I PAESI BASSI RIFIUTANO WILDERS
(16 Marzo 2017)

L’AIA. I Paesi Bassi hanno respinto la proposta populista di Geert Wilders: il leader xenofobo, eurofobo,
islamofobo si era presentato alle elezioni legislative convinto di sbancare il sistema politico del Regno ed
imporre la sua agenda programmatica, ma ha ricevuto un sonoro schiaffo dall’elettorato.
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I riusltati. A spoglio praticamente ultimato (93% delle schede scrutinate) il Partito della Libertà (PVV) ha
raccolto solo il 13,3% ed ha aumentato la propria rappresentanza parlamentare di 5 unità, passando da 15 a 20
seggi.

Per contro, il Partito liberal-conservatore (VVD), guidato da Mark Rutte, pur perdendo 8 seggi, ha mantenuto la
maggioranza relativa col 21,6% dei voti e 33 seggi.

Crescono in voti e seggi i cristiano-democratici del CDA (19 seggi =+6), i liberal-progressisti di D66 (19 seggi
=+5), gli ecologisti della Groenlinks (14 seggi =+10).

Crollo vertiginoso dei laburisti del PVDA che perdono 29 seggi, trattenendone solo 9. Questo è il peggior risultato
della formazione politica socialdemocratica che tanta parte ha avuto nello sviluppo dello stato sociale
nederlandese.

Per il PVDA, a lungo al governo, si apre un periodo di riflessione e rinnovamento profondo per rilanciarne le
sorti.

Complessivamente, su 28 liste presentate ben 13 hanno guadagnato il minimo dell’1% dei voti per entrare alla Tweete
Kammer e potranno contribuire alla formazione del nuovo governo.

Oltre l’80% dell’elettorato si è recato alle urne: una percentuale doppia a quella che si raggiunge normalmente in
occasione delle elezioni per il Parlamento Europeo.

Ecco comunque un prospetto riassuntivo dei risultati elettorali di ieri:

VVD: seggi: 33 (2012: 41);
PVV: seggi: 20 (2012: 15);
CDA: seggi: 19 (2012: 13);
D66: seggi: 19 (2012: 12);
SP: seggi: 14 (2012: 13);
GroenLinks: seggi: 14 (2012: 4);
PvdA: seggi: 9 (2012: 38);
ChristenUnie: seggi: 5 (2012: 5);
PvdD: seggi: 5 (2012: 2);
50Plus: seggi: 4 (2012: 2);
SGP: seggi: 3 (2012: 3);
Denk: seggi: 3 (2012: np);
FvD: seggi: 2 (2012: np).
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Il sistema politico. I Paesi Bassi sono una monarchia costituzionale ereditaria: l’attuale sovrano Guglielmo
Alessandro è salito al trono nel 2014 in seguito all’abdicazione della Regina Beatrice.

Il ruolo del Re è esclusivamente cerimoniale e rappresenta l’intera nazione. In passato gli tocava il compito
d’individuare tra i leader politici chi avrebbe formato il governo, dal 2012, in seguito ad una riforma, sono gli
stessi capi partito che scelgono una persona che conduca le trattative per la costituzione del nuovo esecutivo.
Questi, denominato informatore ha il compito di consultare tutti i partiti e poi indirizzare le trattative verso
un’eventuale formula di governo. Appena conclusi i negoziati, l’informatore propone il nome del formatore, ossia
colui che concretamente comporrà il nuovo ministero e lo presiederà. A quel punto interviene il re che nomina il
formatore Ministro Presidente e su sua indicazione i Ministri ed i Segretari di Stato.

La figura del Premier nei Paesi Bassi è paragonabile a quella del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano
poiché è all’interno del governo, è un primus inter pares.

Per formare il governo, dopo le elezioni generali, possono occorrere anche molte settimane: nel 1977 trascorsero 7
mesi, prima che fosse costituito il gabinetto guidato allora da Dries Van Agt.

Il Parlamento, denominato Stati Generali, è articolato in due Camere:
• la “prima Camera” (erste Kammer) è paragonabile al Senato: si compone di 75 membri ed è eletto dai consiglieri
provinciali e comunali;
• la “seconda Camera” (tweete Kammer) è la camera dei Rappresentanti: composta da 150 deputati è eletta al massimo
ogni cinque anni, a suffragio universale.

In caso di crisi ministeriale possono essere convocate le elezioni anticipate.

La legge elettorale, rigorosamente proporzionale, consente l’ingresso alla Camera alle liste che ottengono almeno
l’1% dei voti. Ciò favorisce il frazionamento delle forze parlamentari, però le crisi politiche non sono così
frequenti, come in Italia, ed i governi durano approssimativamente un’intera legislatura.
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Il dopo elezioni. I leader dei 13 partiti rappresentati nel nuovo Parlamento hanno invitato – riferisce il sito
dutchnews.nl – il Ministro per la Sanità Edith Schippers d’assumere il ruolo d’informatore ed avviare le trattative
per la formazione del nuovo governo.

La Presidente della Camera Khadija Arib aggiunge che la signora Schippers ha una settimana di tempo per redigere il
suo primo rapporto che sarà dibattuto in aula giovedì prossimo.

Dopodiché si passerà alla fase successiva dei negoziati tra le forze parlamentari.

«Gli esperti sono d’accordo nel ritenere probabile – soggiunge dutchnews.nl – una coalizione tra VVD, CDA e D66
(che può contare su 71 seggi [ndr]) , ma le opinioni divergono circa il possibile quarto alleato.»

Nel frattempo, si è aperto il dibattito in seno al Partito Laburista: una parte dei suoi dirigenti ne propone il
puro e semplice scioglimento, altri propendono per una profonda rifondazione. In ogni caso, pare esclusa una
partecipazione del PVDA alla futura amministrazione.

Mai forse come in quest’occasione le elezioni legislative nei Paesi Bassi erano attese per capire gli umori d’una
parte dell’elettorato europeo: in realtà il terremoto politico temuto si è verificato solo in parte. La coalizione
governativa uscente perde voti e seggi, ma la mannaia della sconfitta s’abbatte soprattutto sui socialdemocratici,
mentre risparmia i liberal-conservatori.

Si conferma così un trend che abbiamo già osservato in altre consultazioni elettorali: le formazioni facenti parte
della famiglia socialista europea pagano più di altre gli appuntamenti elettorali e perdono consensi nelle aree
popolari.

Il PVDA, ad esempio, ha perduto molti voti nelle grandi città, sue roccaforti storiche.

Ad Amsterdam, GroenLinks è il primo partito, seguito da D66 e dal VVD.

Denk, un nuovo partito formato da due deputati laburisti d’origine turca, ha sorpassato i Labours a Rotterdam,
l’Aia ed è davanti al PVV ad amsterdam col 7,5%.

«I nuovi Paesi Bassi hanno una voce in Parlamento» ha dichiarato il leader di Denk Tunahan Kuzu, commentando i
risultati delle legislative.

Il PVV di Geert Wilders, dal canto suo, che non ha ottenuto il risultato da molti previsto, ha raccolto molti
consensi fuori città e soprattutto nell’area orientale di Groningen.

Inoltre, ha raccolto consensi a Drenthe, e nel sud, regione d’origine di wilders: in particolare, il Partito della
Libertà ottiene il primo posto a Maastricht.

PIER LUIGI GIACOMONI