L’EUROPA RIPARTE DA VENTOTENE?
(23 agosto 2016).

VENTOTENE. Se il vertice di ieri tra i leader di Francia, Germania ed Italia avrà un effetto sull’Unione Europea lo
si capirà col tempo, ma intanto va registrato il fatto in sé.

In questi anni sparare sull’Europa è divenuto un gioco da ragazzi: tutti i leader, semileader, leaderini si sono
cimentati, prima o poi, nel dare una picconata alla costruzione europea, nata faticosamente nel dopoguerra.

Anche allora i Paesi costruttori di questo progetto a lungho termine erano Francia, Germania Federale ed Italia.
Anche allora c’erano gli euroscettici, o meglio, coloro che preferivano l’Europa delle tante micronazioni in
perenne conflitto tra loro.

L’Europa è nata nel 1950, ha subìto una prima battuta d’arresto col fallimento della Comunità europea di difesa,ma
poi si è consolidata, passando dalla CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio) alla CEE (Comunità
Economica Europea).

Questo progetto è risultato così attrattivo che è stato imitato, con più o meno successo da una quantità di
comunità economiche sparse nei cinque continenti. Alcune, come il Mercosur, avrebbero voluto persino varare una
moneta unica dei sei Paesi membri, mentre in America Centrale eleggono il Parlacen, ossia il Parlamento
centroamericano.

Nel 1992, col trattato di Maastricht, si è passati dalla CEE alla UE, cioè ad un modello organizzativo che gettava
le basi di un possibile superstato europeo.

Di quel superstato oggi abbiamo la bandiera, l’inno, la Banca Centrale, il Parlamento, la Commissione esecutiva,
che sarebbe una specie di governo, la corte di Giustizia e la Corte dei Conti.

Gli elementi anomali della costruzione europea sono la duplice contemporanea debolezza della Commissione e del
Consiglio Europeo.

E’ proprio questa duplice debolezza che sta impastoiando la costruzione europea e sta mettendo le ali
all’antieuropeismo di moda.

In altre parole: in questi anni, o meglio in questo ultimo decennio, è mancata a livello europeo una leadership,
perché da un lato si è indebolito il patto franco-tedesco che è stato il fulcro su cui tutta la costruzione si
appoggiava, e non è nata una leadership alternativa, anzi si è lasciato alla sola Germania lo scomodo ruolo di
“signor no”.

Da ciò deriva l’alibi di cui hanno fatto ampiamente uso molti governi continentali, ossia scaricare sull’europa la
responsabilità per le misure impopolari d’austerità, via via adottate, senza spiegare in pari tempo che quelle
misure erano necessarie per mantenere in piedi la complessa costruzione economica che teneva dietro alla nascita
della moneta unica.

In più, molti governi europei avrebbero dovuto spiegare alle rispettive opinioni pubbliche per quali ragioni
firmavano degli accordi e promettevano di fare delle riforme strutturali che non avevano la minima intenzione
d’attuare.

Questo modo di procedere, ambiguo ed ambivalente, ha aiutato la fioritura di movimenti antieuropei,
neonazionalisti, xenofobi che cavalcano il malcontento popolare per accrescere il loro consenso elettorale.

Forse costoro non governeranno mai, ma la loro presenza ed i loro successi alle urne da soli fanno capire che è
giunto il momento per l’Europa di svegliarsi.

Ora, il barlume di questa nuova leadership può nascere dall’incontro di ieri.

E’ quasi puerile sottolineare, come fanno taluni sui giornali di stamani, che non sia venuta alcuna decisione
epocale, di quelle che vengon definite con retorica consunta “storiche”.

Non era questa la funzione del meeting Tra Hollande, Merkel e Renzi, ma se nei prossimi mesi vedremo l’UE uscire
dal suo immobilismo e cominciare a riprogettare il proprio futuro, allora potremo dire che l’Europa riparte da Ventotene.

PIER LUIGI GIACOMONI