PRIOLO, LE BICI, IL PEOPLE MOVER ED IL TRAM
(2 settembre 2016)

BOLOGNA. Il 29 agosto scorso il sindaco Merola ha nominato la signora Irene Priolo nuovo assessore comunale alla mobilità. La nomina era nell’aria da settimane: si attendeva da roma che il Consiglio di Stato, supremo tribunale amministrativo italiano, desse parere positivo alla designazione, dal momento che Priolo era disponibile a fare l’assessore a Bologna, a condizione di mantenere la carica di sindaco di Calderara di Reno, importante comune dell’area metropolitana.

Poiché il Consiglio di Stato non ha sollevato obiezioni, il sindaco, che in un primo momento aveva tenuto la delega per sé, l’ha conferita alla prima cittadina calderarese.

Priolo, finora, esercitava lo stesso incarico nell’ambito della giunta metropolitana presieduta dallo stesso Merola, che, di diritto è presidente della Città Metropolitana.

Appena insediata, il nuovo assessore ha dato nelle sue prime dichiarazioni dei segnali evidenti d’un cambio di direzione rispetto al più recente passato.

Facciamone una piccola rassegna:

Bici e biciplan. «Il bici plan va avanti” garantisce, ma “sulle biciclette è stato fatto molto, ora dobbiamo guardare anche ad altro. Il tema della mobilità ciclabile va integrato con tutto il piano della mobilità, anche al trasporto pubblico locale.»

People mover. Premesso che non si torna indietro a cantieri già aperti, aggiunge «dovremo lavorare anche per collegare la stazione non solo con l’aeroporto, ma anche con le aree nord [FICO] e altre. Dobbiamo fare gli altri passi avanti.» dice, riferendosi anche al Servizio Ferroviario Metropolitano.

Soprattutto, per il neoassessore, la monorotaia non basta: «Questa opera è stata molto dibattuta in questi anni da molti punti di vista — ha spiegato – è stato importante mandare avanti un cantiere così problematico, ma bisogna fare un ragionamento più complessivo sulla mobilità e cercare di capire come anche il People mover può collocarsi all’interno di un disegno più compiuto dei collegamenti della città».
Diciamo che il People mover «potrà essere un grande oggetto di brand per Bologna», si limita a dire a chi le chiede di spiegare meglio il suo pensiero. Cioè sarà un grande biglietto da visita, qualcosa che di solito i turisti trovano nelle grandi città, ma per risolvere i problemi della mobilità verso l’aeroporto servirà fare anche altro. Per il resto quel che è fatto è fatto. Ma per l’assessore un mezzo che porta 35 persone alla volta non può essere sufficiente ed è per questo che bisognerà farsi venire altre idee. «Non possiamo fermarci al People mover, dovremo lavorare per collegare la nostra stazione non soltanto all’aeroporto, ma anche ad altri punti della città».

Pedonalizzazioni. «Io non sono contraria alle pedonalizzazioni, penso però che su questo bisogna lavorare in maniera molto più attenta. È un bell’obiettivo, ma non si può pensare di lavorare oggi senza vedere come si integrano con il raggiungimento degli obiettivi di mobilità sostenibile e gli spostamenti dei cittadini».
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Il tram. A poche ore dal suo insediamento, il neoassessore si è mosso per verificare la possibilità di riavere a Bologna, come in molte altre città europee, una linea di tram.
Quello del tram è un vecchio pallino di Merola e mercoledì 31 agosto, insieme all’assessore Priolo, si è recato a Roma per parlarne con l’amministratore delegato di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) Maurizio Gentile, per vedere se l’opera è realizzabile.

Il trenino, in base ad un’idea da tempo in circolazione, partendo dalla stazione FS dovrebbe collegare le Aldini Valeriani, la Fiera, il Tecnopolo fino a Fico.

A questo percorso Merola vorrebbe aggiungere una quinta tappa al Pilastro, che diventerebbe quindi la penultima fermata prima del capolinea.
Con questa ipotesi di tracciato, il tram riuscirebbe a svolgere una doppia funzione: non solo collegare la stazione con Fico, ma anche i pendolari con la periferia della città.

Dall’incontro a tre si è deciso di procedere con uno studio di fattibilità, che dirà se tutto questo resterà
solo un sogno o diventerà realtà. L’indagine servirà a capire come finanziare l’opera, questione ancora tutta da vagliare, ma prima ancora quali binari percorrerà. Perché quelli già esistenti, che partono da via Carracci, anche se poco, sono ancora utilizzati.
Rfi, al momento, pare intenzionata a non modificare la situazione attuale.

Le opzioni in campo sono due:
1. costruire un binario parallelo che arrivi fino allo Scalo San Donato e poi da lì realizzare un altro tratto fino al Caab;
2. creare una linea sopraelevata che passi sopra i binari esistenti.

Di certo il piano B non sarà il People mover. Merola non ha mai pensato ad un allungamento della discussa opera fino al Caab e men che meno ora, con i lavori partiti e una fredda accoglienza da parte di Priolo, che ha definito la monorotaia un’opera «problematica», che non risolverà i problemi della mobilità cittadina.

Ora si tratta di attendere lo studio di fattibilità che ci dirà se potrà ricomparire a Bologna una linea di tram oppure se questa prospettiva sarà seppellita per sempre.

In ogni caso nei prossimi anni il riassetto della mobilità cittadina sarà molto caldo ed investirà in pieno la zona San Donato, in fase di notevole trasformazione e riqualificazione urbanistica, come già abbiamo scritto nei giorni scorsi.

PIER LUIGI GIACOMONI