QUARTIERE SAN DONATO. Testo del mio intervento in aula sulla proposta d’intitolare luoghi di pubblica frequentazione alle vittime dell’odio religioso.
(17 marzo 2016)

Pubblico qui il testo dell’intervento che ho pronunciato nel corso di una seduta del consiglio del Quartiere San Donato sulla proposta d’intitolare alcuni luoghi di pubblica frequentazione alle vittime dell’odio religioso.

Presidente, consiglieri.
sarò breve perché credo che la differenza tra l’ordine del giorno presentato dal Cons. giovannini e quello che proponiamo Cremonini ed io sia talmente evidente da non aver quasi bisogno di alcun commento od alcuna vera illustrazione.

Il nostro documento ha l’obiettivo d’unire, l’altro di dividere, cioè di creare delle separazioni utilizzando in modo strumentale il passato per affermare una perpetua separazione tra Italiani.

Dico questo perché è del tutto ovvio che la maggioranza non può accettare l’odg giovannini: questa parte politica, infatti, crede che la Resistenza con tutti i suoi punti oscuri, con tutte le sue contraddizioni abbia in qualche modo gettato le basi della democrazia repubblicana e della costituzione che tutti siamo tenuti a rispettare ed applicare.

Non è, invece, un mistero che vi siano componenti nel centro-destra italiano che non hanno mai accettato l’esito dell’ultimo conflitto e che forse rimpiangono qualcosa che, probabilmente, non hanno nemmeno conosciuto, se non altro per ragioni anagrafiche.

In più, queste componenti politiche ed ideologiche utilizzano il passato come strumento di lotta politica, preferendo, magari, sollevar polveroni pseudostorici, avviare revisionismi che non hanno fondamento, pur di tentare di metter in difficoltà l’avversario.

Claudio per primo, però, ha avuto la brillante idea di proporre una riflessione a 360 gradi sulle vittime dell’odio religioso: stiamo attraversando un’epoca storica nella quale il credo religioso è motivo, quasi ogni giorno, di guerre, d’attentati, d’omicidi intutto il mondo.

Anche qui da noi di recente le pagine di cronaca dei giornali ci hanno informato di fatti di sangue aventi come movente l’appartenenza ad una religione, evidenziata da un particolare simbolo portato in dosso.

E’ venuto, allora, il momento di ricordare quanti, laici o religiosi, cristiani, ebrei, o musulmani, buddisti o d’altra fede, hanno subìto arresti ingiusti, trattamenti inumani e degradanti, dato la vita in nome di ciò in cui credono.

Ho sempre pensato che il compito d’un’istituzione, come anche un consiglio di quartiere, non debba consistere nel parteggiare per una religione, un’ideologia od altro, ma debba esser patrimonio di tutti, rappresentativo della pluralità presente nella nostra porzione di società.

Perciò, indipendentemente da ciò che ognuno crede nell’intimo di se stesso, proponiamo alla vostra approvazione un testo che abbracci tutta l’umanità, in particolare quella che soffre, crei un ponte di solidarietà, rivolga il proprio sguardo verso un futuro migliore,piuttosto che volgere il collo costantemente al passato che non va dimenticato o sottaciuto, ma nemmeno continuamente riutilizzato, come strumento politico.

Si lasci agli storici il compito di studiare il passato, mentre i politici a qualunque livello dovrebbero occuparsi dei problemi del presente e, se ne son capaci, d’immaginare il futuro.

PLG