NUOVO MASSACRO DI CIVILI NEL CONGO KINSHASA
(15 agosto 2016).

KINSHASA. Un nuovo massacro di civili è stato compiuto nella Repubblica Democratica del Congo: un gruppo di uomini
armati ha ucciso nei giorni scorsi, indiscriminatamente, uomini, donne e bambini nei pressi di Beni, nel Nord Kivu,
vicino al confine con l’Uganda.
Il bilancio dell’attacco è di almeno 50 morti, ma le vittime potrebbero essere più di cento.
Le autorità di Kinshasa attribuiscono il massacro al gruppo islamista ugandese delle Forze democratiche alleate
(ADF), ma testimoni oculari hanno riferito d’aver sentito gli aggressori parlare in lingala, la lingua dei soldati
congolesi. Sono molti gl’interessi che ruotano intorno a queste terre:
petrolio, diamanti, oro, coltan, nichel…

L’obiettivo dei mandanti di queste feroci aggressioni è quello di mandar via le persone che abitano nel Nord Kivu
per poter aver facile accesso alle risorse del territorio.

Queste zone non sono nuove a questo genere di episodi: già da due anni, con una certa regolarità vengono denunciati
massacri di popolazione, ma sia l’esercito nazionale che le forze ONU presenti non hanno mosso un dito.

Dall’ottobre 2014 sono oltre 1500 le vittime civili delle violenze.

L’attacco è avvenuto a pochi giorni dall’incontro tra il Presidente della repubblica Democratica del Congo, Joseph
Kabila, ed il suo collega ugandese Yoweri Museveni, per coordinare la risposta militare agli attacchi dei ribelli
ugandesi che operano sul confine tra i due Paesi. Il governo di Kinshasa ha proclamato tre giorni di lutto.

La Repubblica Democratica del Congo, già Zaire, è stata al centro di quella che alcuni africanisti hanno definito
“la prima guerra mondiale africana”: dal 1997 al 2003 eserciti di diversi Paesi della regione si sono affrontati
per il controllo delle enormi riserve di materie prime che il gigante dell’Africa Equatoriale racchiude nel proprio
sottosuolo.

Gli scontri hanno avuto come frequente coorollario massacri di civili, stupri di massa, incendi, devastazioni,
profughi…

Negli ultimi mesi, poi, la scena politica congolese è stata turbata dalla decisione del Presidente della repubblica
Joseph Kabila di chiedere al Parlamento una modifica della Costituzione in modo da potergli permettere di
presentarsi per la terza volta consecutiva alle elezioni presidenziali, attualmente, questa facoltà è esclusa.

alcuni osservatori fanno presente che, qualora l’emendamento fosse accolto dall’Assemblea Nazionale, potrebbe
riesplodere il conflitto interno fra le diverse fazioni politiche con conseguenze per tutta la geopolitica della
regione dei Grandi Laghi africani.

PIERLUIGI GIACOMONI