PSEUDO EX DEPORTATO AD AUSCHWITZ GIRA PER LE SCUOLE PARLANDO DELLA SHOAH
(3 Febbraio 2020)

PADOVA. Alla mitomanìa non c’è limite: un uomo di 83 anni gira per le scuole del Veneto e racconta agli studenti cosa gli sarebbe capitato negli anni Quaranta ad Auschwitz. E’ talmente convinto di ciò che dice che ha pubblicato un libro di “memorie”.

L’ingegner Samuel Gaetano Artale von Beiskoj-Levy da 15 anni si presenta nelle scuole del Veneto, in occasione della “giornata della memoria” raccontando la sua “esperienza” come reduce del campo di sterminio di Auschwitz: solo che non risulta che ci sia mai stato.

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UNA STORIA INVENTATA.

Il signor Artale sarebbe un reduce, un sopravvissuto del più celebre campo di sterminio nazista, ma secondo verifiche effettuate da Gazzettino.it in seguito alla segnalazione da parte di Gadi Luzzatto Voghera, storico veneziano, direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano ed uno dei massimi esperti in Italia dell’olocausto, le cose non stanno proprio così: il racconto dell’ingegner Artale sarebbe del tutto falso, inventato. «La storia che Artale racconta con commozione alle scolaresche assetate di testimoni – spiega Luzzatto – non trova riscontro di alcun tipo.»

L’uomo narra d’esser nato a Rostock (Germania), da una famiglia ebreo-prussiana e d’essere stato deportato ad auschwitz nel 1944: gli storici, però, ribattono che da Rostock partì un unico convoglio diretto ad Auschwitz l’11 luglio 1942 e poi più nulla, perché la comunità ebraica era praticamente estinta.

Quanto a luogo e data di nascita, da una visura effettuata alla Camera di Commercio di Padova, dove l’ingegner Artale risulta proprietario dell’Artale Group, fondata nel 2007, emerge che il titolare dell’impresa è nato il 22 marzo 1937 a Laino Borgo, in provincia di Cosenza: quindi non ebreo tedesco, ma calabrese: «Negli archivi di Rostock – conclude il Gazzettino – non c’è traccia della sua famiglia.»

«Nel dopoguerra – insiste Luzzatto – – sono state raccolte migliaia di testimonianze di sopravvissuti allo sterminio. Purtroppo ci sono stati alcuni casi noti di personaggi che, per motivazioni varie in genere legate a dinamiche psicologiche insondabili, hanno offerto testimonianze poi rivelatesi false. La testimonianza del signor Artale, che da 15 anni viene invitato da istituzioni e amministrazioni pubbliche, rientra purtroppo in questa categoria. Una scelta inopportuna – riflette amaro – compiuta in un momento storico delicato. Un momento nel quale non ci si può permettere di prendere in giro la Storia».

Eppure la comunità ebraica veneta aveva più volte messo in guardia le amministrazioni comunali sull’ambiguità dell’uomo e sulla necessità di fare attenzione a quanto andava dicendo.

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SOSPETTI E VERIFICHE.

«I primi sospetti – scrive Gazzettino.it – sono venuti nel 2016 ad un organizzatore veneziano di conferenze sul tema dell’orrore della Shoah. Nell’agosto del 2018 lui stesso si è trovato nella cassetta delle lettere un plico contenente tre fogli. Una ricostruzione dettagliata sulla presunta storia della famiglia Artale (di origine siculo-calabrese) accompagnata addirittura dalla fotografia della vecchia casa, una presunta biografia dell’ingegnere («trasferitosi per lavoro nel 1975 in Nigeria e poi approdato a Padova») e un verosimile certificato di matrimonio dello stesso Artale, con tanto di timbro della parrocchia calabrese. Il mittente di quel plico è rimasto anonimo. Il Gazzettino si è rivolto all’International Tracing Service di Bad Arolsen, in Germania, centro internazionale sulla persecuzione nazista contenente le schede delle persone deportate nei campi di concentramento. «Abbiamo effettuato un controllo approfondito dei nostri documenti tenendo conto dei vari nomi e cognomi della persona è la risposta fornita è stata: Non è stato possibile trovare informazioni sulla persona ricercata».

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REAZIONI E CONSEGUENZE.

La notizia che l’ingegner Artale era un impostore non è rimasta senza conseguenze: Liliana Segre che in un primo momento aveva inviato un messaggio di saluto in occasione d’un incontro tenuto dall’uomo in una scuola del trevigiano, ha successivamente preso le distanze dallo pseudoreduce e dalla manifestazione.

Poi è venuta la GMC, la casa editrice che ha pubblicato il libro «Alla vita»:

«La notizia è di quelle che lasciano l’amaro in bocca e ci si sente traditi da chi avrebbe dovuto utilizzare la nostra buona fede per uno scopo umanitario preciso. Apprendiamo dal Gazzettino – ha scritto lo stesso Marcora su l’Informazioneonline – che il signor Samuel Artale è un falsificatore. Le indagini svolte dalla redazione lo definiscono un semplice millantatore. Il nostro scoramento è dovuto al fatto che la GMC Editore (cioè noi) ha stampato il libro dal titolo Alla Vita di Samuel Artale von Belskoy-Levi, distribuito in edizione nazionale dalla Tracce per la Meta, dopo che abbiamo invitato l’autore alla Cerimonia di Premiazione dell’edizione numero 9 del nostro Premio Letterario. In un momento delicato che riguarda la Shoah, sentirsi buggerati come la Senatrice Liliana Segre, figura splendida e testimone del Giorno della Memoria, che ha concesso ad Artale un messaggio di saluto per una manifestazione, associando così la testimonianza vera a quella fasulla, è davvero deprecabile. Con la Storia non si scherza. Il Giorno della Memoria merita assoluto rispetto».

Di incredulità sono pure le parole di Annamaria Folchini Stabile, presidente di Tracce per la Meta, la casa distributrice del libro: «Ci siamo fidati di Artale, personaggio noto in Veneto, dove ha tenuto tante conferenze. Non ci sentiamo responsabilità, ma siamo sbigottiti. E pensare che quando c’è stata la presentazione del libro, abbiamo pianto tutti sentendo la sua testimonianza struggente». Infine Luzzatto ha commentato: «Che anche la casa editrice abbia scaricato Artale mi interessa relativamente. Quello che conta è che non circolino narrazioni storiche non supportate dalla documentazione».

Il diretto interessato, invece, dopo l’ultima presa di posizione contro di lui, centellina le battute: «Non sono disposto a rispondere a nessuna domanda. Non parlerò più». Chi non tace, però, è Paola Surano, avvocato e tesoriere di Tracce per la Meta. «Avevamo creduto in questo progetto – racconta – e quindi ora non ci resta che andare a fondo della questione. Certo è che non vorremmo proprio essere coinvolti in una mistificazione e per questo abbiamo disposto degli accertamenti. E’ stata una sorpresa leggere che Artale sarebbe nato in Calabria, anche perché ha un accento tedesco. E sul fatto che abbia indicato un anno sbagliato per la deportazione, avevamo sorvolato, in quanto all’epoca aveva solo 8 anni e quindi abbiamo creduto che potesse essersi confuso. Ora vedremo l’evoluzione, ma quello che ha scritto nel libro, se non è vero, è verosimile e documentato. Quanto alle copie del volume, una minima parte è rimasta alla casa editrice per la distribuzione, perché le altre le ha vendute direttamente lui».

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NON SI PUO’ PRENDER IN GIRO LA STORIA.

La Storia con la S maiuscola non può esser presa in giro né ricorrendo a negazionismi né inventandosi dei falsi ex deportati che raccontano qualcosa che non hanno mai vissuto di persona.

Liliana Segre, Sammy Modiano, Pietro Terracina, Primo Levi ed altri ancora sono testimoni veri e credibili che ci hanno narrato cosa hanno vissuto di persona negli anni Quaranta. La loro storia personale ci commuove, mentre quella di quest’impostore c’inquieta.

Siamo arrivati a questo punto? Siamo giunti al punto che qualcuno s’inventa d’essere stato un deportato ad auschwitz dabambino ed esservi uscito superstite senza aver mai preso parte a quella vicenda? Siamo al punto che delle serie amministrazioni pubbliche, delle direzioni scolastiche, la stessa Liliana Segre, una casa editrice, una distributrice vengono bidonate da un falsario? Che esempio si dà ai giovani che fortunatamente non hanno mai vissuto quelle epoche? Non è che finirà che un giorno i ragazzi, magari del 2030 o più avanti rideranno in faccia a quanti racconteranno la tragica storia della Shoah perchè un giorno c’è stato un millantatore che ha girato il Veneto raccontando di vicende che non ha mai vissuto?

La Storia con la S maiuscola è un ramo di studi che richiede un continuo esame: non se ne sa mai abbastanza ed è spesso necessario sottoporre al vaglio di studiosi nuove fonti, nuovi documenti. Ciò la rende una disciplina affascinante, ma prenderla in giro è un grave delitto soprattutto se ci si rivolge a bambini e ragazzi che aspettan d’imparare, ma rimangono molto delusi se viene fuori che il testimone è un falsario.

In un’epoca in cui l’antisemitismo mette di nuovo fuori la testa, questa vicenda proprio non ci voleva.

PIER LUIGI GIACOMONI