IL PEOPLE MOVER, LA MANUTENZIONE, IL CAROBIGLIETTI
(14 Settembre 2016).

BOLOGNA. Il People Mover, se alla fine sarà varato, rischia di nascere, non come tutti, con un solo peccato originale, ma di portarsene dietro tre o quattro.

Innanzitutto, già oggi è pietra dello scandalo, perché da un lato il sindaco giura che il PM si farà ed accusa i giornali di speculare sulle parole della nuova assessore alla mobilità, che appena insediata, aveva insinuato più d’un dubbio sull’opera, dall’altro pare presenti dei grossi problemi di manutenzione, perché, come abbiamo letto in questi giorni, ogni 107 ore di lavoro si guasta.

Ma andiamo con ordine.

Il People Mover. La navetta sopraelevata che dovrebbe collegare a partire da marzo 2019 la stazione centrale di Bologna con l’aeroporto Marconi, ha accumulato per diversi motivi sette anni di ritardo sui tempi di realizzazione, perché, secondo il contratto firmato con il Comune, l’opera doveva essere operativa nel 2012.
Anzi, l’accordo di programma sull’opera risale addirittura al 2007.

Ora, settembre 2016, i cantieri sono già avviati, ma Irene Priolo divenuta assessore alla mobilità il 30 agosto scorso ha, in una serie di dichiarazioni, che anche qui abbiamo riportato, affermato che la monorotaia non basta: «Questa opera è stata molto dibattuta in questi anni da molti punti di vista — spiega – è stato importante mandare avanti un cantiere così problematico», ma aggiunge:
«bisogna fare un ragionamento più complessivo sulla mobilità e cercare di capire come anche il People mover può collocarsi all’interno di un disegno più compiuto dei collegamenti della città».

Non ha, Priolo, detto che il PM non si fa, ma che è necessaria una riflessione più ampia sulla mobilità nella città di Bologna e dintorni.

Ovviamente, chi ha interesse alla realizzazione del PM ha reagito, temendo che alla fine i lavori vengano interrotti e si faccia la fine di altre opere pubbliche, dibattute e più o meno progettate, ma poi non realizzate.

Altrettanto ovviamente, però, e legittimamente, chi ha sempre avuto più d’un dubbio sul PM si è rifatto vivo ed ha battuto un colpo.

E’, ad esempio, il caso del Consigliere Regionale Giuseppe Paruolo che ha detto:
«Bene ha fatto l’assessora Priolo a chiedere un approfondimento
sul People mover. Serve una ulteriore riflessione sull’opera, finché siamo in tempo.»

Già, perché il PM rischia di schiantarsi contro due problemi:
1. la tecnologia non convincente;
2. i costi di manutenzione.

La tecnologia. «la scelta della tecnologia del People mover – spiega Paruolo – non è così convincente da fugare ogni dubbio.» Fa discutere, in particolare, che la navetta sia prodotta dalla Intamin, che ha il suo core business nei parchi giochi. Palazzo d’Accursio ha sempre spiegato che non è possibile ora cambiare mezzo,
ma Paruolo fa un parallelo col Civis: «Anche allora ci dissero che non era possibile cambiare, poi scoprimmo che il Civis non era nemmeno omologato.

La manutenzione. «E’ cruciale comprendere modalità e costi, soprattutto se, come sembra, il tempo medio previsto fra due guasti è di 107 ore, dunque molto breve.» La circostanza è stata rivelata nei giorni scorsi: in pratica ogni mezzo, dopo, appunto, 107 ore di lavoro, si ferma perché ha bisogno di essere rimesso a posto. Il rischio è che ogni quattro giorni e mezzo il servizio di trasporto stazione-aeroporto e viceversa vada in tilt, tanto più che, con l’entrata in vigore del PM, andrebbe in pensione l’aerobus che oggi impiega 35 minuti per portare i passeggeri dal Marconi alla Stazione FS.

In una parola, quest’opera rischia di:
1. costare molto in sede di realizzazione;
2. costare molto in fase di manutenzione;
3. non essere per nulla efficace ed efficiente;
4. avere un notevole impatto ambientale.

Per questo, Paruolo ed altri consiglieri regionali, (la regione finanzia l’opera con 27 milioni di euro, chiedono un approfondimento, anche alla luce delle parole dell’assessore Priolo.

Il carobiglietti. Non finisce qui, perché oggi si apprende che il biglietto a bordo della navetta sopraelevata non costerà 7,5 euro a corsa, ma fin dall’inizio 8,5 poi 9.

La ragione principale di quest’aumento è da attribuirsi al ritardo con cui l’opera vedrà la luce

«Il prezzo di 7 euro e 50 a biglietto – spiega il Corriere – fu stabilito al momento dell’offerta di Marconi Express, nel 2008, e cioè 8 anni fa. Indicizzando il prezzo del biglietto fino al 2019, quando si partirà, si arriva a 8,50 euro che poi saliranno a 9 euro dal secondo anno. I dati sono contenuti nel piano economico e finanziario e sono stati confermati da Marconi Express.»

I bolognesi e i turisti, in realtà, pagheranno fin da subito un biglietto di 8,5 euro, ma solo per pochi mesi perché il costo a regime a partire dal 2020 sarà di 9 euro a tratta.

L’aumento di 50 centesimi dopo il primo anno di esercizio era già previsto dal nuovo piano economico finanziario dell’infrastruttura che allungava di cinque anni la concessione da parte del Comune a Marconi Express per la gestione dell’opera e prevedeva appunto la possibilità di un adeguamento del prezzo del biglietto dopo un primo anno di esercizio.

A questo punto, mettendo da parte le sparate propagandistiche e gli scatti d’ira, pare davvero giunto il momento di chiedersi se quest’opera sia utile, se la tecnologia impiegata sia all’altezza del compito da svolgere, se non sia eccessivamente costosa, se sarà utilizzabile e se davvero contribuirà a decongestionare il traffico in due aree, l’aeroporto di Borgo Panigale e la Stazione di Piazza Medaglie d’oro, che danno il loro contributo all’immissione di un congruo quantitativo di polveri sottili nell’aria che tutti respiriamo.

PIER LUIGI GIACOMONI