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MADAGASCAR. ANDRY RAJOELINA, RIELEZIONE CONTESTATA
(2 Dicembre 2023)

ANTANANARIVO. Andry Rajoelina, 49 anni, rieletto presidente del Madagascar, ma le opposizioni protestano e chiedon l’annullamento delle elezioni del 16 Novembre.

Secondo i dati forniti il 25 Novembre dalla Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) il suo nome ha raccolto il 58,95% dei voti, facendo registrare una partecipazione del 46% dell’elettorato.

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CONTESTAZIONI

Prima del voto, fissato in precedenza per il 9 Novembre e poi posticippato d’una settimana, una decina di candidati si ritirano: sostengono che non ci son le condizioni minime per uno scrutinio libero ed onesto.

Dopo la pubblicazione dei risultati, uno dei concorrenti rimasti in lizza, presenta un esposto alla Corte suprema: chiede l’invalidazione del voto per gravi irregolarità.

Per ora, tutte queste rimostranze non han sortito alcun effetto: si ipotizza pertanto che il 20 Dicembre Rajoelina giuri nuovamente come primo cittadino per altri cinque anni.

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PASTICCIO NAZIONALITA’

«Andry Rajoelina può ancora essere considerato il capo di stato malgascio ai sensi della legge? Può essere un francese “presidente della Repubblica del Madagascar», si domanda il 17 giugno 2023 La Tribune de Madagascar?

Da pochi giorni, l’opinione pubblica nazionale sa che il Presidente, nove anni prima, è diventato francese.

La notizia, apparsa sui quotidiani dell’isola e poi su Le Monde, suscita l’indignazione nei circoli della politica di Antananarivo: il codice della nazionalità, art. 42, stabilisce infatti che se un adulto diventa cittadino d’un altro paese, cessa d’esser malgascio.

Non solo: la costituzione, art. 46, impone che chi si candida alla presidenza della Repubblica deve dimostrare d’esser cittadino del paese.

Rajoelina perciò ha violato le leggi perché nel 2018 si è candidato alla massima carica dello Stato, pur sapendo, ed avendo nascosto all’opinione pubblica, d’aver perso la nazionalità isolana.

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PATTI INFRANTI

Le Monde conferma che nel 2014 il primo ministro francese Manuel Valls e il Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve firmano un decreto con cui conferiscono ad Andry Rajoelina la cittadinanza francese: tale misura si estende anche ai membri della sua famiglia.

Parigi vuol bloccare il ritorno al potere di colui che nel 2009, quand’è sindaco di Antananarivo, prende parte al golpe che estromette dal potere Marc Ravalomanana e successivamente fa parte del regime transitorio che deve condurre l’isola verso la democrazia.

La circostanza rimane segreta finché qualcuno, sicuramente al corrente, non dà in mano alla stampa le prove del “tradimento” compiuto dal presidente.

L’obiettivo evidente è bloccare sul nascere la sua corsa in vista del voto di novembre: gli avversari sperano che la corte suprema blocchi la ricandidatura, ma i magistrati si schierano dalla parte del presidente che ad ottobre si dimette per poter condurre la campagna elettorale.

Dal canto loro, i portavoce governativi minimizzano, gettano acqua sul fuoco delle polemiche, poi è Rajoelina a prender la parola.

In un incontro pubblico dice: «Nessuno potrà cancellare il fatto che siamo malgasci e nessuno può cambiare il sangue malgascio che scorre nelle nostre vene”».

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VOTI IN VENDITA

Come d’abitudine, la campagna elettorale si svolge utilizzando tutti i mezzi a disposizione: i candidati fan promesse mirabolanti, si mobilitano tutte le forze a disposizione.

Rajoelina, che sa di poter contare sull’appoggio dell’amministrazione dello stato, fa intervenire a suo favore i direttori dei distretti scolastici affinché catechizzino gl’insegnanti in modo da trasformarli in galoppini elettorali;

il partito di governo, TGV, offre a coloro che dimostreranno d’aver votato per il Presidente 300.000 ariary (65 euro): l’indomani dello scrutinio, scrive lemonde.fr, migliaia di persone si presentano presso le sedi della forza politica per ricevere il compenso.

Ogni protesta contro il voto è repressa con durezza dalla polizia, mentre le voci critiche vengon intimorite o spente.

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AL BUIO

Eppure il primo quinquennio di Rajoelina si conclude poco gloriosamente:

• il Piano di Emergenza del Madagascar (PEM), punto programmatico fondamentale del suo primo mandato è realizzato solo in minima parte;

• non è stata avviata alcuna riforma strutturale;

• 18 milioni di malgasci, quando cala la notte, son al buio, perché le centrali elettriche non producono sufficiente energia per tutta la popolazione;

• L’autosufficienza nella produzione di riso, alimento base della dieta malgascia, non è raggiunta;

• la produzione di vaniglia è crollata a causa d’un’opaca strategia di fissazione dei prezzi,
che sfavorisce i piccoli produttori;

• Le esportazioni di chiodi di garofano, anch’esse fonte di valuta estera, son sospese senza preavviso.

• Air Madagascar, fortemente indebitata, non effettua più voli.

Il “TGV”, Tanora malaGasy Vonona – “gioventù malgascia determinata”, partito dominante, in campagna elettorale ha promesso molto per restare padrone del Paese per altri cinque anni, ma il quadro economico generale non è favorevole, la povertà diffusa e il malcontento in ascesa.

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MADAGASCAR

GEOGRAFIA

La Repubblica del Madagascar è uno stato insulare situato nell’oceano indiano, al largo della costa orientale dell’Africa di fronte al Mozambico. L’isola principale è la quarta più grande del mondo e la più estesa dell’Africa.
Ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, l’80% delle quali sono endemiche.

Fra gli esempi più noti di questa eccezionale biodiversità ci sono i lemuri, le oltre 250 specie di rane, le numerose specie di camaleonti e i tipici baobab.
(Greenpeace, WWF ed altri movimenti ambientalisti denunciano il massiccio sfruttamento della foresta pluviale che è messa a forte rischio).

Il territorio copre una superficie complessiva di 587.041 km² ed è popolato, secondo dati del 2017 da quasi 26 milioni d’abitanti.

Dall’indipendenza ad oggi il numero degli abitanti è quintuplicato.

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POPOLAZIONE, LINGUE, RELIGIONI

Detto che In Madagascar è diffuso l’uso del francese, ereditato dalla colonizzazione, occorre aggiungere che si distinguono diciotto gruppi etnici principali, prevalentemente di origine mista asiatica e africana, con elementi arabi ed europei. Solo una minoranza, collocata principalmente sugli altopiani, ha tratti somatici e culturali spiccatamente asiatici. Ricerche recenti suggeriscono che l’isola sia stata inizialmente colonizzata da popolazioni di provenienza malese giunte fra 2000 e 1500 anni fa. Studi sul DNA delle popolazioni malgasce mostrano origini per metà circa malesi e per metà africane, con alcune influenze arabe, indiane ed europee soprattutto sulle coste.
La lingua malgascia presenta un vocabolario sovrapponibile al 90% a quello ma’anyan parlato nella regione del fiume Barito nel Borneo meridionale. Successive migrazioni dal Pacifico e dall’Africa hanno consolidato questa mescolanza iniziale di etnie. I tratti orientali sono presenti soprattutto negli altopiani centrali, e corrispondono alle popolazioni Merina (3 milioni) e Betsileo (2 milioni); la gente della costa (detta côtiers) è di origine più chiaramente africana (bantu). I più grandi gruppi tribali costieri sono i Betsimisaraka (1,6 milioni), i Tsimihety ed i Sakalava, (entrambi questi ultimi composti da circa 700.000 persone).

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LE RELIGIONI.

Circa metà della popolazione malgascia è dedita a culti tradizionali locali, che tendono a essere centrati attorno all’idea del legame coi defunti. Soprattutto i merina degli altopiani seguono rigorosamente i loro riti tradizionali. Ritengono che gli antenati defunti divengano divinità e seguano con attenzione le vicende dei loro discendenti ancora in vita. Sia i merina che i betsileo hanno una pratica di “risepoltura” detta famadihana, in cui i resti dei defunti vengono tolti dalle tombe, avvolti in nuovi sudari, e poi riposti nei loro sepolcri dopo un certo periodo di festeggiamenti cerimoniali.
Il 45% dei malgasci è invece cristiano, suddiviso in parti uguali fra cattolici e protestanti. In molti casi, il cristianesimo malgascio mantiene alcuni tratti derivanti dalle credenze tradizionali, come quelli relativi al culto dei morti. Non raramente un ministro di culto cristiano viene invitato a presiedere una famadihana. La Chiesa cattolica, che basa la propria attività missionaria sul concetto dell’inculturazione, non respinge queste pratiche; i pastori protestanti sono in generale più inclini a condannarle come superstiziose o addirittura come adorazione dei demoni. Sulle regioni costiere, specialmente nelle province di Mahajanga e Antsiranana è presente una minoranza di musulmani, appartenenti a etnie indo-pakistane o originarie delle Comore. Le chiese cristiane in Madagascar sono spesso influenti sulla vita politica del Paese. Il Consiglio delle Chiese Malgasce (FFKM) riunisce le quattro dottrine più radicate nel Paese (cattolicesimo romano, protestantesimo riformato, luteranesimo e anglicanesimo).

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LO STATO

La costituzione vigente (1998) prevede le seguenti istituzioni:

1. il Presidente della Repubblica, eletto ogni cinque anni a suffragio universale: è rieleggibile per due mandati consecutivi. Nomina il Primo Ministro, il Consiglio dei Ministri, convoca ed indìce le elezioni legislative anche in anticipo sulla scadenza naturale del mandato.

2. il Parlamento bicamerale, articolato in Assemblea Nazionale e Senato.

L’Assemblea Nazionale si compone di 160 deputati eletti direttamente dal popolo ogni cinque anni.
Il Senato, invece, è costituito da 90 membri, due terzi dei quali eletti dai consiglieri locali ed un terzo scelto dal presidente: la camera alta resta in carica un seiennio.

3. Il governo è composto dal Primo Ministro e dal Consiglio dei ministri: essi sono il potere esecutivo.
il Primo Ministro è scelto dal Presidente, ma l’Assemblea nazionale può sfiduciarlo, così come può rimuovere dall’incarico i singoli ministri.

4. La Corte Costituzionale ha l’incarico di vagliare la costituzionalità delle leggi adottate dal parlamento.

Lo Stato è unitario e si articola in sei province, suddivise in regioni, distretti e comuni.

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L’ECONOMIA E I MEDIA.

L’economia si fonda sull’esportazione di prodotti agricoli, come la vaniglia di cui è il massimo produttore mondiale, prodotti tessili, materie prime minerarie (petrolio, gas naturale, pietre preziose, oro…).

I media sono notevolmente politicizzati ed influenzati dai rispettivi proprietari, secondo Reporters senza Frontiere.

Oltre alla radiotelevisione di Stato vi sono molte stazioni radio e TV private.
(La radio è il mezzo di comunicazione più diffuso).

ci sono 2,6 milioni di internauti, (9,8% sull’insieme della popolazione, secondo dati di InternetWorldStats.com risalenti al giugno 2019.

PIER LUIGI GIACOMONI

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