RD CONGO

IN MINIERA ANCHE MINORI E DONNE

(30 APRILE 2025)

GOMA. L’Est del Congo è uno dei massimi forzieri mondiali di materie prime: oro, rame, cobalto, tantalio e tanto altro vengon estratti dal sottosuolo, trasformati in beni commerciabili.

Ciò che oggi fa più gola, il coltan, è indispensabile per produrre le batterie e i microchip che alimentan i gadget tecnologici che ognuno di noi porta con sé.

E’ uno dei risvolti della rivoluzione tecnologica degli ultimi anni che sta trasformando l’economia e la geopolitica mondiali.

Chi e in quali condizioni raccoglie questi minerali di cui tutti abbiam bisogno? Secondo alcuni rapporti, tra coloro che son impiegati come minatori e spaccapietre, vi son tanti minori, anche assai piccoli, e molte donne. Le condizioni di lavoro son infernali: gli orari, dall’alba al tramonto; la sicurezza, un optional.

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I MINORI

ESPOIR

«Espoir – scrive Coumba Kane[1] – non ricorda più da quanto tempo lavora nella miniera d’oro di Kadumwa, nell’Est dell’RD Congo. La colpa è di queste giornate che si estendono dall’alba al tramonto. A un ritmo frenetico, con la schiena carica di sacchi di terra, scende di corsa i pendii sabbiosi della miniera. A 2.000 metri di altitudine, deve imboccare le instabili passerelle che sovrastano i pozzi, prima di terminare la sua corsa in basso, alla “piscina”, là dove la sabbia viene lavata per far emergere le pepite d’oro.
Afferma d’avere 18 anni ma ne dimostra dieci di più. “Un giorno”, dice, “lascerò Kadumwa. Devo solo trovare il filone giusto”. Nel migliore dei casi, guadagna quotidianamente 40.000 franchi congolesi (17 euro). Come lui, più di cinquemila persone lavorano, con la sola forza delle braccia, intorno ai 600 pozzi di questa miniera artigianale, situata a Luhwindja, nella provincia del Sud Kivu

Secondo l’ONG Osservatorio governance e pace, i minori rappresentano l’8% della forza lavoro. Solo nelle miniere di cobalto, un rapporto di Amnesty International stima il loro numero a 40.000.
La piccola taglia di questi portatori di sacchi, d’acqua o frantumatori di pietre viene sfruttata per scavare diverse decine di metri sottoterra, a rischio della loro vita. Quando si verificano frane, gli scavatori muoiono asfissiati. I loro corpi vengono semplicemente rimossi, poi il lavoro riprende.

«A Kadumwa – conclude Kane – come in altri distretti minerari, la lotta contro lo sfruttamento minorile si scontra con la povertà endemica in cui versano le famiglie. Mentre il 73% della popolazione congolese vive con meno di 1,90 dollari al giorno, sfruttare un pozzo può fruttare fino a 120 dollari (103 euro) al giorno al suo proprietario. Le famiglie vivono nell’urgenza. Ma la miniera porta denaro fresco. In queste condizioni, la scelta è presto fatta: far lavorare i figli.»

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LE DONNE

Oltre ai minori, anche le donne fan le minatrici: un’inchiesta prodotta da Rete Due della RSI[2] è raccontata la sorte di alcune donne di Kamituga, Sud Kivu.

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MIAMUNGO, EMILIENNE, ANGELIQUE E LE ALTRE

MIAMUNGO

Trent’anni, sposata, 4 figli, Miamungo si reca presso una miniera d’oro: siccome non può trasportare pesi sulla schiena, si offre di rompere le pietre di quarzo da cui si estrae l’oro.

E’ povera, non ha denaro e per sfamare i suoi, è obbligata a lavorare: così, dalle 5 del mattino fin a sera, batte con un bastone pietre molto dure per ricavarne un po’ di metallo giallo.

Ad un tratto, un forte dolore al petto la blocca: ricoverata in ospedale, le diagnostican la TBC, ma probabilmente ha preso anche l’HIV.

Le paghe per le minatrici come lei son miserrime e molte integran con la prostituzione.

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EMILIENNE

Relativamente più fortunata è Emilienne, che dopo aver fatto la minatrice per un po’ di tempo, prende a prestito del denaro e compra un sito minerario (2006), assume del personale e prova a gestirlo in modo più umano, rispetto alle imprese dirette da uomini.

Rimasta vedova con sette figli, con la vendita dei minerali raccolti rimborsa il debito ed allarga l’impresa: «per me – dice – la sfida più grande è stata far lavorare degli uomini. Molti di loro eran abituati a rubare quanto raccolto e rivenderlo nei mercati

Anche la gestione delle donne non è semplice: alcune s’imboscano e offron sé stesse ai maschi in cambio di denaro, rimanendo incinte.

Emilienne ha fondato un’associazione, COKA, che riunisce le operatrici donne delle miniere d’oro di Kamituga: oltre a voler che il lavoro in miniera comporti un minor sfruttamento, s’incontra spesso con gruppi femminili per spiegar loro quali siano i diritti di cui godono.

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ANGELIQUE

Ancora più fortunata è Angélique, che parla francese e dimostra d’aver conseguito un alto livello d’istruzione rispetto alle altre.

Vive a Goma in una bella casa: ha fondato una cooperativa mineraria: fa la commerciante.

Dal 2016 ha fondato un’associazione per la difesa dei diritti della donna e si batte per il superamento dei numerosi pregiudizi che colpiscono le persone del suo sesso.

Pur partendo da una situazione privilegiata, data la ricchezza della sua famiglia d’origine, è molto impegnata per far uscire il mondo femminile congolese dalla sudditanza secolare in cui si trova nei confronti degli uomini.

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IL CONGO E NOI

Il Progetto Manhattan, che portò lla creazione delle prime bombe atomiche, si poté realizzare grazie all’uranio trovato in Congo, ritenuto il migliore al mondo; oggi, per la transizione da un’economia basata sui combustibili fossili a fonti energetiche alternative, c’è un bisogno disperato di cobalto, tantalio, Stagno per produrre batterie.

Le grandi potenze fan follie pur d’impadronirsi di queste risorse a spese dei congolesi che pagan il prezzo più alto in termini di povertà, lavoro minorile, sfruttamento e morte in miniere fatiscenti.

Di Congo la grande stampa internazionale quasi mai si occupa eppure non potremmo usare uno smartphone se non importando quei microchip che al loro interno ospitano pezzi di quel paese.

L’RDC è un paradosso crudele: possiede alcune delle risorse più preziose del pianeta, eppure la popolazione è tra le più povere del mondo e uno dei paesi peggio governati, perché la corruzione dilaga e favorisce gli arricchimenti più sfrenati.

Raggiunta l’indipendenza in maniera quasi casuale con un élite locale impreparata a gestire uno stato di quelle dimensioni (2,3 milioni di kmq. 100 milioni d’abitanti) ha subìto guerre debastanti e dittature sanguinarie, democrazie fragili dove la manipolazione del voto è la regola.

Verrà un giorno in cui anche questo Paese potrà uscire dal sottosviluppo e dalla spoliazione delle risorse?

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] C. Kane, Dans les mines d’or de RDC, enfants et femmes s’épuisent à trouver « le bon filon », lemonde.fr, 14 ottobre 2021;
[2] E. Vio, Congo, miniera, donne, in Laser, RSI, Radiotelevisione svizzera, 4 aprile 2025
https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Congo-miniera-donne–2642211.html