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SENEGAMBIA. TRAFFICO ILLEGALE DI PALISSANDRO

Giugno 22, 2020 • Pierluigi Giacomoni

SENEGAMBIA. TRAFFICO ILLEGALE DI PALISSANDRO
(22 Giugno 2020)

DAKAR-BANJUL. L’Africa è il continente da cui tutti prelevano qualcosa, spesso illegalmente.

Ora i Cinesi, che hanno forti investimenti in tutto il continente, prelevano soprattutto dalla Casamance, la provincia più meridionale del Senegal, che, tra l’altro rivendica il diritto all’autodeterminazione, tronchi di palissandro, un legno molto pregiato.

Per farne che? Pare che la classe media cinese, in galoppante ascesa, ami aver in casa o in ufficio mobili fatti di questo legname.

Conseguenza: i cinesi sono disposti a pagare qualunque cifra, comprese mazzette alle autorità di Senegal e Gambia, pur d’assicurarsi la materia prima che poi verrà lavorata in Cina.

«Secondo un recente studio – scrive il blogger Matteo Fraschini Koffy – si tratta di un commercio illegale che vale centinaia di milioni di dollari e che coinvolge i più alti vertici politici dei Paesi in questione.»

Negli ultimi otto anni, infatti, sono stati segati nella regione meridionale senegalese della Casamance oltre 1,6 milioni di alberi, circa 500 esemplari al giorno per un valore complessivo di quasi 440 milioni di dollari.

E’ una chiara violazione delle convenzioni internazionali che tutelano le specie protette, ma di fronte alle offerte di denaro provenienti dalla Cina nessuno è in grado di resistere.

Sono coinvolti criminali, ribelli del Movimento indipendentista delle forze democratiche della Casamance, e funzionari politici corrotti senegalesi e gambiani.

Già nei lunghi anni del brutale regime dittatoriale di Yaya Jammeh, al potere in Gambia dal 1994 al 2017, si sviluppò il prelievo dei tronchi di Palissandro.

Neanche Adama Barrow, Presidente della piccola ex colonia britannica incastonata nel Senegal, al potere da soli tre anni sembra in grado di fermare il contrabbando di palissandro.

In particolare, secondo un rapporto intitolato “Riscuotere nel caos” il Ministero gambiano per l’ambiente è accusato di complicità coi trafficanti.

«Nonostante – continua Fraschini Koffy – i divieti pubblicamente imposti da Barrow e dal presidente del Senegal, Macky Sall, centinaia di alberi di palissandro vengono ancora segati e abbattuti. Il legname raccolto in vari villaggi nel nord della Casamance viene poi nascosto nei camion che vanno verso il Gambia. Arrivati al porto, diverse società di trasporto cinesi attendono la merce per l’esportazione.»

***

L’AFRICA, BANCOMAT DEL MONDO.

Si conferma quindi il ruolo che l’Africa svolge nella divisione mondiale del lavoro: il continente è il luogo dove tutti prelevano a man bassa ciò di cui hanno bisogno, anche illegalmente, se serve.

Dal Senegambia il palissandro; dal Congo Kinshasa oro, diamanti, coltan; dal Congo brazzaville petrolio e legname; dallo Zambia, rame; e poi uranio dal Niger, fosfati dal Marocco, bauxite dalla Guinea e via di questo passo.

Chi estrae dal suolo e dal sottosuolo tutto questo Bendiddìo, cioè la manodopera locale, non ne beneficia perché i prodotti vengono prelevati, esportati, pagati il minimo e poi trasformati altrove.

Già, perché l’oro, i diamanti, il petrolio lì dove sono, se non sai come raffinarli, non valgono nulla, mentre appena subiscono manipolazioni che ne valorizzano le proprietà, diventano reddito e fruttano ingenti profitti per esempio alle multinazionali che smerciano i beni lavorati in giro per il mondo.

In Africa, di tutti questi traffici, leciti e no, beneficiano solo i compiacenti funzionari che si lasciano corrompere o le oligarchìe dominanti che spesso sfoggiano una ricchezza sfacciata. La gente comune non trae da tutto questo lavorìo alcun vantaggio: anzi, non di rado proprio queste risorse sono l’origine delle decine di conflitti che dilaniano il continente.

In questi giorni, in seguito alla morte di George floyd a Minneapolis (Minnesota, USA) si parla molto di razzismo dell’uomo bianco verso il nero: anche questa continua spoliazione dell’Africa è una prova inconfutabile di razzismo perché non rispetta assolutamente il diritto dei popoli di tutelare le materie prime che stanno nel loro territorio.

Inoltre, queste genti hanno anche il diritto di trarre da ciò che la natura ha messo a loro disposizione tutto quel reddito che permetterebbe loro di vivere dignitosamente, senza esser rapinati da criminali, trafficanti e contrabbandieri d’ogni risma, per non parlar dei politici avidi e corrotti che spadroneggiano nei diversi Paesi del continente, arricchendosi smisuratamente.

Ecco perché l’Africa è il bancomat del mondo e continuerà ad esserlo fin a quando non prenderà davvero in mano il suo destino e lo condurrà innanzi, ponendo fine a questa forma di colonizzazione.

PIER LUIGI GIACOMONI

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