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RUSSIA. LA GUERRA FA CRESCERE IL PIL, MA LE STRUTTURE PERMANGON FATISCENTI
(5 Febbraio 2024)

WASHINGTON. La guerra fa crescere il PIL russo, ma le strutture permangon fatiscenti: secondo un rapporto del FMI (Fondo Monetario Internazionale) infatti il prodotto interno lordo dell’impero di Vladimir V. Putin è cresciuto nel 2023 del 3% e nell’anno in corso scatterà in avanti del 2,6%.

Perché questa crescita? Lo sforzo bellico, dicono a Washington, fa aumentare il PIL soprattutto per quanto si riferisce all’apparato industrialmilitare, mentre per gli altri settori è stagnazione.

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I DATI

Complessivamente, nell’anno in corso, Mosca spenderà di più per la difesa: +6% rispetto al PIL.

I settori economici che ne beneficeranno sono:

1. la fabbricazione di nuovi armamenti;
2. gl’interventi per la sicurezza nei territori ucraini conquistati;
3. gl’investimenti edilizi nel Donbass, Lugansk e Mariupol;
4. il pagamento dei risarcimenti alle famiglie dei caduti in guerra.
(per ogni soldato morto in combattimento, lo Stato versa in media un indennizzo di 50.000 dollari, mentre per i feriti ne vengon versati 20.000).

«Oltre a queste spese – scrive Luca Bianco[1] – va segnalato l’enorme sistema di sussidi costruito dal governo russo per sostenere l’industria pesante – da quella che lavora le materie prime passando per la difesa – nello sforzo bellico.»

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IL PAESE-POMPA DI BENZINA

Nelle ultime settimane, Putin si è vantato di aver emancipato il paese dalla storica dipendenza da petrolio e gas: «Abbiamo smesso di essere un paese-pompa di benzina», ha detto.

Secondo le Izvestia, il fatturato di diverse aziende del settore degl’idrocarburi è precipitato nei primi nove mesi del 2023:

• Gazprom ha perso il 36%;
• Rosneft l’8%;
• Lukoil il 12%.

Eppure, la Russia ha continuato ad esportare gas e greggio verso i Paesi che non han decretato sanzioni, come han fatto l’UE e gli Stati Uniti, tra gli altri.

Ne han beneficiato India e Cina in primis, ma anche gli altri BRICS che han grande fame d’energia.

Ciò, ha sostanzialmente vanificato proprio quelle sanzioni che nelle intenzioni di Bruxelles, Washington e Londra avrebbero dovuto tarpare le ali alle velleità espansionistiche di Mosca.

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MENO DISOCUUPATI E LAVORATORI PAGATI MEGLIO

Secondo Rosstat, l’istituto di statistica russo, sempre nei primi nove mesi 2023, la disoccupazione è scesa al 2,9% e si registrano incrementi occupazionali soprattutto nei settori:

• armi e munizioni (+11,8%);
• computer e strumenti elettronici (strettamente connessi con la difesa, +6,4%).

Invece, nell’abbigliamento, turismo e cibo c’è stata una flessione del 4,5%.

Son anche aumentati gli stipendi:

Secondo l’Economist, un “colletto blu” può ricevere a fine mese anche mille dollari, mentre un operaio dell’industria alimentare è pagato al massimo 650 dollari.

Motivo di quest’incremento?

1. la scarsità di manodopera: 1,5 milioni di russi o son sotto le armi o se ne son andati per sfuggire alla chiamata militare;

Perciò, due aziende su tre han offerto salari più alti per accaparrarsi chi era disposto a lavorar per loro.

2. l’inflazione: l’anno scorso ilrincaro è progredito del 7,5%, inducendo la banca centrale a tener alti i tassi d’interesse per difender il cambio e spegner le vampate inflazionistiche;

3. I sussidi governativi offerti alle imprese per incoraggiarle ad assumere i senza lavoro: è chiaro infatti che se vuoi spegnere sul nascere il malcontento sociale devi dar un impiego a chi non l’ha.

Per chi non è impiegato nei settori connessi allo sforzo bellico la situazione è meno felice e ciò spinge alcuni ad arruolarsi per portar a casa la pagnotta.

Eppure, in Russia ci sarebbe tanto bisogno di manutenzione ed aggiornamento tecnologico, dal momento che diverse strutture risalgon ancora all’epoca sovietica e rivelan ogni giorno che passa la loro inadeguatezza.

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STRUTTURE DIFETTOSE

Qui, una fontana d’acqua bollente esplode in pieno giorno: 12 passanti, tra cui 2 bambini, investiti dal getto incandescente, rimangon gravemente ustionati;

là, uno o più stabili son senza riscaldamento perché la caldaia del centralizzato è guasta e nessuno la ripara. Intanto fuori ci son venti gradi sotto zero;

E poi incendi, black-out elettrici, fughe di gas o d’acqua: secondo il Ministero federale per la Protezione civile, ogni 7 minuti, c’è da qualche parte del vasto impero suddiviso in undici fusi orari, un’emergenza.

«I primi allarmi sullo sgretolamento delle infrastrutture ereditate dall’Unione Sovietica – scrive Anna Zafesova[2] – sono stati lanciati dai tecnici all’inizio degli anni Duemila, ma all’epoca il regime e l’economia putiniani erano in ascesa, e sembrava un problema transitorio. Trent’anni dopo, “la quantità  si sta trasformando in qualità “, avverte l’economista Igor Lipsitz, che nell’intervista alla rivista Spektr emette la diagnosi:

“La Russia è attrezzata con impianti follemente obsoleti, usurati e assolutamente inaffidabili». La media dell’usura dell’impiantistica – tubi, cavi, pompe, turbine, caldaie, motori – si aggira intorno al 65-70%.”»

Il PIL crescerà anche, ma la vita della gente comune peggiora: molte persone abitano in casermoni di cemento costruiti in epoca sovietica e riscaldati centralmente.

Così, quando si guasta l’ascensore, se abiti al 22o piano devi fare le scale a piedi e se sei anziano l’impresa diventa ardua o rischi l’isolamento in casa.

Il sistema di riscaldamento centralizzato risalente all’epoca dell’URSS divora i bilanci degli enti locali. Si calcola che in passato il 60% delle spese del comune di Mosca, certamente uno dei più ricchi del paese, se ne andava in riscaldamento, acqua calda e altre funzioni vitali.

Però per risanare i casermoni in cui vivon le classi popolari, secondo alcuni calcoli, ci vorrebbero ogni anno 10-20 trilioni di rubli[3] per non meno di 3-5 anni.

Il bilancio per l’anno in corso però prevede una spesa di 35 trilioni, di cui un terzo inghiottito dalla guerra: «Le condizioni di vita della popolazione non hanno più nessuna rilevanza per il potere», commenta Lipsitz: «Tanto può sempre giustificare povertà  e disagi con la guerra». La modernizzazione delle infrastrutture potrebbe essere un motore di rilancio, ma il Kremlino preferisce le bombe, e la popolazione non ha i mezzi per pagare i guasti degl’impianti elettrici e idrici.

La corruzione e il malgoverno fan il resto: intanto guerra e repressione del dissenso non accennan a diminuire mentre Putin è in piena campagna per ottenere un nuovo mandato presidenziale.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] L. Bianco, L’economia di guerra sospinge la Russia, l’Fmi alza le stime sulla crescita, huffpost.it, 30 Gennaio 2024;
[2] A. Zafesova, La Russia si è rotta, lastampa.it, 31 gennaio 2024;
[3] Per un euro oggi ci vogliono circa 100 rubli, per un dollaro, 91.

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