SALOMONE. FIAMMATA D’IRA POPOLARE CONTRO GOVERNO E CINESI
(3 Dicembre 2021)

HONIARA. Le Salomone sono state travolte a fine novembre da una violenta fiammata d’ira popolare: l’odio della gente era diretto contro il governo e la comunità cinese.

Conseguenza: la Chinatown della capitale è stata completamente distrutta, mentre il Premier Manasseh sogavare, politico di lungo corso, è rimasto asserragliato nella sua abitazione per evitare d’esser assassinato.

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I FATTI.

Il 24 Novembre una folla di manifestanti entra nell’aula del parlamento invocando le immediate dimissioni del capo del governo, accusato d’esser corrotto ed al soldo della Repubblica Popolare Cinese: all’esterno sono dati alle fiamme un posto di polizia, una scuola e diversi edifici del quartiere di Chinatown.

La polizia fatica a contenere i disordini sparando gas lacrimogeni e proiettili di gomma, infatti, sogavare si rivolge ad Australia, Papua Nuova Guinea e Figi perché inviino rinforzi nella capitale salomoniana: nel frattempo è decretato un coprifuoco totale.

Gran parte degl’insorti proviene dall’isola di Malaita, la più popolosa dell’arcipelago che, per bocca del suo premier provinciale Daniel Suidani,
subirebbe pesanti discriminazioni da Honiara, distribuendo iniquamente le risorse tra le diverse province.

Bilancio dei tre giorni di terrore? Almeno 5 morti, diversi feriti e danni per oltre mezzo miliardo di dollari salomoniani.

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GEOPOLITICA DEL PACIFICO.

Nel solco della rivalità tra Malaita e Guadalcanal, l’isola che ospita la capitale, che si malsopportano da sempre, s’innesta il conflitto ormai aperto tra Washington e Pechino per il controllo economico e militare dell’area indo-pacifica: nel 2019, infatti, il governo salomoniano, uno dei pochi ad intrattenere ancora relazioni con Taiwan, decide d’accreditare un ambasciatore presso la Città Proibita, rompendo con l’isola ribelle.

Il passo compiuto da Honiara non è gradito dal capo del governo malaitano, contro cui, tra l’altro, in questi giorni è stata depositata una mozione di sfiducia presso l’assemblea regionale: questi, in aperta ribellione contro la decisione presa dall’esecutivo centrale, continua a ricevere sostegno economico da Taipei e investimenti diretti dagli Stati Uniti, mentre dalla capitale fanno notare che la provincia non sfrutta appieno per proprie inefficienze i finanziamenti previsti nel bilancio dello Stato.

Washington, riferisce il New York times, considera le Salomone, così come altri Stati del Pacifico, cruciali al fine di contrastare l’espansionismo cinese che ha investito, attraverso le proprie imprese, molto denaro, provocando l’irritazione statunitense.

«Nel 2019 – prosegue il quotidiano – una compagnia cinese firmò un accordo per acquistare una delle isole, ma l’intesa fu successivamente dichiarata illegale dal Procuratore Generale delle salomone.»

La competizione geostrategica tra Cina e Stati Uniti nell’area pacifica, dunque, approfondendo i contrasti tra Malaita e Guadalcanal mina pericolosamente le basi su cui si regge il piccolo e giovane stato oceanico.

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LE ISOLE SALOMONE.

L’arcipelago delle Salomone si compone d’un migliaio di isole e isolette nell’oceano Pacifico: la capitale Honiara si trova a guadalcanal, territorio famoso perché vi si combattè un’importante battaglia tra giapponesi e statunitensi durante la seconda guerra mondiale.

Il territorio è complessivamente abitato da 700.000 persone che vivono di pesca e di turismo.

Indipendente dalla Gran Bretagna dal 7 luglio 1978, ha come proprio capo di Stato virtuale la Regina Elisabetta II Windsor, rappresentata da un governatore generale.

Il vero leader del Paese è il Primo Ministro che esercita il potere esecutivo insieme al suo gabinetto.

Il potere legislativo è garantito dal parlamento unicamerale eletto ogni quattro anni: esso si compone di 50 deputati.

Il territorio è suddiviso in nove province : ognuna elegge propri governo e parlamento.

PIER LUIGI GIACOMONI