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SUD AFRICA. PRIME ANSIE PER RAMAPHOSA

marzo 1, 2018 • Pierluigi Giacomoni

SUD AFRICA. PRIME ANSIE PER RAMAPHOSA
(1° Marzo 2018)

CITTA’ DEL CAPO. A meno di due settimane dal suo insediamento alla guida del Sud Africa, il nuovo Presidente, Cyril

Ramaphosa, va definendo la sua squadra di governo, ma cominciano anche a delinearsi le prime ansie, causate

dall’accumularsi dei problemi lasciatigli in eredità dal controverso ex Presidente Jacob Zuma.

Sul tavolo del governo è piombata, come vedremo, la complessa ed annosa questione della redistribuzione delle terre

coltivabili, controllate fin dai tempi dell’Apartheid, dai farmers boeri.

Nel frattempo, si è conclusa la vicenda politica di Jacob Zuma, dimessosi giusto in tempo per evitare un’umiliante

voto di sfiducia parlamentare.
***
Zuma. L’accelerazione del passaggio dei poteri è avvenuta dopo che il 18 dicembre 2017 la conferenza Nazionale

dell’ANC (African National Congress), il partito maggioritario nella comunità nera, aveva eletto a larga

maggioranza Cyril Ramaphosa alla leadership e l’aveva candidato alla presidenza nelle elezioni politiche previste

per il maggio del prossimo anno.

L’ANC, in generale, e Ramaphosa in particolare hanno premuto sul Presidente Zuma perché si facesse da parte in

anticipo sulla scadenza del suo secondo mandato con l’obiettivo di presentarsi all’elettorato con una faccia più

pulita e meno corrotta.

Per convincere il Presidente a dimettersi ed a non temporeggiare più sulla data della propria uscita di scena, il

gruppo parlamentare ANC all’Assemblea Nazionale di Città del Capo aveva depositato una mozione di censura contro

l’operato del Capo dello Stato e la votazione del documento era stata fissata per il 15 Febbraio.

L’ultimo giorno della Presidenza Zuma si era aperto con l’irruzione del reparto d’élite della polizia sudafricana

nella lussuosa villa della famiglia Gupta, collegata in affari con gli Zuma.

Stando a quanto riferiscono fonti locali, la retata sarebbe da metter in relazione con le accuse di riciclaggio di

denaro, frode e corruzione, legate al fallito progetto multimilionario di un caseificio. Sempre nell’ambito della

stessa vicenda, gli Hawks avrebbero anche condotto incursioni simili negli uffici del segretario generale dell’ANC,

Ace Magashule, e del ministro delle Risorse Minerarie, Mosebenzi Zwane.

nel suo rapporto State of Capture, l’ex procuratore di stato sudafricano Thuli Mandolesa, accusa direttamente i

fratelli Gupta di usare la loro ricchezza per influenzare gli affari del governo.
I nomi stessi dei ministri, scelti periodicamente da Zuma, sarebbero passati preventivamente al vaglio dei Gupta.

Lo scalpore determinato dal blitz della polizia deve aver indotto il Presidente ad abdicare senz’altri indugi.

comparendo a tarda ora in TV, Jacob Zuma ha comunicato al Paese:

«Ho deciso di dimettermi dal ruolo di presidente della Repubblica con effetto immediato, anche se sono in

disaccordo con la direzione della mia organizzazione. Devo accettare che il mio partito e i miei compatrioti mi

vogliono mandare via» perché sono »sempre stato un membro disciplinato dell’Anc.»

Jacob Zuma, 75 anni, si era fatto un nome nei lunghi anni della lotta contro il regime segregazionista,ma poi la

sua amministrazione è stata ripetutamente accusata di scandali di ogni tipo come l’uso di fondi pubblici per la

costruzione d’un’imponente villa con piscina ed il coinvolgimento in traffici d’armi e droga.

Secondo alcune fonti, complessivamente, il leader defenestrato, che comunque avrebbe dovuto lasciare il potere nel

2019 al termine del suo secondo mandato, sarebbe stato coinvolto in 700 scandali.
***
Ramaphosa. Il cambio della guardia è stato rapido: il 15 Febbraio il Parlamento ha preso atto della rinuncia del

Presidente ed ha affidato la carica a Cyril ramaphosa, unico candidato a succedergli.

Ramaphosa, 65 anni, ex leader del sindacato minatori ed oggi ricco uomo d’affari, ha promesso di lottare contro la

corruzione e di gettar le basi per un’«alba nuova per il Sud Africa».

Questa linea è stata simbolicamente ribadita con l’annuncio della nuova squadra di governo.

Ad esempio, Nhlanhla Nene è stato richiamato al ministero delle finanze, dopo esser stato rimosso dall’ex-

presidente Zuma nel dicembre del 2015, quando fu sostituito con un deputato sconosciuto, Des van Rooyen. Una

decisione che generò numerose polemiche ed incertezze sui mercati internazionali. Le pressioni spinsero Zuma a

licenziare van Rooyen poco dopo la nomina, per rimpiazzarlo con un precedente ministro del Tesoro, Pravin Gordhan.

Questo clima di confusione fece crollare il valore del Rand, la moneta nazionale.

Tra le altre nomine spiccano quella alla vicepresidenza della repubblica di David Mabuza, vicepresidente dell’ANC,

e la sua avversaria nella lotta alla presidenza del partito, Nkosazana Dlamini-Zuma (già moglie del Presidente

deposto), come ministro alla Presidenza (un ruolo di consulenza per il Capo dello Stato, previsto

dall’ordinamento).

«Facendo questi cambiamenti – ha detto in TV il nuovo Presidente – ero consapevole che avevo bisogno di bilanciare

continuità e stabilità con il bisogno di rinnovamento, ripresa economica e trasformazioni rapide.»
***
Tutte le terre ai neri. Sul cammino della nuova amministrazione sudafricana è stato posto tuttavia nelle ultime ore

un grosso macigno, gravido di pesanti conseguenze: l’espropriazione delle terre ai farmers bianchi che le

controllano fin dai tempi del regime segregazionista.

La Camera di Capetown, infatti, ha adottato a larga maggioranza (241 sì e 83 no) una mozione proposta dal leader

degli Economic Freedom Fighters (EFF), Julius Malema volta ad ottenere l’esproprio delle terre senza compensi.

La mozione, che richiede una revisione costituzionale, è stata appoggiata anche da deputati dell’ANC

«Dobbiamo garantire il ripristino della dignità della nostra gente – ha dichiarato Malema dinanzi all’Assemblea –

senza compensare i criminali che hanno rubato la nostra terra: sarà lo stato a custodire le terre espropriate. Gli

ex proprietari non perderanno le loro case e le loro fabbriche, semplicemente non saranno più proprietari, ma

semplici affittuari. Ci saranno moltissime terre inattive che saranno rese disponibili per le persone più

svantaggiate.»

La deputata Dorries Eunice Dlakude dell’African National Congress (ANC), che ha votato a favore della mozione

seppur emendandola, ha affermato che il partito “riconosce che gli attuali strumenti politici potrebbero ostacolare

un’eventuale riforma terriera”, motivo per cui ha approvato l’idea di una riforma costituzionale.

Nel suo primo discorso alla nazione, tenutosi due settimane fa, il presidente Ramaphosa parlò direttamente agli

elettori neri poveri – il nucleo della base di supporto dell’ANC – promettendo che farà di tutto per accelerare il

trasferimento delle terre ai neri: un quarto di secolo dopo la fine dell’apartheid, l’ANC è sotto pressione perché

dovrebbe cercare di rimediare alle disparità razziali nella proprietà della terra, considerando che i bianchi,

perloppiù boeri, detengono ancora la maggior parte di essa. Ramaphosa ha inoltre dichiarato che seguirà la politica

dell’espropriazione delle terre senza compenso, ma che ciò deve essere fatto in maniera tale da far aumentare la

produzione agricola e migliorare la sicurezza alimentare.

Parole che indicano che il nuovo governo di Pretoria affronterà la questione coi piedi di piombo, evitando

contrapposizioni frontali che potrebbero metter a rischio la convivenza  tra lediverse componenti della società

sudafricana.

L’esproprio delle terre gestite dai coloni bianchi era stato al centro dei negoziati tra l’ANC, allora capeggiato

da nelson Mandela ed il National Party, guidata da F. W. Declerq.

Gli accordi stipulati allora prevedevano che la nuova amministrazione che sarebbe uscita dalle elezioni

multietniche del 1994 non avrebbe modificato l’assetto delle proprietà e non ci sarebbero state vendette nei

confronti della comunità bianca.

Ora la decisione presa dal Parlamento potrebbe metter in discussione quello scenario ed aprire un conflitto che

potrebbe esser altamente esplosivo.

Peraltro, l’esperienza dello Zimbabwe, dove tra il 1997 ed il 2003 l’ex Presidente Mugabe incoraggiò i veterani

della guerra di liberazione ad occupare le terre di proprietà dei bianchi, non favorì un miglioramento nella

produzione agroalimentare, al contrario produsse una preoccupante carestia e un’iperinflazione che impoverì

l’intera nazione.

E’ proprio a questo precedente che allude il nuovo Presidente quando afferma che deve esser assicurato l’aumento

della produzione agricola e venir assicurato l’aprovvigionamento alimentare della popolazione.

PIER LUIGI GIACOMONI

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