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SAN DONATO. IL RINASCIMENTO DELLO SCALO MERCI

Mag 15, 2018 • Pierluigi Giacomoni
vista aerea  di scalo merci san donato bologna

vista aerea di scalo merci san donato bologna. Foto di TAG e AereoClub Bologna

SAN DONATO. IL RINASCIMENTO DELLO SCALO MERCI
(15 Maggio 2018)

SAN DONATO. Lo scalo merci, situato in San Donato, sembra alla vigilia del suo rinascimento.

Secondo quanto ha riferito nei giorni scorsi la pagina locale di Repubblica, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), l’azienda che ha la proprietà delle linee di strada ferrata, «ha già cominciato dei nuovi lavori, la prima parte dei quali dovrebbero finire entro l’estate: a settembre, nello scalo San Donato, nascerà il primo circuito di prova e sperimentazione per treni e componenti. In tutta Europa ce n’è soltanto un altro di dimensioni paragonabili, quello di Velim, in Repubblica Ceca.» Poche settimane fa, Trenitalia ha portato lì il suo primo treno Rock a fare i test di collaudo.
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Progetto ambizioso. Sulla carta si tratta d’un progetto molto ambizioso: al termine dei lavori, che procederanno nei prossimi mesi in passaggi successivi, lo scalo diverrà il secondo circuito di collaudo a livello europeo: sarà utilizzato, non soltanto per testare i nuovi treni, ma anche per le componenti dell’infrastruttura e quelle tecnologiche. Sarà una struttura all’avanguardia in grado di servire il mercato italiano, ma anche quello internazionale.

Per il momento il progetto del circuito di collaudo è ancora allo stadio iniziale, quindi tanti dettagli, come la stima dell’investimento complessivo, ancora non sono noti.
Questo primo intervento dovrebbe interessare circa 100mila metri quadri, ma a regime arriverà a misurarne circa 400mila, pari alla metà dell’intera superficie dello scalo e col tempo la costruzione dell’infrastruttura attorno al circuito di collaudo dovrebbe permettere di risistemare anche alcuni degli edifici abbandonati lì attorno: vecchie officine, caserme, mense che oggi hanno finestre murate e porte sbarrate.
Attorno a questo circuito – spiegano dalle Ferrovie – verranno poi a crearsi tutta una serie di servizi accessori che utilizzeranno anche una parte degli edifici che stanno in quell’area e che oggi sono dismessi .
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Rilancio del posto Polfer. Una novità che potrebbe anche migliorare la situazione del posto Polfer, che da un anno e mezzo ha lasciato la vecchia sede di via Casarini per trasferirsi dentro un vecchio Ferrohotel dello scalo, in piena campagna, tra le proteste dei sindacati.
Oggi all’interno della caserma dormono una sessantina di agenti, tra uomini e donne: la situazione al momento è inquietante – spiegano al sindacato di polizia Siulp – gli agenti sono gli unici ad alloggiare dentro lo scalo e i problemi sono rimasti quelli che furono segnalati all’origine, quando venne attuato il trasferimento.
Lo stabile è abbandonato e privo delle più basilari infrastrutture, la strada non è illuminata, se qualcuno vuoleì uscire a piedi la sera, rischia di essere travolto da un mezzo pesante .
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I tempi d’oro. Lo scalo merci negli ultimi tempi è andato declinando: La spedizione delle merci si è rivoluzionata, soprattutto nelle rotte modificate: la maggior parte della movimentazione passa ormai per l’Interporto.

Nei tempi d’oro fu il secondo d’Europa, una città dei binari che spaziava dal Pilastro a Castenaso, nella quale lavoravano più di 1500 persone.
C’erano due dormitori, due mense, le officine, le cabine di manovra: i carri merci qui venivano staccati e riassemblati, per essere smistati in tutta Europa.

In parte, ovviamente, funziona ancora: rispetto al periodo di massimo fulgore, tra gli anni Ottanta e Novanta, risulta operativo appena un decimo dell’intera superficie.
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Oggi. Rispetto al passato è un silenzioso deserto di binari e vagoni, visitato qua e là da fagiani e lepri saltellanti, terra di razzie di rame e dormitori abusivi. Non molto tempo fa, poi, diversi incendi dolosi danneggiarono dei carri ferroviari rimasti incustoditi.
Insomma, una terra di nessuno che attira chi si muove volentieri nell’illegalità.

Forse, però, è suonata l’ora del rinascimento d’una struttura che può dare ancora da lavorare a tante persone e contribuire al rilancio del trasporto merci in Italia, un Paese che per troppi anni ha favorito il trasporto su gomma con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

PIER LUIGI GIACOMONI

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