PROTESTA DEI MINATORI IN BOLIVIA: UCCISO UN VICE MINISTRO
(26 agosto 2016)

LA PAZ. S’inasprisce la protesta dei minatori in Bolivia: ieri il vice ministro degl’interni
Rodolfo Illanes è stato rapito e ucciso da un gruppo di loro. Immediate le reazioni del Presidente Evo Morales che
ha condannato l’assassinio, particolarmente brutale, ed ha accusato i mineros d’essere degl’imprenditori invece che
dei dipendenti da aziende estrattive.

La polizia boliviana ha arrestato cento persone coinvolte nelle proteste.

Il vice ministro ucciso era stato inviato dal governo centrale per tentare una mediazione che permettesse di
risolvere la vertenza in atto.

L’origine della protesta. Il tutto nasce a seguito dell’entrata in vigore della Legge n. 356, che regola la
costituzione ed il funzionamento delle cooperative di minatori che gestiscono l’industria estrattiva, dopo che il
governo l’ha nazionalizzata e ne ha trasferito la proprietà ai lavoratori.

Le cooperative respingono in particolare la norma che impone la sindacalizzazione dei dipendenti delle predette
cooperative.

Questi piccoli proprietari cooperativisti rifiutano questa parte
della legge, perché sostengono che determinerà la chiusura delle loro piccole imprese.

Nel corso di questa protesta sono già morti, in diversi scontri con la polizia, tre minatori.

Evo Morales. Al potere dal 2005, Juan Evo Morales Aymara è il primo indio ad occupare la massima carica politica:
salito al potere dopo la cacciata del Presidente Gonzalo Sánchez de Lozada ha cercato di imporre una politica di
tutela dei diritti dei lavoratori e delle popolazioni indie. si è inoltre battuto contro lo strapotere delle
multinazionali che controllavano tutte le risorse del paese, in particolare gas e petrolio.

Nei primi anni del suo governo, Morales si è scontrato a più riprese con i latifondisti della regione di Santa Cruz
che si opponevano alla riforma agraria ed alla ripartizione delle terre.

Sul piano internazionale, l’avvento di Morales ha comportato un affrancamento del Paese dall’influenza statunitense
ed un progressivo avvicinamento alle posizioni del Venezuela e dell’Ecuador. Oltre la povertà e i conflitti
sociali, resta l’annosa questione della coltivazione della coca e della produzione della cocaina
che foraggia il narcotraffico, rendendo la Bolivia il terzo Paese produttore di questa droga.

Evo Morales, in particolare, si era fatto proprio un nome difendendo i diritti dei cocaleros, ossia dei coltivatori
della pianta di coca, messi sul lastrico dalle continue operazioni di fumigazione delle piantagioni decise dagli
Stati Uniti con la connivenza delle autorità di La Paz.

Nel 2014, Morales è stato eletto per la terza volta consecutiva alla Presidenza della repubblica: negli ultimi
tempi, però, la sua popolarità è in calo.

Gli osservatori hanno l’impressione che il leader di La Paz tenda ad accentrare nelle proprie mani molto potere
facendo scivolare il suo governo verso un modello autoritario, non raro nella storia latinoamericana.

La Bolivia. Situato nel cuore dell’America Meridionale è uno dei Paesi più poveri della regione, benché
potenzialmente ricchissimo per la presenza di ingenti riserve di gas naturale e petrolio greggio.

Abitato per il 60% della sua popolazione da Indios di varie etnie, è stato sempre dominato dall’oligarchia creola
discendente dai colonizzatori spagnoli.

La violenza politica ne ha connotato fortemente la storia: dalla sua indipendenza (1821) si sono verificati oltre
150 colpi di Stato e raramente i Presidenti eletti sono giunti al termine del loro mandato.

Privato dello sbocco al mare, dopo una guerra nel XIX secolo contro Cile e Perù, proprio di recente, in occasione
della festa nazionale del 6 agosto, ha risollevato la questione nei confronti del Cile lasciando intendere che non
ha la minima intenzione di rinunciare alla possibilità, prima o poi, di riacquisire il controllo del porto di
Arica, sul pacifico cileno.

PIER LUIGI GIACOMONI