L’ITALIA TORNA ALLA PROPORZIONALE
(25 Gennaio 2017)

ROMA. La Corte Costituzionale, sostituendosi al Parlamento, paralizzato da mille veti ha ridisegnato per la seconda
volta la legislazione elettorale del Paese, scegliendo il sistema proporzionale, lo stesso che ha retto l’Italia
dal 1946 agli anni Novanta.

Al termine di due giorni di discussioni, i 13 giudici della Consulta hanno sforbiciato la L. 52/2015, nota col nome
di Italicum, dichiarando incostituzionale il ballottaggio tra le liste maggiormmente votate ed accettando il
principio per cui un candidato possa presentarsi in tutti i collegi: se eletto dappertutto, però, non potrà
liberamente optare per una certa area, come accadeva ai tempi della L. 270/2005, ma dovrà sottostare ad un
sorteggio che lo dichiarerà deputato di … e consentirà nelle altre zone la surroga del primo dei non eletti.

Dico subito che mi sfugge il motivo per il quale è incostituzionale il ballottaggio: dal 1993 questo meccanismo è
previsto per l’elezione dei sindaci e, quando c’erano, dei Presidenti delle province.

E’ noto che al centro-destra il ballottaggio non è mai piaciuto perché ha sempre sostenuto che favorisce la
sinistra, perciò per l’elezione dei Presidenti delle Regioni, secondo il lodo Tatarella, risulta eletto il
candidato che raccoglie il maggior numero di voti.

Mi sfugge anche il motivo per il quale la Corte non abbia dichiarato incostituzionale il principio previsto dalla
L. 52/2015 per cui i capilista non devono raccoglier preferenze: i polemisti di professione hanno sempre sostenuto
che questa norma determina una disparità appunto tra i primi della classe che arriveranno a Montecitorio in vagone
letto, mentre gli altri dovranno cercarsi i voti fra il popolo.

Di conseguenza, ci si può immaginare che i partiti minori saranno formati soprattutto da deputati “nominati”,
mentre i gruppi più consistenti potranno vedere la presenza anche d’un certo numero di deputati effettivamente
eletti.

Ciò che rimane della L. 52/2015 è un sistema proporzionale con uno sbarramento al 3% che colpirà soprattutto liste
marginali, mentre tutti gli altri si accomoderanno tranquillamente in Parlamento.

C’è anche la possibilità che scatti un premio di maggioranza, ma solo alla lista che raccoglierà il 40% dei voti:
al presente, secondo i sondaggi, questa percentuale sarebbe un miraggio, perché le tre grandi famiglie politiche
(centro-destra, centro-sinistra e Movimento 5 stelle) sarebbero accreditate all’incirca del 30% delle intenzioni di
voto.

Allora? Sulla base di quanto deciso dalla Corte costituzionale che ha di fatto surrogato il Parlamento, avremo un
sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 3% ed un premio di maggioranza riservato a chi raggiunge il
40%. Se tale eventualità non si verificherà, sarà il caos.

Per di più, per le elezioni del senato, in base alla sentenza n. 1 del 2014, si applica la legge proporzionale
pura con uno sbarramento all’8% a livello regionale.

E’ costituzionale tutto ciò? E’ funzionale a creare governi stabili e duraturi che abbiano una prospettiva di
legislatura? Non prefigura forse un assetto che porterà per forza di cose a costituire esecutivi di grande
coalizione assolutamente impotenti ed inconcludenti? E’ questo un lusso che l’Italia si può permettere?

Questi, così a caldo, a me paiono gl’interrogativi cui la sentenza della Corte Costituzionale non dà risposta e che
vengono demandati alla politica ed ai partiti.

Nel frattempo, ma ne parleremo un’altra volta, fra i cittadini cresce la voglia d’un “uomo forte” che con la
bacchetta magica, od altro strumento, risolva come d’incanto problemi che ci trasciniamo da lungo tempo e non
riusciamo a risolvere.

PIER LUIGI GIACOMONI