MAURITIUS. CARRETTA DEL MARE PROVOCA DISASTRO AMBIENTALE A BLUE BAY
(22 Agosto 2020)

Mauritius-emergenza-marea-neraPORT LOUIS. Una carretta del mare condotta da un equipaggio irresponsabile ha causato un’apocalisse ambientale a Blue Bay, (arcipelago di Mauritius, Oceano Indiano).

Secondo gli esperti, ci vorranno almeno dieci anni per ripulire l’area interessata dal disastro, col rischio che il suo patrimonio di biodiversità unico al mondo sia definitivamente compromesso.

E’ accaduto infatti che il 25 luglio, il mercantile giapponese MV Wakashio, si sia ‘incagliato a Pointe d’Esny, zona protetta nei pressi del parco marino di Blue Bay, popolato di fauna e flora rare: .

Dal cargo, che aveva nelle proprie stive 3.800 tonnellate di petrolio e 200 di Gasolio, hanno cominciato ariversarsi in mare circa mille tonnellate di liquido inquinante.

Il peggio però è avvenuto il 15 agosto quando la nave si è spezzata in due:

«Intorno alle 16:30 (corrispondenti alle 14:30 italiane) è stato osservato un importante distaccamento della sezione prodiera della nave», ha scritto in una nota ufficiale il Comitato nazionale di crisi delle Mauritius.

Secondo La società di analisi statunitense Ursa Space Systems che ha esaminato la situazione utilizzando i dati radar dei satelliti finlandesi Iceye, che sono particolarmente efficaci nel rilevare la presenza di petrolio nelle acque marine, l’11 agosto scorso era interessata dall’inquinamento un’area pari a 27 kmq., che successivamente si è ulteriormente allargata.

Il corrispondente della BBC per le questioni ambientali Navid Singh Khadka narra che una fuoriuscita di dimensioni tre volte maggiore è stata evitata, anche grazie all’intervento della popolazione che,come vedremo,si è data da fare per bloccare con mezzi artigianali la marea nera.

Tuttavia, Greenpeace Africa avverte che «migliaia di speci animali sono a rischio di estinzione a causa dell’inquinamento marino, con conseguenze disastrose per l’economia, la sicurezza alimentare e la salute di Mauritius.»

Lunga 300 metri, la MV Wakashio, di proprietà della nagashiki Spipping, società armatrice nipponica, salpata dalla Cina, dopo aver fatto tappa a Singapore, era diretta col suo inquietante carico in Brasile.

Secondo quanto ha riferito la polizia, che nei giorni scorsi ha arrestato il comandante, al momento dell’incidente sull’imbarcazione era in corso una festa di compleanno e nessuno si è accorto di nulla finché non è stato troppo tardi.

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APPELLO ALLA SOLIDARIETA’.

Il primo ministro mauriziano Pravind Jugnauth, in seguito all’incidente, ha dichiarato lo «stato d’emergenza ambientale», rivelando che il suo Paese non ha strutture per far fronte a questo genere di catastrofi: ha chiesto perciò aiuto alla comunità internazionale.

Al suo appello ha risposto il Giappone che ha inviato una squadra di esperti sul luogo per offrire assistenza al piccolo Stato, considerato che l’imbarcazione è di proprietà d’un armatore del Sol Levante.

Tokyo ha spiegato in un comunicato che il team ha una conoscenza specifica delle attività di soccorso nella gestione dei disastri ambientali e la rimozione di sostanze inquinanti a salvaguardia degli ecosistemi. Anche la Francia ha deciso d’inviare squadre e materiale a Réunion, un’isola territorio d’oltremare situato nei pressi del Paese colpito.

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CONVENZIONE DI RAMSAR.

La zona interessata dall’incidente è protetta dalla convenzione di Ramsar sulle aree umide, un trattato multilaterale firmato nel 1971 da governi ed organizzazioni internazionali per proteggere l’ecosistema delle aree dove fauna e flora vivono a contatto con l’acqua, sia marina che fluviale.

Il documento, ratificato anche dall’Italia nel 1976, è valido globalmente perché erano richieste per la sua entrata in vigore almeno 7 ratifiche.

Attualmente gli Stati firmatari sono una ventina: il testo della convenzione, stipulata in Iran è depositato in quattro lingue presso la sede dell’UNESCO a Parigi.

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PREPARATI AL PEGGIO.

La piccola nazione dell’Oceano Indiano, per giorni si è preparata al peggio. Le crepe nella nave si erano allargate, ripeteva sconfortato il Capo del governo, ma i mauriziani non son rimasti con le mani in mano: gruppi di volontari hanno riempito centinaia di sacchi con foglie di canna da zucchero, legati insieme, li hanno caricati sulle barche e portati al largo, vicino alla barriera corallina, per creare uno scudo galleggiante contro la marea nera.

Le organizzazioni locali hanno anche lanciato una campagna di raccolta fondi e hanno chiesto aiuto al resto del mondo sotto lo slogan «Mauritius Oil Spill Cleaning 2020 – MV Wakashio».

Dopo giorni di sversamento di greggio nelle acque dell’Oceano Indiano le cisterne sono state quasi completamente svuotate, fino a ridurre il residuo da rimuovere a 90 tonnellate.

Malgrado all’inizio il governo mauriziano fosse ostile alle iniziative promosse dalla popolazione per proteggere l’ambiente marino, il Comitato nazionale di crisi ha riconosciuto che le barriere costruite dalla gente per bloccare la marea nera sono state utili per evitare l’espanzione della macchia d’olio ed hanno contribuito all’assorbimento del greggio.

La Guardia Costiera mauriziana continua a sorvegliare la situazione, collocando proprie imbarcazioni nell’area interessata, mentre il carburante rimosso è stato trasferito a terra in elicottero o su un’altra nave della stessa compagnia giapponese.

«Oggi, 16 Agosto – scrive il quotidiano Le Mauricien – il principale responsabile delle operazioni di soccorso ha dichiarato che la nave si è definitivamente spezzata e compatibilmente con le condizioni del mare, le due parti saranno rimorchiate al largo, lontano dalle coste mauriziane.»

Ci sono ancora circa 30 metri cubi d’olio combustibile di tipo misto nella sala macchine: però la società di salvataggio (SMIT) a fatto sapere che non potrà pompare il resto degli idrocarburi a causa delle cattive condizioni dell’oceano. Per i prossimi cinque giorni si prevede un peggioramento delle condizioni meteo con mare mosso e onde alte fino a 3,5 metri, cosa che renderebbe rischioso il recupero del resto del carico.

Un piano d’intervento è stato predisposto dal Comitato nazionale di crisi: il parco marittimo di Blue Bay è stato completamente circondato da tre sbarramenti galleggianti a protezione della laguna.

Allo stesso modo, sono state collocate dighe di diversione per proteggere ulteriormente l’Île aux Aigrettes da eventuali fuoruscite di petrolio. Il comitato sottolinea che due km. di sbarramenti sono stati posizionati anche lungo la costa di Pointe d´Esny.
Inoltre, altre 28 tonnellate di attrezzature sono state fornite dalle autorità indiane, tra cui diversi tipi di barriere, come ad esempio chiatte, che saranno schierate per rafforzare il piano di risposta.
A seguito di questo disastro ecologico, il Laboratorio Nazionale dell’Ambiente, in collaborazione coi Ministeri per la Salute, la Pesca e l’Agricoltura, sta monitorando la qualità dell’aria e delle risorse marine.

«Complessivamente – conclude Le Mauricien – a mezzogiorno del 16 Agosto sono state raccolte 841,4 tonnellate di rifiuti di petrolio liquido, 419 tonnellate di fanghi e rifiuti solidi e detriti contaminati e 416 metri cubi di barriere fatte artigianalmente, sature d’idrocarburi.»

Dalla BBC si apprende che la polizia ha avuto il mandato per perquisire la Mv Wakashio per recuperare oggetti utili alle indagini, come il giornale di bordo, mentre il governo di Port Louis ha annunciato che chiederà alla ditta armatrice e alla compagnia d’assicurazione di versare un indennizzo per risarcire lo stato isolano dei danni patiti.

Nagashiki Shipping, la società armatrice di MV Wakashio si è dichiarata «profondamente cosciente delle sue responsabilità» e ha promesso di rispondere «sinceramente» alle richieste di risarcimento.

Le prime morìe di pesci e il peggioramento della qualità dell’aria mostrano quanto sia grave il disastro ambientale che ha colpito il piccolo arcipelago che vive soprattutto di turismo e pesca: molti lavorano in questi due settori e temono gravi ripercussioni sull’occupazione.

Vassen Kauppaymuthoo, oceanografo ed ingegnere ambientale mauriziano, ha testimoniato alla BBC: «I residenti locali ora respirano pesanti vapori di petrolio: c’è inoltre tra la popolazione un misto di tristezza e rabbia per quanto accaduto».

Intanto, il governo è al centro di polemiche per i ritardi con cui son stati avviati i soccorsi e per il tentativo di minimizzare l’entità dei danni.

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MAURITIUS

La Repubblica di Mauritius, indipendente dal Regno Unito dal 12 marzo 1968, (2.060 kmq. di superficie, 1,3 milioni d’abitanti) si trova a 550 km. a est di Madagascar nell’Oceano Indiano sud-occidentale.

Oltre all’isola che dà il nome allo Stato, ne fanno anche parte le Agalega, Cargados, Carajos e Rodrigues.

Port Louis, poi, rivendica il possesso anche delle Chagos, attualmente detenute dal Regno Unito, che sull’isola di Diego García, vi ha impiantato un’importante base militare.

Tutto l’arcipelago mauriziano è geograficamente parte delle isole Mascarene, che comprende anche il territorio francese d’oltremare di Réunion, situato a circa 200 km a sud-ovest.

I mauriziani parlano inglese, francese e creolo; la religione più praticata è l’induismo, data la notevole presenza di Indiani che vi sono stati portati dai britannici durante l’era coloniale.

Sono altresì diffuse il cristianesimo e l’Islam: finora non si sono mai registrati conflitti tra le diverse componenti della popolazione.

E’ l’unica democrazia parlamentare esistente in Africa: ogni cinque anni circa i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere un Parlamento monocamerale di 70 membri.

L’Assemblea Nazionale è formata da 62 deputati eletti secondo il sistema ereditato dalla Gran Bretagna del First-past-the-Post in collegi plurinominali a cui sono aggiunti 8 parlamentari scelti tra i migliori perdenti in modo da garantire che nella camera siano rappresentate tutte le componenti etnico-religiose del Paese.

Le ultime elezioni generali si son tenute il 7 novembre 2019: la coalizione di governo dispone di 44 seggi contro 26 delle opposizioni.

Il partito o la coalizione che ottiene il maggior numero di seggi propone al Capo dello Stato il Primo ministro che forma e presiede il gabinetto.

L’attuale Premier, Pravind Kumar Jugnauth, leader del Movimento Socialista Militante di Mauritius, è succeduto al padre Sir Anerood Jugnauth nel Gennaio 2017: questi, nato nel 1930, è l’uomo politico che più a lungo ha dominato la scena politica nazionale, sia come Primo Ministro che in qualità di presidente della Repubblica.

L’economia nazionale si fonda sull’agricoltura, il turismo, alcune industrie: al fine d’attirare investimenti il governo ha introdotto una fiscalità di vantaggio a chi stabilisce la propria azienda nel Paese, ciò ha permesso negli ultimi anni un forte progresso del PIL.

PIER LUIGI GIACOMONI