ce l’ha fatta ed una maggioranza che vive poco sopra la soglia di povertà.

Inoltre il Paese, pur avendo creato poli di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie, conta ancora molto sull’esportazione delle proprie materie prime come oro e diamanti ed il suo sviluppo è, come in altri Paesi africani, molto legato all’andamento dei prezzi di queste merci sui mercati.

Periodicamente, poi, esplodono forti tensioni tra i lavoratori sudafricani e gli immigrati dagli altri paesi vicini: già in passato mozamicani, zimbabwesi ed angolani, attirati dall’industria mineraria che offre salari interessanti, sono stati vittime di veri e propri pogrom, perché accusati di sottrarre lavoro ai minatori indigeni.

Nelle Townships, come Soweto, ricordo dell’epoca della segregazione razziale, tuttora esistenti sono diffuse la violenza, la sopraffazione, il consumo di droga, la prostituzione giovanile con riflessi sulla propagazione dell’HIV.

Terminata l’era epica della lotta contro l’odioso regime dell’Apartheid si va consumando l’immagine poetica del “Paese arcobaleno” in grado di fare da “locomotiva” per l’intero continente africano e destinato a superare i rancori del passato tra bianchi, coloured, indiani e neri. Anzi, dopo l’esempio di Nelson Mandela che rimase in carica per un solo mandato e fu ammirato per la sua incorruttibilità, il gruppo dirigente dell’ANC che ha preso il suo posto, ha riprodotto i meccanismi tipici del potere che si sono manifestati in parecchi Stati africani: corruzione, arricchimenti illeciti, abuso di potere, dispotismo sono diventati moneta corrente.

Non è certo questo il Sud Africa che voleva costruire Mandela,ma è questo lo sconfortante panorama che si presenta oggi al nostro sguardo.

PIER LUIGI GIACOMONI