IL MURO DELLA DISCORDIA
(26 Gennaio 2017)

CITTA’ DEL MESSICO. Donald J. Trump è un uomo che crea discordia: a meno d’una settimana dal suo insediamento, ha
emanato un decreto col quale dispone che si prosegua la costruzione di un muro alla frontiera meridionale per
bloccare l’immigrazione clandestina dall’America Centrale.

Come reazione, il suo collega messicano Enrique Peña Nieto ha reagito ieri sera con un messaggio alla nazione, col
quale ha affermato di non credere nei muri ed ha proclamato che il suo Paese non pagherà per la loro costruzione.
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Le parole di Nieto. «Deploro – ha detto – la costruzione di un muro che, da molti anni, invece che unirci, ci
divide» e, come risposta ai provvedimenti adottati dal titolare della Casa Bianca che, tra l’altro ha ordinato
l’apertura di centri di detenzione per immigrati clandestini, ha comunicato: «ho ordinato che la Segreteria per le
Relazioni Esterne rafforzi le misure di protezione verso i nostri connazionali e che i nostri 50 consolati negli
Stati Uniti divengano autentici difensori degli interessi e dei diritti dei nostri emigranti.»

Per rafforzare la sua azione contro le misure prese dal vicino ha annunciato che incontrerà tutte le organizzazioni
della società civile a tutela dei compatrioti che vivono e lavorano nel Nord America.

«il Messico – ha concluso – offre ed esige rispetto».
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La reazione di Trump. Il Capo dello Stato americano ha reagito ripetendo la sua promessa elettorale: il muro sarà
costruito ed i messicani ne pagheranno il costo. Si pensa che complessivamente Città del Messico dovrà sborsare tra
12 e 15 miliardi di dollari, ma qualcuno arriva a prevedere che l’opera potrà costare alla fine anche 20 miliardi.

In Messico c’è forte preoccupazione per la piega che hanno preso gli avvenimenti perché le relazioni tra i due
Paesi sono molto strette e l’economia della nazione centroamericana è profondamente interconnessa con quella del
vicino.

Un muro tra i due esiste già e ne fu avviata la costruzione nel 1994 ai tempi dell’amministrazione Clinton, ma
interessa solo un migliaio dei tremila chilometri della frontiera.
Trump, durante la campagna elettorale, ha promesso che l’opera sarà portata a termine e sarà bloccata l’emigrazione
clandestina dal Centro America che sottrae posti di lavoro ai nordamericani.

La querelle, al punto in cui siamo, ha determinato la cancellazione della visita che Peña Nieto avrebbe dovuto
compiere la prossima settimana a Washington, mentre il suo Segretario per le Relazioni Esterne Luís Videgaray si
trova già nella capitale statunitense per dare avvio alle trattative per riscrivere gli accordi NAFTA (North
America Free Trade Agreements), entrati in vigore nel 1994 e che secondo Trump hanno determinato un passivo di 60
miliardi di dollari a favore del Messico nell’interscambio tra i due paesi.

Un miracolo, comunque, il leader americano l’ha già compiuto: tutti i capi dei partiti messicani, dalla destra alla
sinistra, hanno approvato le parole del Presidente ed hanno appoggiato la sua linea.

Per Peña Nieto, in crisi di popolarità, è un’ottima notizia.

PIER LUIGI GIACOMONI