L’ARMENIA OPTA PER LA CONTINUITA’
(4 Aprile 2017)

EREVAN. I cittadini dell’Armenia, chiamati domenica 2 Aprile alle urne per le elezioni legislative, hanno optato
per la continuità: i Repubblicani che dominano da anni la scena politica hanno vinto nuovamente.

Quest’elezioni, secondo alcuni osservatori della scena politica armena rappresentavano un passaggio cruciale per il
piccolo Paese caucasico: da un lato esse potevano produrre una decisiva rottura col passato, provocando un
terremoto politico, oppure potevano confermare gli equilibri preesistenti, garantendo una stabilità che ha
consentito sicurezza, una relativa prosperità economica e, cosa di non poca importanza, solidità del bilancio
dello Stato.
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I risultati. Secondo i dati definitivi diffusi il 3 Aprile dalla Commissione Elettorale Centrale, il partito del
Presidente della Repubblica Serzh Sarksyan, 72 anni, ha ottenuto un confortevole 53,2% delle preferenze popolari
ed avrà la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento.

Il partito d’opposizione Tsarukyan Alliance si è fermato al 26,56%, mancando l’obiettivo di scardinare il
predominio storico dei repubblicani.

La Tsarukyan Alliance si è presentata per la prima volta alle elezioni: guidata da Gagik Tsarukyan, un imprenditore
miliardario che ha costruito un impero nel settore della produzione e vendita della birra, grazie a contratti
pubblici ottenuti durante la presidenza di Robert Kocharyan, ha condotto una campagna elettorale dai toni populisti
e nazionalisti con l’obiettivo di cavalcare l’insoddisfazione d’una parte dell’opinione pubblica.

Al terzo posto si colloca il partito Dashnaksutyun, alleato dei Repubblicani , che ha raccolto l’8,07%, percentuale
che gli permetterà d’ottenere comunque dei seggi in Parlamento e verosimilmente dei posti nel futuro governo.

Ora, occorreranno alcune settimane per formare il nuovo esecutivo che dovrebbe esser guidato da Karen Karapetyan e
dovrebbe comprendere i Repubblicani e Dashnaksutyun.

«gli analisti – scrive l’agenzia Reuters – sostengono che le elezioni stavolta sono state organizzate meglio che in
passato, quando furono caratterizzate da parecchie irregolarità, tuttavia non può esser escluso il rischio di
scontri postelettorali.»
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Le riforme. Quest’elezioni sono avvenute all’indomani del varo della riforma costituzionale e della revisione
della legge elettorale.

La nuova costituzione, accolta dal popolo con un referendum nel dicembre 2015, ha trasformato l’Armenia in una
repubblica parlamentare, assegnando al Presidente un ruolo puramente rappresentativo. Quando, il prossimo anno
scadrà il secondo mandato di Serzh Sarksyan toccherà alla Camera di Erevan eleggere il nuovo Capo dello Stato,
mentre in passato questi era scelto direttamente dal popolo. Inoltre, i poteri che finora eran concentrati nelle
mani del primo cittadino verranno trasferiti in quelle del Primo Ministro e del suo gabinetto.

La riforma parlamentarista era stata criticata al momento del varo perché fatta, secondo i detrattori del
Presidente, ad immagine e somiglianza del leader: non potendosi candidare per un terzo mandato presidenziale
Sarksyan, dicono i suoi avversari, ambirebbe a divenire capo del governo,prolungando all’infinito la propria
permanenza al potere.

La nuova legge elettorale, dal canto suo, ha ridotto il numero dei parlamentari da 131 a 101 ed ha introdotto un
meccanismo elettorale semiproporzionale, prevedendo che le liste che raccolgono almeno il 5% dei voti partecipino
al riparto dei seggi. Per le liste coalizzate lo sbarramento è fissato al 7%. Inoltre, la stessa legge prevede le
“quote rosa” per consentire l’elezione d’un numero maggiore di donne rispetto al passato e riserva seggi alle
minoranze curda, yazida, russa ed assira, a prescindere dal risultato elettorale, dimostrando che Erevan è attenta
alla multietnicità e multiculturalità del paese. In precedenza, invece, vigeva un sistema elettorale misto, in
parte proporzionale, in parte maggioritario.
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Le sfide del futuro. Tra i primi obiettivi che avrà la nuova amministrazione vi è la lotta contro la rampante
corruzione e la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi oligarchi: come in altre nazioni nate dalla
dissoluzione del potere comunista, infatti, poche persone ben introdotte negli ambienti che contano si sono
impadronite delle risorse, arricchendosi smisuratamente.

L’Armenia, inoltre, è un piccolo Paese che non ha risolto alcuni problemi con gli Stati confinanti dell’Azerbaigian
e della Turchia.

Con l’Azerbaigian è tuttora aperto il contenzioso della regione del Nagorno-Karabakh: si tratta d’un’enclave
armenofona in territorio azero. Il Nagorno-Karabakh rivendica il diritto d’unirsi a Yerevan, ma Baku finora ha
osteggiato, anche con la violenza, la volontà secessionista della popolazione.

Con la Turchia, la normalizzazione dei rapporti è ostacolata dal mancato riconoscimento del genocidio armeno
compiuto dall’esercito ottomano nel 1915. Ankara, tuttora, reagisce scompostamente ogni volta che qualcuno, armeno
o no, sostiene appunto che oltre cent’anni fa le truppe del governo dei “giovani turchi” si abbandonarono a turpi
pogrom nei confronti della popolazione armena che viveva nel territorio del declinante impero.

Da un punto di vista economico, Erevan dipende notevolmente da investimenti ed aiuti russi che però negli ultimi
tre anni hanno subìto una contrazione, a causa della crisi economica che ha colpito Mosca. L’Armenia ha accusato
il colpo, registrando una flessione nel PIL, passato da un +3% nel 2015 ad un +2,8% nel ’16.
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L’Armenia e gli Armeni. Come abbiamo detto l’Armenia è un piccolo Stato: la superficie totale del Paese è di soli
29.800 kmq ed è popolata da circa 3 milioni d’abitanti. Ma molto più numerosa è la diaspora: complessivamente sono
circa 5 milioni gli armeni residenti all’estero. Di questi 1,1 milioni vivono in Russia, 500 mila negli Stati
Uniti e 250.000 in Francia. Altri risiedono nei Paesi vicini come Georgia, Iran, Iraq e Siria. Un quartiere di
Gerusalemme è popolato dagli armeni che sono presenti anche in Libano. Gli armeni, prevalentemente cristiani,sono
molto attaccati alle loro chiese nazionali che li hanno aiutati a superare i molti momenti difficili della loro
storia secolare.

PIER LUIGI GIACOMONI