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L’ANGOLA ABBANDONA L’OPEC
(3 Gennaio 2024)

LUANDA. L’Angola, uno dei massimi produttori di petrolio in Africa, abbandona l’OPEC:

«Riteniamo – ha detto il Ministro angolano per le Risorse Minerarie – che l’Angola attualmente non guadagni nulla rimanendo nell’organizzazione. A difesa dei nostri interessi, abbiamo deciso di andarcene».

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60MILA BARILI IN MENO

Il motivo scatenante per l’angolexit sarebbe la decisione dell’OPEC di ridurre di 60mila barili giornalieri la produzione di Luanda, a fronte d’un aumento, deliberato in giugno, a favore degli Emirati Arabi Uniti.

Forse già lì a Luanda avevan deciso d’uscire: in questo modo, il Paese dell’Africa australe potrà incrementare la sua estrazione d’oro nero fin a 1,8 milioni di barili quotidiani.

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L’OPEC

L’Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC), nasce nel 1960 per riunire i paesi produttori di petrolio ed ha come obiettivo curare gl’interessi delle nazioni che han nel loro sottosuolo riserve di greggio, al fine soprattutto di limitare le pretese delle grandi multinazionali del settore, le celebri “sette sorelle”.

I Paesi che ne fan parte al momento son 12: Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Gabon, Guinea Equatoriale, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Repubblica del Congo e Venezuela; la sua sede principale è Vienna.

Periodicamente, i ministri del petrolio dei Paesi membri si riuniscono per fissare le quote di produzione dei diversi Stati aderenti al fine d’evitare che il prezzo mondiale dell’oro nero o del GNL non crescano o non calino troppo.

Il momento d’oro per l’OPEC fu negli anni Settanta del Novecento quando, a seguito della guerra del Kippur (Ottobre 1973) gli Stati che producevan petrolio decretaron un embargo contro i Paesi occidentali che si eran schierati a favore di Israele. L’obiettivo a quell’epoca era anche quello di far crescere il prezzo dell’oro nero in modo da incrementare le entrate nelle casse degli Stati che possedevan il greggio ma non eran in grado di raffinarlo.

Oggi, l’OPEC controlla il 79% delle riserve accertate di greggio e il 35% della disponibilità di gas naturale: nel 2022 ha prodotto 28,2 milioni di barili di greggio al giorno. La cifra corrisponde al 38% della produzione mondiale.

Il Paese che estrae più greggio, in ambito OPEC, è
l’Arabia Saudita (10,4 milioni di barili al giorno); Gli Stati Uniti, che non fan parte del cartello, ne estraggon di più: 11,9 milioni di barili.

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L’ANGOLA

GEOGRAFIA

Ex colonia portoghese, indipendente dall’11 Novembre 1975, è situata nell’Africa centromeridionale.

E’ estesa 1.246.700 km2 ed è popolata da circa 35 milioni d’abitanti.

Confina a Nord con la Repubblica Democratica del Congo, a est con lo Zambia e a sud con la Namibia.

E’ bagnata ad ovest dall’Oceano atlantico.

Fa parte della repubblica anche l’enclave di Cabinda incastonata tra i due Congo.

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LINGUE, GRUPPI ETNICI E RELIGIONI

Il Portoghese è lingua ufficiale, ma sono parlate anche Kimbundu, Umbundu, Chokwe, Kikongo.

I principali gruppi etnici del paese sono: 37% Ovimbundu, 25% Ambundu, 13% Bakongo, 21% altre etnie africane; vi sono poi 2% di meticci, 1% di cinesi, e 1% di europei.

Il 93% della popolazione è cristiana: 56% cattolica, 23% protestante, 14% altre fedi cristiane; il 5% segue fedi autoctone.

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ORDINAMENTO DELLO STATO E SUDDIVISIONI AMMINISTRATIVE

La repubblica d’Angola è governata da un Presidente, un vicepresidente ed un consiglio dei ministri che esercitano il potere esecutivo; il legislativo è costituito da un’Assemblea Nazionale di 220 membri eletta ogni cinque anni.

Il territorio è suddiviso in regioni e province

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ECONOMIA

Il paese dipende in gran parte dall’esportazione di petrolio, diamanti, oro ed altre materie prime d’importanza strategica.

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STORIA

Dopo secoli di dominazione portoghese, per molto tempo limitata alle coste, nel paese ha cominciato a svilupparsi una guerriglia indipendentista cresciuta nello stesso momento in cui nel resto dell’Africa nascevano gli Stati dalla dissoluzione degl’imperi coloniali. Il Portogallo, retto dal regime dittatoriale di António de Oliveira Salazar ed eeredi, combatte con metodi brutali la guerriglia finché con la “rivoluzione dei garofani” (25 aprile 1974) Lisbona decide di concedere l’indipendenza a tutti i suoi domini in Africa. Oltre all’Angola, diventano Stati sovrani le isole di Capo Verde, Sáo Tomé e Príncipe, la Guinea-Bissau, ed il Mozambico. Se per altre realtà il passaggio dal colonialismo alla piena sovranità è relativamente pacifico, per Angola e Mozambico è guerra.

in Angola, in particolare, si combattono MPLA, UNITA e FNLA. Eliminato presto dalla contesa l’FNLA, tuttora esistente come partito politico minoritario, la lotta prosegue ad oltranza tra i primi due.

Nel conflitto, intervengono diverse potenze straniere: a favore dell’MPLA giungono rinforzi da Cuba, dalla parte dell’UNITA, forze sudafricane (a Pretoria è ancora al potere il regime segregazionista dell’apartheid). .

Si tratta d’una tipica guerra per procura tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Vengono tentate diverse pacificazioni, ma solo nel 2002, con la morte di Jonas Savimbi, si può porre fine ai combattimenti.

Nel frattempo il Paese è passato dal regime monopartitico a quello pluralista, così il confronto tra i due avversari storici della scena angolana si trasferisce all’ambito elettorale.

Dopo la breve presidenza di Agostinho Neto (1975-79), il potere passa nelle mani di José Eduardo dos Santos recentemente scomparso.

Dos Santos è padrone dell’angola per 38 anni nei quali l’élite dirigente s’arricchisce coi guadagni ricavati dalla vendita delle materie prime.

Nel 2017, cambio della guardia: nuovo presidente è Joao Lourenço che promette di lottare contro la corruzione dilagante.

A distanza d’oltre sei anni dalla sua prima elezione si può dire che i risultati raggiunti non sono pienamente soddisfacenti perché, anche se alcune figure compromesse col regime Dos Sanstos son state messe da parte, altre han beneficiato del cambio di leadership.

PIER LUIGI GIACOMONI

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