QUESTO E’ IL MIO CORPO
(24 Febbraio 2017)

BOLOGNA. Lunedì scorso sono stato alla Parrocchia di S. Antonio di Savena per una serata intitolata “Questo è il
mio corpo”, dedicata alle ragazze che si prostituiscono sulle nostre strade.

Una di queste era Cristina che morì dissanguata il 7 novembre 2009 a Borgo Panigale quando un cliente la pugnalò,
lasciandola sul selciato.

Quando i sanitari del 118 intervennero non poterono far altro che constatarne il decesso.

Come lei, altre migliaia, provenienti da Paesi lontani, cercano in qualche modo di sopravvivere e d’uscire da
un’esperienza che, comunque, le segnerà per tutta la vita.
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Schiave del sesso. Si ritiene che solo in Italia siano tra 75.000 e 120.000 le ragazze avviate alla prostituzione:
di esse ben il 37% è minorenne e la loro età varia dai 13 ai 17 anni, ma vi sono casi di bambine ancora più
piccole.

Di esse ben il 65% opera sulla strada, mentre altre in luoghi chiusi, come centri massaggio o alberghi equivoci.

Il giro d’affari s’aggirerebbe intorno ai 90 milioni di euro all’anno e coinvolgerebbe circa 3 milioni di clienti.

In tutta Europa sarebbero 400.000: i Paesi in cui è più rilevante il fenomeno sono la Repubblica Federale Tedesca
ed i Paesi Bassi.

Il 75 – 80% delle donne che operano nei bordelli olandesi e tedeschi è stata costretta a fare questo “mestiere”
contro la propria volontà.

I principali paesi di provenienza sono la Nigeria (36%), la Romania (22%), l’Albania (10%), la Moldavia (7%).
Il 16% proviene da Ucraina, Cina e paesi dell’Est europeo.
«Le donne che si prostituiscono – si legge sul sito dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che ha preso a cuore la
sorte di queste persone – arrivano da ambienti familiari e sociali degradati, hanno alle spalle storie di povertà,
violenza e abusi.»

Sono esposte ad ogni genere di rischio: le malattie sessualmente trasmissibili, la violenza, le botte, la droga,
l’assassinio. Alcune di esse rimangon incinte perché hanno rapporti non protetti: se ciò avviene per loro è una
disgrazia.

Già durante il viaggio, per esempio dall’Africa centrale alla Libia, molte periscono perché il camion che le
trasporta si ferma senza benzina in mezzo al deserto e chi c’è sopra muore di sete. Altre, giunte in Libia, vengono
violentate e picchiate, altre ancora, una volta giunte in Italia, vengono sottoposte a maltrattamenti e private dei
documenti. Finché non hanno pagato il loro debito, anche 35.000 euro, devono lavorare e dare i soldi guadagnati ai
protettori.

Le donne che si prostituiscono soffrono degli stessi disturbi psicologici dei veterani di guerra: infatti, uno
studio dell’Università della California ha evidenziato che il 68% soffre di sindrome da stress post traumatico.
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I clienti. Vi è chi sostiene che la prostituzione, essendo il mestiere più antico del mondo, non si eliminerà mai.
Eppure vi sono Paesi in cui il numero delle “lucciole” è notevolmente diminuito: in Norvegia, Svezia e Francia vi è
stato un calo notevole del meretricio perché in questi Paesi sono state emanate leggi che puniscono i clienti. In
Italia la prostituzione è sostanzialmente legalizzata, mentre è punito il reato d’induzione ad essa.

Per fermare il fenomeno della schiavitù del sesso è indispensabile colpire i clienti, dicono alla Giovanni XXIII,
perché essi «sono complici della riduzione in schiavitù e dello sfruttamento di persone vulnerabili.»
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Modelli d’intervento. In Svezia, Finlandia, Norvegia, Islanda, Irlanda del Nord e Francia vige il “modello
nordico”, che punisce il cliente. I numeri attestano che questo è
un sistema efficace, che ha esercitato un enorme deterrente sulla tratta ai fini dello sfruttamento sessuale.

In Svezia il numero di persone che si prostituisce è diminuito del 65% in seguito all’applicazione della legge.

Secondo la polizia, il provvedimento ha esercitato un notevole effetto deterrente sulla tratta. La legge, emanata
nel 1999, ha anche modificato l’atteggiamento dell’opinione pubblica in brevissimo tempo: prima a favore della
criminalizzazione del cliente era solo il 30% della popolazione, oggi il 70%.

Nel 2015 sono stati denunciati circa 18 mila clienti.

Se in Italia fosse adottata una legge simile a quella svedese l’80% delle ragazze schiavizzate sarebbe liberata.
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In Francia. Il Parlamento di Parigi ha adottato una nuova legge nell’aprile 2016: prevede che chiunque venga
sorpreso con una prostituta sia multato alla prima infrazione di 1.500 euro, aumentati a 3.750 la seconda volta.

Il reato, inoltre, è iscritto nella fedina penale: i trasgressori devono inoltre frequentare un corso sui danni
legati alla prostituzione.

La legge dà la possibilità a chi viene da un altro paese e vive in clandestinità, perché si prostituisce,
d’acquisire una residenza temporanea per cercarsi un altro lavoro.

Rimane irrisolto il problema della prostituzione on line che opera a livello transnazionale e sfugge alle
legislazioni dei singoli Stati.
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La tratta nel mondo. Nel 1949 la Convenzione internazionale contro la tratta degli schiavi, emanata dalle Nazioni
Unite, proclamò: «la “prostituzione e il male che l’accompagna, vale a dire la tratta degli
esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana”.»

Oggi, secondo il “Global Report on Trafficking in Persons” pubblicato nel 2014 a cura dell’UNODC, sono 21 milioni
le vittime del traffico di esseri umani: spesso queste persone finiscono nei gironi infernali del lavoro nero,
della prostituzione e del traffico d’organi: di essi il 49% sono donne, il 21% bambine, il 12% bambini ed il 18%
uomini.

si calcola che complessivamente il 59% delle persone illecitamente “trafficate” finiscano nel giro della
prostituzione: l’80% di queste denunciano d’aver subito violenze dagli sfruttatori, di queste il 60% ha patito uno
stupro.
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“Questo è il mio corpo”. La campagna “Questo è il mio corpo”, promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII
fondata da don Oreste Benzi, è stata lanciata per chiedere al Parlamento, attraverso una raccolta di firme in calce
ad una petizione, «di approvare la proposta di legge Bini (Atto Camera 3890 “Modifica all’articolo 3 della legge 20
febbraio 1958, n. 75 (nota come Legge Merlin) affinché, sulla base dell’esperienza maturata da altre legislazioni
europee, sia punito il cliente dello sfruttamento sessuale, per togliere così alle organizzazioni criminali
la fonte di guadagno e per combattere lo sfruttamento di persone vulnerabili.
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La tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale hanno come cause profonde la diseguaglianza tra uomini e donne
e la povertà, aggravate dalle disparità etniche e da altre ingiustizie come i conflitti armati in corso in tante
parti del mondo, soprattutto nelle regioni meno sviluppate come l’Africa.

Le vittime appartengono alle categorie più vulnerabili, in condizioni sociali e economiche sfavorevoli.

Come si vede anche questa tragica vicenda si connette con le ingiustizie presenti nel nostro mondo: le guerre, lo
sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’emarginazione del migrante sono tutte concause che favoriscono questa nuova
terribile forma di schiavitù di cui si parla assai poco.

PIER LUIGI GIACOMONI