MADAGASCAR. L'”AMMIRAGLIO ROSSO” E’ DECEDUTO.
(5 Aprile 2021)

ANTANANARIVO. L’ex Presidente del Madagascar Didier Ignace Ratsiraka, detto “l’ammiraglio rosso”, è deceduto il 28 Marzo scorso all’età di 84 anni: per quasi un quinto di secolo, precisamente 22 anni, è stato il leader incontrastato del paese, dapprima imponendo un regime di tipo marxista per poi convertirsi, mutate le circostanze geopolitiche, all’economia di mercato.

Ecco allora che questa è l’occasione giusta per focalizzare la nostra attenzione su questo lontano paese, situato in un’area in cui s’incontrano culture di matrice africana ed asiatica.

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PRIMA LA COLONIZZAZIONE, POI L’INDIPENDENZA.

LA COLONIZZAZIONE.

Il Madagascar vive rispetto al resto dell’Africa una storia d’isolamento: le specie animali e vegetali e le culture indigene hanno seguito un loro percorso autonomo, rispetto a quello del vicino continente e di altre comunità isolane dell’Oceano Indiano.

I contatti, relativamente sporadici con gli arabi, contribuiscono nei secoli a diffondere l’immagine d’un’isola straordinaria, misteriosa, con una flora e una fauna tali da alimentare miti di creature fantastiche.

Quando i primi esploratori europei vi giungono trovano un gran numero di etnìe di diversa provenienza, che danno vita ad un amalgama culturale e linguistico unico. La tratta degli schiavi e la colonizzazione, che pure infieriscono, non sono sufficienti a distruggere l’incredibile atipicità dei malgasci e dell’ambiente in cui vivono.

A fine Ottocento, quando le principali potenze europee si spartiscono l’Africa, la “grande isola” finisce nelle mani francesi che prima proclamano un protettorato, poi, dopo una breve guerra coi dinasti locali, vi impongono una feroce colonizzazione: è imposto l’uso del francese, a scapito delle lingue locali, un regime fiscale opprimente, il lavoro forzato in grandi piantagioni di caffè, il servizio militare obbligatorio…

Insomma, il Paese sembra precipitare nello schiavismo.

Coinvolto sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, nel 1942 è occupato dagli Inglesi che vogliono impedire che Madagascar diventi una piattaforma d’attacco germanica nell’area dell’Oceano indiano.

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VERSO L’INDIPENDENZA.

Tornato, dopo il 1945, sotto controllo francese, la “grande isola è coinvolta nel più ampio movimento che porterà nel 1960 alla proclamazione dell’indipendenza di 17 ex colonie africane: tuttavia, il cammino verso la sovranità nazionale sarà costellato di sangue.

Le nuove generazioni di malgasci, che hanno ricevuto un’istruzione di tipo europeo, nonché combattuto all’estero per la Francia, pretendono d’essere riconosciute dalle autorità della Quarta repubblica come cittadini francesi a pieno titolo.

Presto la rivendicazione sfocia in scontri violenti con la polizia coloniale: si calcola che nel 1947, quando esplode la rivolta, muoiano tra 30mila e 40mila persone.

Negli anni Cinquanta sorgono diversi partiti malgasci, ma si deve attendere il varo della Legge quadro Defferre per capire cosa intenda fare Parigi dei propri possedimenti: come già spiegato in altre occasioni, la Francia dà la possibilità di scegliere alle proprie colonie o l’indipendenza immediata o una larga autonomia nell’ambito della Communauté Française: Madagascar sceglie l’autonomia.

Così, nel 1958, come negli altri territori sotto dominazione francese, i malgasci eleggono le proprie autorità locali, mentre una nuova Costituzione è varata nel ’59: il 26 giugno 1960 nasce la Repubblica di Madagascar e Philibert Tsiranana (1912-1978) diviene il primo presidente.

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DA TSIRANANA A RATSIRAKA.

Nel corso dei dodici anni del suo regime, Tsiranana si attira le critiche degli altri leader nazionalisti: l’accusano in particolare di non far gl’interessi del Madagascar, ma della Francia.

Nel 1972, il Presidente si ritira, cedendo il posto al generale Gabriel Ramanantsoa (1906-1979), il quale istituisce un governo militare provvisorio e stringe rapporti diplomatici con l’Unione Sovietica. Nel 1975, dopo un colpo di Stato, è proclamata la Repubblica democratica del Madagascar.

Leader del paese diviene Didier Ignace Ratsiraka (1936-2021), l'”ammiraglio rosso” che nazionalizza le imprese private e contemporaneamente trasforma il sistema d’istruzione “Malgascizzandolo”.

Le voci di opposizione vengono spente con la forza: nel 1977, l’Avant-garde de la Révolution Malgache (AREMA) diviene l’unico partito ammesso.

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DAL MONOPARTITISMO AL PLURALISMO.

Solo alla fine degli anni Ottanta anche a Madagascar ricompare un’opposizione che rivendica la reintroduzione del multipartitismo e riforme economiche che permettano di superare l’autoritarismo, la stagnazione e la diffusa corruzione.

Il movimento Hery Velona, particolarmente forte nella provincia di Antananarivo, si fa interprete di queste istanze, dando luogo a numerose manifestazioni pacifiche di protesta e scioperi generali.

Nel 1991, l’esercito apre il fuoco sui dimostranti a Iavoloha, uccidendo più di 30 persone.

Trovandosi in una posizione sempre più difficile, Ratsiraka accetta di negoziare una transizione che provochi la formazione d’un governo provvisorio. Il 31 ottobre ’91 è riformata la costituzione ed il Presidente perde gran parte dei poteri in precedenza detenuti.

Nelle elezioni presidenziali del ’93, Albert Zafy, (1927-2017), leader del movimento Hery Velona, sconfigge Ratsiraka: il nuovo Capo di Stato sarà deposto dal parlamento, cosicché il Paese si troverà sull’orlo di una guerra civile. Nel ’97 torna al potere Ratsiraka che viene riconfermato nel 2001, ma il suo avversario, Marc Ravalomanana (1949) suscita un forte movimento di protesta contro i brogli attuati, a suo dire, dal governo.

Nel 2002 Ratsiraka si ritira, cedendo il potere a Ravalomanana che avvia un vasto programma di riforme economiche e introduce regole contro la corruzione.

Nelle legislative del 2002 il suo partito, TIM (“Tiako-I-Madagasikara”, letteralmente “amo il Madagascar”) conquista una larga maggioranza, cosa che suona, almeno temporaneamente, come un via libera alla realizzazione dei progetti annunciati.

Ma il 17 marzo 2009 un nuovo colpo di Stato, pone fine al regime Ravalomanana: il trentaquattrenne leader dell’opposizione, Andry Rajoelina (1974), sostenuto dall’esercito assedia per poi conquistare il palazzo presidenziale, costringendo il presidente a dimettersi.

Rajoelina concentra nelle sue mani un ampio potere, benché tutta la comunità internazionale deplori il golpe. Si instaura una nuova dittatura che sottomette al volere del Leader tutte le leve dello Stato.

Nel 2013, alle presidenziali del 20 dicembre, Hery Rajaonarimampianina è eletto, ma cinque anni più tardi torna al potere Rajoelina che, tra l’altro impone una linea negazionista sulla diffusione del Covid-19: per mesi suggerisce alla popolazione di fare degli infusi con certe erbe locali per debellare il virus.

solo di recente il Capo di Stato ha cambiato idea.

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IL MADAGASCAR.

GEOGRAFIA.

La Repubblica del Madagascar è uno stato insulare situato nell’oceano indiano, al largo della costa orientale dell’Africa di fronte al Mozambico. L’isola principale è la quarta più grande del mondo e la più estesa dell’Africa.
Ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, l’80% delle quali sono endemiche.
Fra gli esempi più noti di questa eccezionale biodiversità ci sono i lemuri, le oltre 250 specie di rane, le numerose specie di camaleonti e i tipici baobab.
(Greenpeace, WWF ed altri movimenti ambientalisti denunciano il massiccio sfruttamento della foresta pluviale che è messa a forte rischio).

Il territorio copre una superficie complessiva di 587.041 km² ed è popolato, secondo dati del 2017 da quasi 26 milioni d’abitanti.

Dall’indipendenza ad oggi il numero degli abitanti è quintuplicato.

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POPOLAZIONE, LINGUE, RELIGIONI

Detto che In Madagascar è diffuso l’uso del francese, ereditato dalla colonizzazione, occorre aggiungere che si distinguono diciotto gruppi etnici principali, prevalentemente di origine mista asiatica e africana, con elementi arabi ed europei. Solo una minoranza, collocata principalmente sugli altopiani, ha tratti somatici e culturali spiccatamente asiatici. Ricerche recenti suggeriscono che l’isola sia stata inizialmente colonizzata da popolazioni di provenienza malese giunte fra 2000 e 1500 anni fa. Studi sul DNA delle popolazioni malgasce mostrano origini per metà circa malesi e per metà africane, con alcune influenze arabe, indiane ed europee soprattutto sulle coste.
La lingua malgascia presenta un vocabolario sovrapponibile al 90% a quello ma’anyan parlato nella regione del fiume Barito nel Borneo meridionale. Successive migrazioni dal Pacifico e dall’Africa hanno consolidato questa mescolanza iniziale di etnie. I tratti orientali sono presenti soprattutto negli altopiani centrali, e corrispondono alle popolazioni Merina (3 milioni) e Betsileo (2 milioni); la gente della costa (detta côtiers) è di origine più chiaramente africana (bantu). I più grandi gruppi tribali costieri sono i Betsimisaraka (1,6 milioni), i Tsimihety ed i Sakalava, (entrambi questi ultimi composti da circa 700 000 persone).

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LE RELIGIONI.

Circa metà della popolazione malgascia è dedita a culti tradizionali locali, che tendono a essere centrati attorno all’idea del legame con i defunti. Soprattutto i merina degli altopiani seguono rigorosamente i loro riti tradizionali. Ritengono che gli antenati defunti divengano divinità e seguano con attenzione le vicende dei loro discendenti ancora in vita. Sia i merina che i betsileo hanno una pratica di “risepoltura” detta famadihana, in cui i resti dei defunti vengono tolti dalle tombe, avvolti in nuovi sudari, e poi riposti nei loro sepolcri dopo un certo periodo di festeggiamenti cerimoniali.
Il 45% dei malgasci è invece cristiano, suddiviso in parti uguali fra cattolici e protestanti. In molti casi, il cristianesimo malgascio mantiene alcuni tratti derivanti dalle credenze tradizionali, come quelli relativi al culto dei morti. Non raramente un ministro di culto cristiano viene invitato a presiedere una famadihana. La Chiesa cattolica, che basa la propria attività missionaria sul concetto dell’inculturazione, non respinge queste pratiche; i pastori protestanti sono in generale più inclini a condannarle come superstizione o addirittura adorazione dei demoni. Sulle regioni costiere, specialmente nelle province di Mahajanga e Antsiranana è presente una minoranza di musulmani, appartenenti a etnie indo-pakistane o originarie delle Comore. Le chiese cristiane in Madagascar sono spesso influenti sulla vita politica del Paese. Il Consiglio delle Chiese Malgasce (FFKM) riunisce le quattro dottrine più radicate nel Paese (cattolicesimo romano, protestantesimo riformato, luteranesimo e anglicanesimo).

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LO STATO

La costituzione vigente (1998) prevede le seguenti istituzioni:

1. il Presidente della Repubblica, eletto ogni cinque anni a suffragio universale: è rieleggibile per due mandati consecutivi. Nomina il Primo Ministro, il Consiglio dei Ministri, convoca ed indìce le elezioni legislative anche in anticipo sulla scadenza naturale del mandato.

2. il Parlamento bicamerale, articolato in Assemblea Nazionale e Senato.

L’Assemblea Nazionale si compone di 160 deputati eletti direttamente dal popolo ogni cinque anni.
Il Senato, invece, è costituito da 90 membri, due terzi dei quali eletti dai consiglieri locali ed un terzo scelto dal presidente: la camera alta resta in carica un seiennio.

3. Il governo è composto dal Primo Ministro e dal Consiglio dei ministri: essi sono il potere esecutivo.
il Primo Ministro è scelto dal Presidente, ma l’Assemblea nazionale può sfiduciarlo, così come può rimuovere dall’incarico i singoli ministri.

4. La Corte Costituzionale che ha l’incarico di vagliare la costituzionalità delle leggi adottate dal parlamento.

Lo Stato è unitario e si articola in sei province, suddivise in regioni, distretti e comuni.

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L’ECONOMIA E I MEDIA.

L’economia si fonda sull’esportazione di prodotti agricoli, come la vaniglia di cui è il massimo produttore mondiale, prodotti tessili, materie prime minerarie (petrolio, gas naturale, pietre preziose, oro…).

I media sono notevolmente politicizzati ed influenzati dai rispettivi proprietari, secondo Reporters senza Frontiere.

Oltre alla radiotelevisione di Stato vi sono molte stazioni radio e TV private.
(La radio è il mezzo di comunicazione più diffuso).

ci sono 2,6 milioni di internauti, (9,8% sull’insieme della popolazione, secondo dati di InternetWorldStats.com risalenti al giugno 2019.

PIER LUIGI GIACOMONI