L’UNGHERIA ARRESTA TUTTI I MIGRANTI
(8 Marzo 2017)

BUDAPEST. A larga maggioranza, 138 sì, 6 no e 22 astensioni, ieri il parlamento ungherese ha apporvato un disegno
di legge d’iniziativa governativa che dispone l’arresto di tutti i migranti che entrano nel Paese.

Questa dei migranti è per il governo magiaro di Viktor Orbán una vera ossessione: fin da quando, nel 2015, migliaia
di profughi provenienti dal Medio Oriente intrapresero la “via balcanica” nel loro tentativo di sfuggire da guerre
e maltrattamenti, il Primo Ministro ungherese ha condotto una campagna contro queste persone sostenendo che la loro
presenza mina le «radici culturali dell’Europa.»

Ieri, prendendo la parola in Parlamento, ha accusato i profughi d’esser «Il cavallo di Troia del terrorismo.»
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La legge. «Secondo il provvedimento – riferisce Vita – tutti i migranti, compresi i minori non accompagnati,
saranno costretti a vivere all’interno di container di metallo, in campi circondati da filo
spinato, fino al risultato della propria richiesta di asilo. Unica possibilità per chi vuole allontanarsi: il
ritorno in Serbia o Croazia, i due principali Paesi di ingresso.»

Fin ad oggi, per i richiedenti d’asilo in Ungheria, le settimane di detenzione erano quattro, applicabili solo a
chi era bloccato entro 5 miglia dalla frontiera; i minori non accompagnati sotto i 14 anni venivano presi in carico
dai servizi sociali.

Nel 2015, ad arrivare nel Paese, secondo dati pubblicati dal governo, sono stati 391.000 migranti in transito, di
cui 177.000 hanno presentato richiesta d’asilo, ma solo 5.000 sono rimasti nel Paese fino al completamento della
procedura.

Il governo di destra, guidato da Viktor Orbán, ha gestito spesso l’immigrazione con un approccio ai limiti delle
norme europee e internazionali sul rispetto dei diritti umani, per ragioni per lo più politiche: in Ungheria
l’immigrazione è un tema molto sentito, e condiziona spesso le campagne elettorali.

In particolare, nel 2018 sono in programma le elezioni legislative ed il Capo del Governo teme che il principale
partito d’opposizione, Jobbik, d’estrema destra, che nel 2014 ha raccolto oltre il 20% delle preferenze popolari,
possa crescere ulteriormente. Sull’argomento immigrazione Jobbik ha posizioni ancora più radicali di Orbán, per cui
questi potrebbe esser tentato, nei prossimi mesi, d’inasprire ulteriormente la propria condotta, infischiandosene
dell’Europa, delle Nazioni Unite e di ogni altra organizzazione umanitaria.

Gábor Gyori, un analista politico di una società di consulenza ungherese contattato dal Wall Street Journal, ha
spiegato che la vittoria del governo attualmente in carica «dipende da quanto riuscirà ad alimentare nei
cittadini la paura nei confronti dei rifugiati: fino alle elezioni, su questo tema proverà a tirare la corda il più
possibile».

Guardando ai dati, però, è difficile sostenere che l’Ungheria sia oggetto d’un’«invasione» o sia «sotto assedio,»
come ha detto anche ieri Orbán, giustificando la presentazione di questo progetto di legge: il flusso è diminuito
moltissimo con la chiusura della cosiddetta “rotta balcanica” nel marzo del 2016, i rifugiati ammessi nel Paese
sono pochissimi e quelli ricevuti da Italia e Grecia nell’ambito del programma volontario europeo di relocation
sono stati in tutto pari a zero.

Sono molto pochi anche i richiedenti asilo a cui viene permesso di entrare in Ungheria per presentare la propria
domanda ed a volte prima di farlo è necessario aspettare per diverso tempo in campi profughi “informali” al confine
con la Serbia: fino a poco fa, l’Ungheria ne ammetteva 30 al giorno, mentre, secondo Politico, da due mesi il
limite è stato abbassato a 50 alla settimana.

In questo periodo, inoltre, l’Ungheria è al lavoro per completare una seconda barriera di recinzione, a
rafforzamento di quella già costruita nel 2015.

Secondo Euronews, la nuova recinzione sarà lunga quasi 150 chilometri, elettrificata e sorvegliata da telecamere di
sicurezza.

Human Rights Watch ha denunciato, inoltre, ripetuti maltrattamenti compiuti sui migranti dalle forze di sicurezza,
mentre nei comuni vicini alle frontiere certi sindaci si vantano di non accogliere nemmeno uno straniero.

Il clima è, insomma, per chi non è ungherese verace, proprio pesante.
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Le proteste. In un comunicato, l’Alto Commissariato per i rifugiati dell’ONU (Unhcr) ha denunciato la nuova legge
ungherese come una violazione del diritto internazionale e dell’Unione Europea, secondo cui «la
detenzione di rifugiati e richiedenti asilo può essere giustificata solo sulla base di un numero limitato di
ragioni, e solo laddove si consideri necessaria, ragionevole e adeguata” mentre “I minori non devono mai essere
detenuti in nessun caso. La detenzione non costituisce in alcuna circostanza il miglior
interesse di un minore.

Secondo il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, l’Ungheria, con questa legge,
sta violando gli obblighi sanciti dalla Convenzione europea sui diritti umani: «In questo modo – spiega Muiznieks –
si rischia di esacerbare la già problematica situazione dei richiedenti asilo nel Paese.

«Mettere i profughi e i migranti in container – sottolinea dal canto suo Amnesty International – non è politica sui
profughi, è evitare di averne una.»

L’organizzazione definisce la legge inaccettabile, una misura illegale e profondamente inumana che non potrà non
avere conseguenze.

Curiosamente, non si registrano reazioni da parte dell’Unione Europea di cui Budapest fa parte dal 1° maggio 2004,
eppure l’appartenenza a quest’organizzazione prevede il rispetto delle famose quattro libertà di circolazione:
capitali, cose, persone, idee.

Ci si dovrebbe domandare quanto sia compatibile questa legislazione con la permanenza nel club dei ventotto a
fronte di queste plateali violazioni delle norme pattuite. Per di più, come abbiamo visto, Budapest, insieme agli
altri Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Cechia e Slovacchia) si sono finora rifiutati d’accogliere i profughi
giunti sulle coste di Italia e Grecia, ma hanno invece incassato, senza batter ciglio, i contributi che Bruxelles,
a vario titolo, versa nelle loro casse.

Sessant’anni fa, quando l’Ungheria fu invasa dall’URSS e il governo di Imre Nagy fu rovesciato, ben 15.000 magiari
furono accolti nell’Europa Occidentale: nessun governo allora parlò d’invasione o d’assedio ungherese, nessuno
costruì delle barriere elettrificate, nessun agente di polizia commise abusi su quei poveretti che avevano lasciato
tutto nel loro Paese.

Forse anche di questo si dovrebbe rammemorare i governanti ungheresi che per proprie finalità politiche stanno
speculando sulla pelle dei profughi e stanno prendendo a schiaffi la solidarietà paneuropea di cui loro stessi, a
suo tempo, beneficiarono.

PIER LUIGI GIACOMONI