RIGOLETTO

(18 Ottobre 2018)

1.

“E ora che faccio?” si dice Rigoletto: superato il momento dello sconforto per la morte della figlia Gilda, il gobbo deve decidere in fretta cosa fare.

“Appena farà giorno bisognerà che trovi il modo di lasciare Mantova, prima che il duca scopra che ho cercato d’ammazzarlo. Proverò a portarmi dietro il sacco col corpo di mia figlia per farla seppellire cristianamente, ma poi dovrò andare via velocemente.”

Alle prime luci dell’alba, l’ormai ex buffone si affaccia alla porta della taverna che si trova su un’isola in mezzo al Mincio per vedere se c’è un barcaiolo disposto a portarlo fuori di lì. La tempesta che ha infuriato tutta la notte si è placata: è però rimasta una nebbia pesante che non fa vedere niente. A un certo punto Rigoletto sente qualcuno remare. Riesce ad attirare l’attenzione del barcaiolo, lo convince a prenderlo a bordo col suo macabro sacco ed a portarlo in città.

“In fin dei conti – rumina – ho ancora diverse ore di vantaggio sul duca, dal momento che quello si sveglia sempre a mezzogiorno.”

Giunto in città rientra a casa sua: si traveste e va alla più vicina chiesa dove un prete suo amico sta dicendo la prima messa della giornata.

Appena finita, riesce a parlargli ed a raccontargli ciò che è accaduto: il pretino senza perder tempo, incarica due inservienti d’andare alla casa di rigoletto a prendere il corpo di Gilda per una veloce sepoltura accanto alla madre.

***

2.

Svolte queste pratiche Rigoletto si cambia di nuovo d’abito ed assume le vesti d’un frate. vuole il caso che proprio quella mattina una carrozza parta per Verona. Frate Arrigo,questo il nuovo nome dell’ex buffone vi sale a bordo e parte.

In poche ore, la carrozza giunge nella città scaligera e Fra’ Arrigo si reca al monastero dei Franceschani: porta con sé una lettera scritta dal prete di Mantova che lo presenta all’Abate.

Questi lo riceve nel suo semplice ufficio e dopo aver letto la missiva, dice :

«Sicché voi sareste il buffone del duca di Mantova!»

«Sì, signore.»

«ed avreste tentato d’ucciderlo servendovi d’un sicario!»

«sì, signore. Ha voluto venti scudi d’oro, tutti i miei risparmi.»

«Nella vostra casa di Mantova è rimasto qualcosa che possa far gola a qualcuno?»

«Direi di no: mia figlia ed io vivevamo poveramente. Veniva da noi una serva che faceva i lavori di casa e un po’ di compagnia a Gilda.»

»Be’, comunque manderemo qualcuno a Mantova per controllare e pagare la serva affinché non si appropri di cose che non le appartengono.»

***

3.

Mentre a Verona accadevano tutte queste cose, a Mantova il duca si era svegliato, lavato, fatto rivestire dai suoi servitori ed era ritornato in città.

«Dovreste sapere che bella serata è stata quella di ieri – raccontava gaiamente intanto al suo più fidato servo Cristoforo.

«Raccontate, sono tutto orecchi!»

Il duca narra a Cristoforo la cena con Maddalena, le belle ore trascorse con lei, la grande dormita.

«Naturalmente, nel momento dell’amore le ho promesso di sposarla, ma non ho la minima intenzione d’ammogliarmi.»

«Secondo me lo sa anche lei che non volete moglie, altrimenti l’avreste già presa e iempita di corna.»

«Piuttosto, come mai qui non c’è nessuno?»

«Chi ci dovrebbe essere, secondo voi?»

«Maddalena, i proprietari della taverna… Qualcuno.»

«Be’, ci siamo noi, i vostri servitori che vegliamo sulla vostra sicurezza.»

«Bene, bene: quando torno a Palazzo voglio che il mio buffone mi faccia ridere perché non ho voglia di occuparmi delle faccende di Stato. Dirò al cancelliere che faccia lui ciò che gli pare.»

***

4.

Rientrato a Palazzo, il Gonzaga è informato che Rigoletto non si trova da nessuna parte, la sua casa è vuota: Giovanna, la serva, è arrestata dagli sbirri e portata al cospetto del sovrano.

«Dov’è finito il mio buffone?»

«Non lo so, signore.»

«Non puoi non saperlo: sei la sua serva.»

«Sì, è vero: l’ho visto ieri pomeriggio e poi più.»

«Di sua figlia che mi dici?»

«Anche lei, non so dov’è.»

«Eppure sei tu che mi hai permesso d’entrare a casa loro per incontrarla…»

«Sì, signore, ma ora non so dove si trova.»

«Bada che se scopro che menti ti faccio torturare e ti strappo ciò che sai con le tenaglie.»

«No, signore, non è necessario: io vi giuro che vi sto dicendo la pura verità.»

«Bene bene: lo vedremo!»

«Cristoforo, rinciudi nella segreta questa donna: chissà se l’aria fresca della prossima notte le farà venire in mente qualcos’altro che ci possa interessare.»

Il duca chiama il capo degli sbirri e gli ordina:

«voglio che ritroviate il mio buffone ovunque si trovi, anche in capo al mondo. Voglio che lo riportiate qui affinché mi spieghi come mai è scappato come un ladro e poi deciderò cosa farne di lui e di sua figlia. sono stato chiaro?»

«Certamente, signore: sarà nostra cura fare il possibile…»

«Non dovete fare il possibile,ma l’impossibile: frugate in ogni casa, interrogate chiunque, usate la forza se necessario, la tortura, il ferro rovente, ma esigo che quell’uomo mi riappaia davanti. Vi do … diciamo una settimana di tempo, poi vi farò decapitare o impiccare o qualunque altra cosa mi venga in mente di farvi, se non lo troverete.»

«Ai vostri ordini, signor duca…» rispose pallido il capo delle guardie, sentendosi già nelle mani del carnefice.

***

5.

Qualche giorno dopo il suo arrivo a Verona, l’Abate del convento presso cui Rigoletto ha avuto ospitalità sotto le mentite spoglie di Fra’ Arrigo, lo fa di nuovo convocare.

«Poiché siete un ricercato vi conviene rimanere sempre nel recinto del monastero: la legge infatti vi protegge fino a quando non uscite di qui. Ma se disgraziatamente andrete fuori, che so al mercato o altrove, nemmeno l’abito che portate potrà impedire che le spie del duca possano rapirvi e riportarvi a Mantova.»

Rigoletto rimane interdetto:

«Che informazioni avete?» domandò tremante.

«So che il duca a fatto arrestare Giovanna, la vostra serva, l’ha interrogata. Ha incaricato le sue spie di raccogliere su di voi il maggior numero di notizie e so che alcune di loro sono qui a Verona. Però il Gonzaga non sa ancora nulla della congiura a cui avete preso parte: forse, però, comincia a subodorare qualcosa. Del resto, siete partito così alla chetichella che è facile fare due più due e concludere che ne avete fatto una grossa.»

«Sì, ma lui ha rapito mia figlia per… disonorarla!»

«L’ha potuto fare perché Gilda ha accolto in casa il presunto sstudente povero Gualtier Maldè,che altri non era che il duca, il quale aveva pagato Giovanna affincé…»

«E voi come lo sapete?»

«Gira voce: anche gli abati hanno i loro informatori. Non siamo così sprovveduti: anzi siamo uomini di mondo che sanno come navigare in queste acque tempestose. Del resto, lo dovreste sapere anche voi: i potenti possono prendersi tutto, anche l’onore delle ragazze, soprattutto di quelle ingenue e povere.»

«Mia figlia era poco più che una bambina ed era tutta la mia famiglia…»

«Lo so, ma il vostro duca è uno che non si fa scrupoli, soprattutto di fronte ad una ragazza carina, giovane e vergine.»

«Avete ragione, signor Abate: solo io potevo pensare che mia figlia fosse al riparo d’un tal depravato. Avrei dovuto mandarla via da Mantova per proteggerla e permetterle di diventare grande per poi farla sposare ad un uomo onesto che le avesse voluto bene.»

L’Abate non replica, ma dentro di sé si dice: “quella sì sarebbe stata la strada giusta che forse avrebbe salvato la vita e l’onorabilità di Gilda”.

***

6.

Fra’ Arrigo trascorre le sue giornate nel convento e partecipa con più o meno devozione ai numerosi riti che si tengono nella chiesa annessa al monastero: non sa però che tra i fedeli ci sono le spie del duca di Mantova che facilmente lo identificano, a causa della sua deformità e ne danno notizia a chi di dovere.

Una di loro un giorno l’avvicina e con voce melliflua gli chiede:

«Gentile fraticello, potreste indicarmi una locanda dove poter dormire e mangiare: sono arrivato oggi a Verona e non conosco nessuno.»

«Non so che dirvi, signore, vivo qui nel convento e non esco mai: chiedete
a qualcuno di coloro che vengono qui in chiesa.»

«Voi non parlate veronese, il vostro accento indica che venite dalla Lombardia!»

«Nacqui a Cremona tanti anni fa, ma abito a Verona da dieci anni.»

Il finto pellegrino si allontana, ma la notizia che Rigoletto è a Verona giunge in un lampo a Mantova.

Il duca dà ordine che sia catturato e riportato in patria.

***

7.

Rigoletto è rapito al termine della messa domenicale mentre si trova sul sagrato della chiesa: quattro energumeni lo prendono mentre si trova seduto per terra a chiedere la carità. Caricato su una carrozza è condotto a Mantova.

Qui è interrogato personalmente dal duca:

«Allora, buffone, fammi ridere! Come mai te ne sei andato da Mantova?»

«Perché avevo tentato d’uccidervi.»

«Ah, sì e  in che modo?»

«Mi ero messo d’accordo con sparafucile borgognone: gli avrei dato venti scudi d’oro se vi avesse ucciso. Gliene ho dati dieci prima e dieci dopo. Solo che lui uccise mia figlia.»

«Quindi tua figlia è morta?»

«Sì, pugnalata dal borgognone.»

«Quand’è accaduta questa triste vicenda?»

«La sera in cui avete cenato con Maddalena, nella taverna in mezzo al Mincio.»

«Come facevi a sapere che ero lì: era un segreto che solo Cristoforo conosceva.»

«Fu Sparafucile a dirmi che se volevo avrei potuto vedervi, non visto, mentre mangiavate, bevevate alla taverna: con me c’era anche Gilda alla quale volevo far capire chi davvero siete. Lei però vi amava ed alla fine,non so come, s’è fatta ammazzare al vostro posto.»

«Che demonio quello Sparafucile: chissà dov’è ora?»

«Non ne ho idea, signore: quando sono scappato dalla taverna, la mattina dopo, non c’erano né lui né Maddalena.»

«Dove hai seppellito Gilda: l’hai butata nel Mincio?»

«No, signore: ora è vicino a sua madre che non ha mai conosciuto.»

«Quindi, sei solo al mondo! Se ti faccio ammazzare come un cane nessuno soffrirà.»

«Fate quello che volete, signore, io sono un uomo finito: potete disporre di me come volete.»

«Ci penserò: in fin dei conti la tua pena l’hai già avuta e non credo che tenterai d’ammazzarmi di nuovo: altri serpenti velenosi sono pronti a mordere e sono le loro teste che devo schiacciare prima che sia troppo tardi.»

Il duca dà ordine che Giovanna, che è ancora detenuta nella segreta, sia rilasciata. Il giorno successivo, anche Rigoletto è liberato e ricondotto a casa sua.

Vivrà ancora pochi anni povero ed infelice, assistito dal suo amico prete che gli passerà un po’ di cibo perché si sostenti, poi, durante una delle tante pestilenze che colpiscono Mantova durante l’estate, muore come tanti e come tanti è seppellito nudo in una fossa comune, mentre i monatti s’impadroniscono delle sue povere cose.

PIER LUIGI GIACOMONI