I PIRATI ALLA CONQUISTA DELL’ISLANDA
(14 agosto 2016).

REYKJAVIK. Una volta i pirati ed i filibustieri abitavano alla Tortuga ed infestavano il Mar dei Caraibi.

Erano l’incubo dei galeoni spagnoli che, carichi d’oro, dovevano intraprendere il lungo e periglioso viaggio verso
il porto di Siviglia.

Non di rado, però, i pirati con le loro navi veloci riuscivano a dar l’arrembaggio e ad impossessarsi d’ingente
bottino.

Oggi i pirati non viaggiano più per nave e non assalgono più i navigli del re di Spagna, ma si sono costituiti in
partito e cercano di vincere le elezioni.

In Islanda, ad esempio, il prossimo 29 ottobre cercheranno di far la festa ai partiti tradizionali del Paese dopo
che in aprile gli “indignati” sono scesi in piazza di fronte al palazzotto in pietra scura dell’Althing, il
parlamento monocamerale di Reykjavik, per chiedere le dimissioni del primo ministro Sigmundur David Gunnlaugsson,
travolto dallo scandalo finanziario dei Panama Papers.

Il capo dell’esecutivo dovette rimettere il mandato nelle mani del Presidente della repubblica, aprendo la strada
ad un governo provvisorio che sta gestendo il Paese in vista dello scrutinio.

Loro,i pirati, in Parlamento già ci sono: nelle elezioni del 2013 ottennero 3 seggi su 63, ma quella votazione,
dopo ciò che è accaduto, sembra avvenuta un’era geologica fa.

oggi quei tre deputati e fondatori del Partito dei Pirati, leggono i sondaggi e sorridono su Twitter. Secondo gli
analisti, alle elezioni di ottobre potrebbero portarsi a casa tra i 18 e i 20 seggi dei 63 totali, diventando così
il primo partito dell’Isola.

«Noi siamo preparati e pronti alla vittoria», ha dichiarato Birgitta Jonsdottir, leader del Piratar, sviluppatrice
web, e fan della crittografia. «Abituata – scrive il Corriere della Sera – a ragionare come un hacker che aggira
l’ostacolo per arrivare alla meta, Jonsdottir non ha esitato a proporre di sfruttare il successo dell’applicazione
Pokémon Go per portare i giovani a votare».

«Vogliamo chiedere agli sviluppatori di trasformare i seggi in PokeStops», ha spiegato ai colleghi parlamentari che
la guardavano sbigottiti. Al di là
delle provocazioni, Jonsdottir sa anche che la politica è fatta di compromessi. E ieri ha fatto sapere di essere
disposta, in caso di vittoria, a formare
un governo con qualunque altro schieramento. A condizione, però, che sia disposto a «cambiare il sistema».

Già, perché il “sistema” in Islanda è affetto dalla malattia della corruzione e dell’affarismo.

Nel 2008-2009 l’economia del piccolo Paese, poco più di 300mila abitanti, di cui quasi due terzi residenti
nell’area della capitale, fu sconquassata dal fallimento d’una serie di banche che avevano prestato anche il denaro
che non avevano per poi trovarsi in bolletta.

Questa primavera si è saputo con la pubblicazione dei Panama Papers che diversi dirigenti della Repubblica, tra cui
il Primo Ministro avevano depositato soldi alle isole Cayman, nel Mar dei Caraibi, per non pagar tasse.

Così ora i Pirati vogliono porre all’ordine del giorno temi nuovi che cambino la faccia alla grigia polityica
islandese, ma in una nazione sede di server e centri di calcolo, il loro manifesto elettorale si concentra anche su
questioni collegate al progresso tecnologico:
la regolamentazione dei droni e delle armi, la concessione dell’asilo politico ad Edward
Snowden, l’uso della rete per dare vita alla democrazia liquida.

Sull’eventuale adesione di Reykjavik all’UE i Pirati glissano: se necessario la questione sarà sottoposta ad un
referendum popolare.

Morale? Ancora una volta, di fronte alla crisi dei gruppi dirigenti tradizionali, ingrigiti nella loro routine e
sommersi dal sospetto d’esser più interessati ai propri conti in banca che alle esigenze della popolazione,
l’opinione pubblica sembra voler affidare i propri destini a nuovi movimenti, nuove aggregazioni, nuove realtà che
forse deluderanno, ma forse dimostreranno anche nelle scelte d’ogni giorno che “un nuovo mondo è davvero
possibile”, come indicava uno slogan, purtroppo assai inflazionato, degli inizi di questo secolo.

PIERLUIGI GIACOMONI