NUOVA ZELANDA. PREMIER DETRONIZZATO DA UNA CONGIURA DI PARTITO
(13 Dicembre 2016)

WELLINGTON. Il 5 dicembre scorso, con un annuncio a sorpresa, il Premier della Nuova Zelanda John Phillip Key, 55 anni, ha annunciato la sua intenzione di ritirarsi dalla scena politica.

La mossa ha stupito gli osservatori perché, pur essendo noto da tempo che il Primo Ministro, in carica dal 19 novembre 2008, non aveva intenzione di candidarsi per un quarto mandato alla guida del Paese alle imminenti elezioni generali, pensavano che il passaggio da un leader ad un altro sarebbe stato meno traumatico.

Motivo ufficiale delle dimissioni? Dedicarsi maggiormente alla famiglia.

Il vero movente, però, potrebbe essere il desiderio di far venir a galla il forte scontro, finora sotterraneo, in atto all’interno del Partito Nazionale. Il 2017, infatti, sarà anno di elezioni e tutti i partiti, compreso quello di governo, stanno affilando le armi in vista d’una campagna elettorale che si profila assai combattuta: i Nationals, aspirano ad un quarto mandato consecutivo, i Labours contano d’interrompere l’ormai lungo digiuno dalla stanza dei bottoni.
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La corsa alla successione. Secondo le regole in vigore nei due maggiori partiti neozelandesi, spetta ai rispettivi gruppi parlamentari designare o deporre i leader. Subito dopo l’annuncio delle dimissioni, come d’abitudine, si sono delineate diverse candidature, ma la più forte è risultata quella del vice Capo del governo uscente Bill English, già capofila dei Nationals nelle elezioni generali del 2002 e battuto nettamente dall’allora leader laburista Helen Clark.

English da tempo scalpitava per ottenere la leadership e probabilmente, proprio quest’ambizione personale, è all’origine della caduta di John Key.

Per la poltrona di vice Primo Ministro si è profilata subito la candidatura molto forte di Paula Bennett. Questo ticket ha avuto subito l’appoggio sia di Key, sia degli altri maggiorenti del partito, per cui i potenziali pretendenti si sono fatti da parte per evitare un’umiliante sconfitta. E’ divenuta così una pura formalità la riunione del gruppo parlamentare nazionale che avrebbe teoricamente dovuto eleggere a scrutinio segreto i numeri uno e due del partito.

Ora, però, la partita tra le diverse correnti del National Party si trasferisce sulle poltrone di governo: bill English e Paula Bennett hanno fatto sapere che il nuovo esecutivo sarà pronto solo fra una decina di giorni: è probabile quindi che sia in atto un braccio di ferro tra la componente più conservatrice del partito e quella più liberale. English, forse per accattivarsi le simpatie proprio dell’ala liberale, ha fatto sapere d’aver cambiato opinione a proposito dei matrimoni gay: nel 2013 votò contro la proposta di legge emendativa che l’avrebbe consentito, ora potrebbe esser favorevole ad una sua approvazione da parte del Parlamento.

La stampa neozelandese ha definito gli avvenimenti della settimana scorsa una vera “congiura” compiuta ai danni d’un Primo Ministro molto popolare ed ha fatto notare maliziosamente che Bill English, quattordici anni fa, fu nettamente battuto alle elezioni generali e detronizzato dalla guida dei conservatori.
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John Key. Ex manager di Merrill Lynch, divenne leader del National Party nel 2006 e vinse clamorosamente le elezioni generali del 2008, ponendo fine a nove anni di governo laburista. Nelle successive elezioni del 2011 e del ’14 fu riconfermato senza problemi.

Tuttora molto popolare, gli si attribuisce il merito d’aver risparmiato alla Nuova Zelanda gli effetti della crisi economica mondiale del 2008-09 ed anzi d’aver rilanciato le prospettive di sviluppo del Paese.

Come spesso accade in politica, però, a scrivere l’ultima parola della carriera di questo leader non sono stati tanto gli avversari, che anzi hanno trascorso tre legislature a dilaniarsi tra di loro, bruciando un leader dopo l’altro, ma i propri compagni di partito.
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La Nuova Zelanda. Situata nell’Oceano Pacifico, la Nuova Zelanda è un arcipelago che comprende due isole maggiori, la Northern Island e la Southern, oltre ad una serie di isole minori. Abitata da 4,7 milioni di persone, per l’80% di discendenza europea, è anche popolatadai Maori, i nativi che la chiamano nella loro lingua Aotearoa (letteralmente “la terra della lunga nuvola bianca”).

Dopo aver ottenuto nel XIX secolo l’autogoverno interno, aver dato il voto alle donne nel 1893, ha raggiunto la piena indipendenza nazionale il 26 settembre 1907.

Il Paese è una monarchia parlamentare: capo di Stato è il sovrano britannico. (attualmente la Regina elisabetta II), rappresentato a Wellington da un Governatore Generale.

Il sistema politico è simile a quello in vigore nel Regno Unito: vi è un parlamento monocamerale, eletto ogni tre anni, ed il leader del partito parlamentare più forte è nominato Primo Ministro.

La Nuova Zelanda non ha una vera e propria costituzione, ma un Constitutional Act che ne regola il funzionamento istituzionale.

Dopo aver adottato per anni il sistema elettorale uninominale a turno unico, noto in inglese con l’espressione first-past-the-post, negli anni Novanta del XX secolo ha scelto un sistema misto: due terzi dei seggi della Camera dei Rappresentanti sono eletti in collegi uninominali, mentre un terzo è designato con un sistema proporzionale con uno sbarramento fissato al 5%, per cui sono ammesse all’attribuzione dei seggi solo le liste che rimangono al di sopra di questa percentuale. In seguito alla riforma della legge elettorale, è aumentata notevolmente la frammentazione politica del Parlamento, per cui i governi che si sono succeduti negli ultimi anni sono sempre stati di coalizione. Tuttavia il ricorso ad elezioni anticipate è fin qui risultato raro: è però possibile che proprio il nuovo Primo Ministro, insediatosi il 12 dicembre, decida d’anticipare la consultazione elettorale già prevista per la scadenza triennale della camera per il prossimo settembre.

PIER LUIGI GIACOMONI