LOTTA DI POTERE IN CENTRAFRICA
(26 Dicembre 2020)

BANGUI. Un’aspra lotta di potere è in corso nella Repubblica Centrafricana: nella settimana che precede le elezioni presidenziali e legislative, indette per il 27 Dicembre, diverse milizie armate si sono mosse per condizionare il voto o addirittura impedirlo.

Il Presidente della Repubblica in carica Faustin-Archange Touadera ha garantito che le elezioni si terranno a tutti i costi, ma il Paese è dilaniato da combattimenti, cui non riescono a metter fine i caschi blu dell’ONU.

Appelli per una pacificazione generale provengono da molte parti, ma sul terreno si combatte aspramente.

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IL CONVITATO DI PIETRA

Il vero “convitato di pietra” di questa nuova guerra civile è François Bozizé, 74 anni, Presidente centraffricano tra il 2003 ed il ’13: salito al potere con un colpo di Stato, ne fu allontanato allo stesso modo.

Bozizé, riparato in Camerun e Kenya, non è rimasto con le mani in mano ed avrebbe, secondo alcune fonti, finanziato gruppi cristiani di autodifesa, gli anti-balaka, mentre si scontravano con le milizie musulmane che formavano la coalizione della Seleka.

In vista delle presidenziali si è candidato alla massima carica dello Stato, ma la commissione elettorale non l’ha ammesso perché accusato da varie parti di corruzione e dispotismo.

Così, sostiene il governo, «Bozizé ha ordinato ai suoi gruppi ribelli di marciare sulla capitale, Bangui, per effettuare un colpo di Stato e prendere il potere».

Le dinamiche in atto hanno spinto anche altri Paesi a muoversi. La Russia ha inviato centinaia di militari, grazie a un accordo bilaterale
mentre soldati ruandesi, parte della Minusca, (la missione Onu di peacekeeping) hanno rafforzato la loro presenza e sarebbero già  stati costretti a combattere in alcune aree del territorio nazionale.

Più sfuggenti sono Francia e Cina: Pechino sosterrebbe Bozizé, mentre parigi ex potenza coloniale, starebbe agendo per impedire che l’RCA sfugga dalla propria area d’influenza.

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LA POSTA IN GIOCO.

Situata in quell’area che fa da cerniera tra l’Africa islamizzata e la cristianizzata, l’RCA è al centro di numerosi interessi, sia per la sua importanza strategica, legata alla sua collocazione geografica, sia per le ricchezze del sottosuolo. soprattutto nelle aree settentrionali sono presenti ingenti riserve di pietre preziose e petrolio che ovviamente fanno gola a molti.

In mezzo all’Africa, senza sbocco al mare, la Repubblica Centrafricana (Popolazione 4,6 milioni, superficie 622.984 km2), ha avuto finora una storia politica assai instabile: frequenti colpi di Stato, lunghi periodi di dittatura, guerre civili e fragilissime democrazie ne hanno caratterizzato il faticoso percorso.

Inserita nell’AEF (Africa Equatoriale Francese) insieme a Ciad, Camerun, Gabon e Congo Brazzaville, il Paese consegue l’indipendenza il 13 agosto 1960.

Il primo Presidente David Dacko è rovesciato da un colpo di stato il 31 dicembre 1965, nel momento in cui in diversi Stati africani le forze armate prendono il potere. Leader di quest’insurrezione militare è Jean Bedel Bokassa che eserciterà una pesante dittatura per 13 anni. La sua megalomanìa lo condurrà nel 1977 ad autoproclamarsi imperatore col nome di Bokassa I. Un nuovo golpe, il 21 settembre 1979, riporterà al potere Dacko che rivelerà al mondo gli orrori compiuti dal despota destituito.

Negli anni successivi è tutto un susseguirsi di colpi di Stato: nell’81 sale al potere André Kolingba, nel ’93 Ange-Félix Patassé, nel 2003 François Bozizé.

Nel 2012 scoppia la guerra civile che devasta ulteriormente il Paese, già tra i più impoveriti dell’Africa: essa si conclude nel ’13 con l’allontanamento dal potere di Bozizé e l’avvio duna lunga transizione.

Ora riappare sulla scena l’ex leader che probabilmente vuol riprendersi la Presidenza con le buone o con le cattive: si vedrà se il suo progetto avrà successo oppure no.

PIER LUIGI GIACOMONI